Camminiamo inutilmente sulla bocca di un vulcano

Ben altre erano le aspettative quando buona parte della città fece la scelta di tentare la carta Cassì. Delusi dalle beghe interne del Partito Democratico, constatata l’inconsistenza del centro destra affidato a faccendieri della politica, schifati dalle beghe interne dei 5 Stelle, molti videro in Peppe Cassì, memori anche della sua storia familiare, professionale e sportiva, l’alternativa per vedere amministrata Ragusa con serenità e lungimiranza.
Il consenso dilagante, frutto di un lavoro politico di alta scuola, di Ciccio Barone, derivò anche dalla composizione di una compagine assessoriale di alto livello, con gente come Giovanni Iacono o Luigi Rabito, e di un entourage di ‘bella gente’ che concorreva a rendere ancora più splendente l’immagine del candidato sindaco. Si può dire, senza tema di essere in errore, che fu la cornice a fare la differenza.
A un anno e mezzo dall’insediamento del governo Cassì, è proprio buona parte della cornice che si è persa.
Tanta ‘bella gente’, tanti quarantenni emergenti, tanti giovani di cinquant’anni che ci illudeva avrebbero brulicato attorno al Palazzo di Città non si sono più visti, tanta gente che si sperava avrebbe potuto cambiare il volto del Comune non è stata coinvolta.
La città si è trovata a rivedere gli stessi dirigenti, negli uffici non c’è stata la minima rotazione, essenziale per ridare vita alla macchina amministrativa, la gente ha trovato subito beghe assessoriali e assessori che tentano di prevalere su altri, ha trovato, fra l’altro personaggi che non facevano parte del cast iniziale proposto, anzi si sono andati a cercare personaggi che, in campagna elettorale, lavoravano o, addirittura, erano candidati per altri aspiranti sindaci.
A questo punto, il consenso personale per Cassì, peraltro aumentato subito dopo l’elezione, va ridimensionandosi, spesso anche per valutazioni errate, non si sono instaurati quella serenità auspicata dagli elettori, quel rapporto amichevole e fluido con l’amministrazione, con un Sindaco che commette l’errore classico che è stato anche dei suoi predecessori: chiuso nella sua stanza, mai visto in giro per la città, per la prima colazione, per l’aperitivo, per rendersi conto di come stanno le cose effettivamente nei quartieri.
Ora rumoreggiano anche i consiglieri di maggioranza e si affievoliscono le voglie di collaborazionismo di qualche elemento delle minoranze che non vede un futuro roseo per la compagine di governo.
Si cammina, ormai, sulla bocca di un vulcano spento ma che può riattivarsi da un momento all’altro.
Le tensioni in giunta, ormai note a tutti, e diventate incontrollabili per l’invadenza di qualche elemento, determinate anche dall’annunciato allargamento della compagine assessoriale e dall’ormai rimescolamento delle deleghe che complicherà, ulteriormente, la già complicata situazione, sono ormai argomento di discussione comune.
I tremori e i borbottii del vulcano sono provocati dall’intervento del Sindaco per aver saputo di un ex consigliere comunale, esponente di un partito, delle sue incursioni, fuori dall’orario di ricevimento, all’ufficio tributi per sbrigare pratiche di amici e suoi elettori.
Un attacco che si poteva leggere anche come attacco ad una certa formazione politica, confermato oggi dal rinnovo dell’attacco alle formazioni politiche che hanno cercato di riportare l’episodio entro limiti accettabili e allargato ad altri esponenti della minoranza che hanno criticato l’amministrazione per incapacità e inefficienza.
L’atmosfera agitata e vivace del momento avrebbe consigliato di agire nell’ombra, verificare comportamenti illeciti dei dipendenti comunali e dei responsabili degli uffici, per porre rimedio a situazioni non certo edificanti per il Palazzo.
Perché si può sbraitare quanto si vuole, ma il politico resta lo stesso, con i suoi pregi e difetti, con il suo serbatoio di voti e non vedrà scalfita la sua immagine da fatti che tutti conoscono e per i quali molti ne approfittano. Del resto, giudichiamo esagerata la reazione aperta del primo cittadino perché tangentopoli non ha eliminato la corruzione, figurarsi se il caso in questione potrà cambiare le cose per una comunità abituata ad ogni genere cose per saltare la fila, per cercare ‘raccomandazioni’ per far spostare il cassonetto, per avere una autorizzazione dell’ufficio tecnico senza rispettare la data di protocollo e precedere altre pratiche.
È un po’ come voler perseguire chi circola senza la cintura di sicurezza, puoi beccarne uno per educarne cento ma altri trecento camminano, nello stesso momento, senza cintura e con il telefonino in mano.
Siamo nella città dove si vedono autisti di pullman circolare con il telefonino incollato all’orecchio, ma non protestano nemmeno quelli che sono dentro l’autobus.
Questa rassegnazione non deve apparire come giustificazione dei comportamenti, ma, una volta denunciati i fatti, si devono fare i nomi e, se ci sono profili di illegittimità o, peggio di reato, si deve andare in procura, denunciando, per primi i dipendenti che hanno ‘ricevuto’ con tutti gli onori il politico.
Vale la pena di ricordare che uno dei motivi scatenanti delle fibrillazioni forti all’interno dell’amministrazione grillina si sviluppò proprio dal rifiuto dell’assessore al bilancio di far pagare una fattura senza rispettare l’ordine cronologico, mentre un consigliere comunale grillino portò le prove di un pagamento anticipato di un’altra fattura.
È certo il Sindaco che nessuno dei suoi consiglieri comunali ha cercato ‘cortesie’ presso gli uffici, non ha chiesto ‘piaceri’ a qualche assessore ? È certo che nessuno del suo entourage abbia praticato queste forme che oggi lui definisce “sistema para-mafioso della ‘raccomandazione”?
Ci sarebbe tutto un sistema, consolidato da anni, di rispetto istituzionale per il consigliere comunale, per l’amministratore, per gli ex, che, in qualche caso si allarga a semplici esponenti di partiti e di movimenti politici, che viene ricambiato con analoghe attenzioni nei confronti di dirigenti, funzionari e semplici dipendenti comunali che, dichiaratamente, non vengono toccati dai politici anche quando ci sarebbe qualche cosa da eccepire, se non personalmente, per gli uffici.
A pensarci bene, non c’è nulla di scandaloso se un dipendente fa una cortesia ad un cittadino o a un politico, occorrerebbe dimostrare che la fa al politico e non al semplice cittadino, il tutto può rientrare nella normale casistica di personale disponibile alla cortesia e di personale più rigido, ma non possiamo istituire un corso di laurea sulla genesi del comportamento dei dipendenti comunali, con specializzazione per l’analisi dei comportamenti dei dipendenti di altri uffici pubblici.
Ma tant’è, il primo cittadino ha scelto di seguire una strada, il consigliere comunale, peggio che mai gli ex, vengono derubricati a semplici cittadini, fuori dall’aula consiliare, perdono peso politico, vengono ridimensionati, non ci saranno più precedenze per l’autobotte di acqua potabile, per la sostituzione del cassonetto, nessuno potrà intercedere per gli amici, per limitare le emissioni sonore in centro abitato o per favorire il contributo all’associazione culturale.
Intanto aspettiamo l’esito dell’indagine interna e quali saranno i provvedimenti.

Ultimi Articoli