Ma se il candidato sindaco del centro destra, a Ragusa, fosse un volto nuovo proveniente dalla società civile?

Un notabile della destra ragusana, quella che è sempre esistita e che non è impazzita sulle vittorie del 1994 e successive, quella destra che è sempre vissuta del proprio lavoro, ed, eventualmente, delle rendite di famiglia, quella destra che vive di politica per nutrire la mente e non la tasca, pone un quesito che è più provocazione che interrogativo.
L’impasse determinatasi nelle false trattative per trovare il candidato sindaco del centro destra, viziate dalle tante infiltrazioni tossiche, ha lasciato spazio alle ipotesi di un candidato della società civile come ipotesi per il centro destra, ipotesi lanciata, già alla fine dello scorso mese di novembre, dal direttivo di Fratelli d’Italia, autorevole partito del centro destra.
Ipotesi che è stata lanciata, anche ufficialmente, al tavolo delle formazioni civiche, quell’osservatorio permanente che voleva essere propedeutico al tavolo del centro destra ma che si è scoperto, troppo presto, tentativo di escludere i partiti, Forza Italia e Fratelli d’Italia, dalla possibilità di offrire la candidatura forte, sostenuta dal voto di opinione, colonna portante del centro destra.
Logico che le forze partitiche di centro destra, prima o poi, dovevano tirare fuori la carta del candidato della società civile, per uscire fuori dalle secche dei veti incrociati che hanno, di fatto, escluso tutti i contendenti che hanno voluto fare, troppo in anticipo, il passo in avanti, per qualcuno salto in lungo, per qualcuno, addirittura salto triplo.
Un post che ha dato vita ad un piacevole, per chi vi ha partecipato, dibattito, definito come “meraviglioso dibattito, corretto nelle forme e nei contenuti, animato da persone serie, seppur di diverse idee politiche”, un dibattito informale che ha fornito spunti interessanti e, alla fine, ha fatto uscire anche qualcuno allo scoperto, condizione che ha meglio definito i contorni del dibattito stesso.
Si è partiti, senza infingimenti, dalla condizione che è opportuno contestualizzare candidatura e programma di coalizione da condividere con la città.
Inevitabile che nel dibattito ci fossero inserimenti di ‘tifosi’ di questo o quel candidato, ma la condivisone della tesi di fondo ha creato le condizioni per emarginare tentativi di propaganda malcelati.
Più chiara la posizione di quanti hanno espresso la necessità di avere candidati con sigle di appartenenza certe, non nascoste dietro il paravento del civismo dilagante che si può risolvere, presto, in esperienze vuote come quelle della vicina Vittoria, come pure quella che escluderebbe a priori candidati provenienti dagli scranni del civico consesso, considerati perdenti naturali per l’assenza di ogni minimo risultato nelle politiche di opposizione all’amministrazione comunale.
Un candidato della società civile che non significa soggetto avulso dalla politica, semmai dalle dinamiche interne di partito, un soggetto che, per le sue esperienze nel mondo professionale, imprenditoriale, dell’amministrazione pubblica, possa incarnare l’esigenza del servizio alla collettività, scevro da meschini interessi elettorali che potrebbero essere dissimulati dietro la luce, a tratti abbagliante, del civismo.
Rilevata anche, nel fenomeno dilagante dell’uscita dai partiti, per mancanza di spazi al loro interno, una fonte dell’astensionismo crescente, nella comune convinzione che, se anche un solo dei tanti aspiranti candidati fosse rimasto con il distintivo di origine attaccato al petto, sarebbe già candidato designato, almeno nel centro destra.
In sintesi, una convergenza condivisa verso il soggetto della società da offrire al tavolo delle trattative come strumento per uscire dall’impasse che ha paralizzato le trattive, senza che ancora i partiti abbiano detto la loro, una mossa che potrebbe indurre appunto i partiti a tirare fuori l’asso, la carta, la candidatura che potrebbe non avere veti o condizionamenti di sorta.
Un dibattito sereno, civile, senza sovraesposizioni, che ha accettato persino endorsement per personaggi della sinistra o per lo stesso candidato del Movimento 5 Stelle, il vicesindaco Iannucci, senza provocare alterazioni tipiche dei social, un fattore che ha reso credibile e autorevole lo scambio di opinioni e di pareri sulle candidature che verranno, considerate ormai bruciate quelle della prima ora.

Come ha sottolineato lo stesso autore del post, un obiettivo raggiunto quello di smuovere le coscienze di quanti abbiano a cuore le sorti di Ragusa: “serve una persona di alto livello che si sia contraddistinto nella sua professione, nella propria attività imprenditoriale o lavorativa in generale e che voglia mettere la propria esperienza (non politica) al servizio della città. Ovviamente non un uomo solo al comando, ma con un gruppo di competenze a latere, mosse solo da interesse per la Città.”
Manifestata l’insofferenza per gli affaristi, per i politici che fingono di fare opposizione mentre curano i loro interessi, per politici che vengono riesumati sistematicamente prima di ogni elezione e sbandierano amicizie ed appoggi con la Chiesa, con le associazioni o con chiunque altro.
Uno scambio di idee, piuttosto condiviso che diventerà foriero di proposte perché i nomi importanti della società civile non mancano: fuori i mercanti di politica dal tempio, fuori i mercanti della trattativa, fuori i personalismi di soggetti mediocri che, come unico scopo nella vita, hanno la pretesa e l’ambizione (pur senza averne le qualità) di sedersi sulla poltrona di sindaco.
Occorre ridare prestigio e vitalità alla nostra città.
Lo si può fare scegliendo una persona coerente con la propria idea politica, come i proponenti dell’iniziativa, nella comune convinzione della sfiducia della gente verso la politica tradizionale degli ultimi anni, una politica che, purtroppo, vede anche il dilagare di soggetti una volta destinati alle retrovie e che ora, addirittura, pretenderebbero di sedere al tavolo delle trattative.
Non sono mancate, naturalmente, le voci dissonanti che hanno messo in luce, però, solo i pericoli delle transumanze che vogliono trasferire tensioni e rivalità dove non ci sono.
Dissonanze già emerse in una conferenza stampa di forze del centro destra, che ancora risuoneranno fino alle politiche, destinate ad essere spente con autorevolezza perché senza unità, nel centro destra non si va avanti e, per eliminare ogni fonte di disunità occorre solo allontanare gli agitatori di professione.
Qualcuno parla della esigenza delle idee, prioritaria rispetto agli uomini, qualcuno rifiuta l’idea che ci possa essere politica senza capacità di guidare progetti politici, sono gli stessi che stigmatizzano l’operato dei 5 Stelle, per gli stessi motivi, non rendendosi conto di dove sono arrivati alle ultime elezioni regionali, dove hanno sfiorato il 40% laddove liste blasonate, a stento, hanno superato la soglia di sbarramento.
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