Il biologico, una opportunità o tutta una truffa ?

Questo giornale non si occupa, per scelta, di notizie che attengono alla cronaca giudiziaria, ma sentiamo di esprimere una riflessione su un fatto recentemente accaduto, senza, comunque, occuparci dei risvolti giudiziari.

Una operazione del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, per provvedimenti emessi dalla Procura della Repubblica ha portato all’identificazione di nove aziende agricole ‘biologiche’ che avrebbero trasgredito la legge per reati di Frode in Commercio e Truffa aggravata ai danni dello Stato e dell’Unione Europea.
Aziende del territorio dei comuni di Modica, Scicli, Ragusa, Ispica, Pozzallo, Vittoria, Acate e Siracusa, che erano specializzate nella coltivazione e produzione di prodotti agricoli immuni dall’uso di agenti chimici.
Accurate indagini avrebbero portato alla scoperta di un articolato sistema di frode finalizzato alla commercializzazione di prodotti ortofrutticoli derivanti da agricoltura “convenzionale”, ma che invece venivano etichettati come provenienti da agricoltura “Biologica e Biodinamica”.
In alcuni casi, per soddisfare la crescente domanda dei mercati esteri, in eccesso rispetto alle disponibilità di raccolto, venivano incamerati nei magazzini aziendali destinati al prodotto “Biologico”, anche partite di merce “convenzionale”, provenienti direttamente da terreni, non certificati “BIO”.
Venivano alterati i risultati delle analisi chimiche eseguite su campioni di prodotti e quindi confezionati ed etichettati con la tipica raffigurazione della “fogliolina verde”, per essere destinati alla grande distribuzione ad un prezzo notevolmente superiore rispetto a quello di acquisto e/o di produzione.
Sarebbero stati altresì trovati, all’interno delle stesse aziende BIO prodotti chimici, fertilizzanti, concimi, sementi alterate e pesticidi rigorosamente vietati in agricoltura Biologica, rinvenuti nei magazzini aziendali e nei terreni dichiarati ufficialmente nel Programma Annuale di Produzione (P.A.P.) delle aziende agricole certificate, per la coltivazione dei quali venivano illecitamente percepiti contributi e finanziamenti pubblici della Politica Agricola Comune europea, quale aiuti alla produzione.
Al di là dei risvolti giudiziari provocati dalla brillante operazione di Magistratura e Finanza, rimane l’amaro in bocca perché, per la legge sulla privacy, o per scelta della Magistratura o della Finanza, che nessuno si sogna di mettere in discussione, non sono stati resi i nomi delle aziende coinvolte.
In questo caso, si viene a determinare una situazione del tutto particolare.
Quando ci sono operazioni di questo tipo, l’anonimato colpisce, quasi esclusivamente il consumatore che non può sapere chi vendeva prodotti alimentari al di fuori della legge, perché scaduti, avariati o comunque al di fuori delle norme.
Se c’è un ristorante che conserva alimenti scaduti, il consumatore non è informato del nome dell’esercizio e possibilmente ci va a mangiare la sera stessa, se il locale non è stato chiuso. Il settore della ristorazione, in generale, non ne risente.
In questo caso, invece, si crea una sfiducia verso tutto il settore del biologico, anche perché, evidentemente, non sono previsti adeguati controlli da parte delle autorità preposte, se è così facile alterare le analisi e detenere all’interno delle aziende i prodotti chimici vietati.
Comprendiamo che le leggi non sono adeguate, i consumatori dovrebbero essere informati, le aziende dovrebbero essere dismesse e si dovrebbero innescare controlli severi, a sorpresa, da parte di personale specializzato, per riportare fiducia nella gente che, al momento, quando vede la fogliolina verde del biologico può anche essere legittimata a sorridere.

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