Ancora una volta svanisce il sogno scudetto, Passalacqua Ragusa sempre fra le eterne seconde

Belle prestazioni nel corso della stagione regolare, esaltanti, a tratti, quelle dei playoff, ancora una volta la Virtus Eirene targata Passalacqua Spedizioni arriva ad un passo dallo scudetto e si ferma alle posizioni laterali del podio.
Quest’anno, la presunta supremazia di Venezia, rivelatisi, alla fine un bluff, faceva il paio con un nuovo ciclo di Schio che faceva dubitare della sua consistenza.
Ragusa si presentava ai nastri di partenza con il vecchio blocco basato su Consolini, Formica, Soli, Hamby e Kuster, integrato da acquisti di atlete mature, Harmon, Cinili e Gianolla.
Sulla carta una formazione forte, ma ne risultava, come poi è stato confermato dal campionato, una formazione senza un play di grido, in grado anche di tirare da ogni posizione, senza tiratrici di eccezione e senza un pivot di ruolo in grado di spadroneggiare sotto canestro.
Solo a gennaio c’era l’acquisto indiscutibilmente valido di Nicole Romeo, che poteva supplire alle prime due criticità citate, ma non è bastato per vincere il tricolore.
Eliminata Venezia, che non si è rivelata per quello che si temeva, si affrontava Schio con la segreta speranza che la squadra, totalmente rinnovata, non avesse assimilato subito le caratteristiche da dominatrice, tipiche della formazione scledense.
Purtroppo, proprio nella partita decisiva per Ragusa, Schio ha dimostrato di essere sempre al vertice della pallacanestro nazionale femminile, non come un tempo, non in grado di fare bella figura in Europa, ma squadra solida, ben guidata, con un bagaglio di esperienza societaria che la mantiene ai livelli di sempre.
Di Ragusa non si può dire male, non si può discutere la guida tecnica dopo che si è arrivati a gara 4 dei playoff, nessuno potrebbe affermare di aver pensato, all’inizio del campionato, che si potesse arrivare così in alto, inevitabilmente si poteva aggiungere, all’inizio, qualche scelta diversa, resta solo una cocente delusione.
Di tutti, questo sembrava, alla fine, l’anno giusto, ma i 40 minuti finali hanno insegnato che l’entusiasmo e il tifo cieco non portano da nessuna parte.
Una panchina comunque corta, dove peraltro le giovanissime non sono adeguatamente valorizzate buttandole, comunque, nella mischia, ha causato che, alla fine, Hamby, Kuster e Consolini sono arrivate senza le energie necessarie, anche mentali, per il salto di qualità.
Si è verificato quello che è accaduto, di solito, si sono esaltate buone prestazioni contro avversarie di poco conto, al confronto con le straniere di Schio le nostre sono uscite ridimensionate fortemente.
Vale un curriculum costellato di buoni voti, ma se alla fine sbagli il compito all’esame, ne esci ridimensionato e viene fuori chi sembrava dietro di te.
Si può ben dire che il risultato ripaga ampiamente gli sforzi societari, anche se, alla prima conferenza stampa, non si era potuto evitare di affermare che si puntasse direttamente allo scudetto.
Vincitori ne escono gli sponsor, in primis la famiglia Passalcqua che continua a mantenere questo giocattolo per gli sportivi e per la città, poi Nuova AVIR Service e Gruppo Scar.
Non esce certo vincitore il pubblico che ha sempre stentato nel riempire le tribune del PalaMinardi, pubblico, in ogni caso, esiguo per il livello dell’evento e per i risultati raggiunti, un pubblico poco caldo, con la tifoseria organizzata che lavora come un gruppo assai più numeroso, si fa sentire, ma è pur sempre solo quel rettangolino dietro la panchina biancoverde.
Serve un maggiore coinvolgimento della città, se non della provincia, con una comunicazione adeguata, fuori dal palazzetto e dai social, occorre tornare allo streaming aperto per coinvolgere quante più persone ed evitare la fallimentare scelta del canale televisivo a pagamento, dal quale, almeno per il nostro territorio, si sarà ricavato poco, con effetti dannosi per l’attenzione alle vicende della squadra.
Un grazie va rivolto, comunque, a tutti, da oggi si attendono notizie sulle intenzioni della dirigenza, degli sponsor, e si starà con l’occhio rivolto ai primi movimenti di mercato.
Sembra banale scriverlo, l’anno prossimo potrebbe essere finalmente il nostro, riuscendo a correggere le poche imperfezioni di un quadro fondamentalmente esaltante.

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