Anche per il Consorzio Universitario, la Regione cerca di accentrare i poteri

Dopo ASI e Camera di Commercio, anche il Consorzio Universitario tende ad essere controllato direttamente dalla Regione che, con apposita legge, ha modificatole norme che regolavano appunto questo tipo di strutture.
Se lo ha fatto per mettere ordine nel settore o solo per avere il controllo dei Consorzi Universitari in Sicilia, non è ancora chiaro, sta di fatto che la governance viene modificata e, nel caso del Consorzio Universitario di Ragusa, passa da cinque a tre componenti, uno nominato dalla Regione, che deve essere, per legge il Presidente, uno nominato dal Rettore dell’Università di Catania e l’altro dai soci.
Come si ricorderà, a Ragusa, sono rimasti soci solo Il Comune e la LUI, la Libera Università degli Iblei, essendosi ritirata la Provincia.
Unico elemento che il Sindaco Cassì ha considerato una sorta di ristoro per queste norme stringenti, la previsione della figura del Consigliere Delegato che andrebbe al componente nominato dai soci.
Il nuovo Statuto, con le modifiche apportate dalla Giunta e approvate all’unanimità dal Consiglio Comunale, prevedono anche l’istituzione di un comitato tecnico scientifico che dovrebbe rilanciare l’azione del Consorzio.
In ogni caso, a posizione del Comune di Ragusa è sempre più subordinata ai diktat della Regione e all’autorità dell’Università che, come accade per l’aeroporto, non lasci eventuali spazi per iniziative che possano risultare concorrenziali con l’ateneo catanese.
Quindi si mantiene la condizione di non duplicare Facoltà già presenti a Catania e si mantiene anche quella di non potere intraprendere accordi con altre Università
Il Sindaco Cassì ha fatto la storia che si può sintetizzare tutta nella forte posizione debitoria del Comune di Ragusa che, assieme alla Provincia, come ex socia, deve pagare un debito pregresso di circa 10 milioni di euro, rateizzato fino al 2027 come da accordi sottoscritti nel 2013.
L’allegria politica e le follie, volute dai politici ragusani, hanno causato un buco che ora ci ritroviamo a pagare, in maniera salata.
Compresa la quota annuale di debito, di circa 360.000 euro, la Facoltà ragusana costa, in totale, al Comune, circa 900.000 euro, 895.000 per la precisione: si deve considerare che, in aggiunta, il Comune, mette a disposizione della Facoltà, o del Consorzio, due immobili di grande valore, il convento di Santa Teresa e quello dell’ex distretto militare, peraltro utilizzato dall’Università per un piano solo, dopo la chiusura della Facoltà di Agraria.
Il Sindaco ha mostrato l’intenzione di relazionarsi con il nuovo rettore dell’Università di Catania, per verificare anche la possibilità di un allargamento dell’offerta formativa a Ragusa, illustrando, in seguito le altre modifiche proposte sulla bozza di statuto modificata presentata dall’attuale CdA del Consorzio.
Votazione unanime per l’approvazione delle modifiche che sono state condivise dalle opposizioni, tutte concordi nel ritenere la presenza universitaria a Ragusa un vantaggio per la città, da tutelare e da valorizzare con una offerta formativa allargata.

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