Cava Gonfalone ideale scenario dell’Inferno di Dante

Una grande opportunità per Ragusa quella di poter far conoscere un tesoro nascosto: le Latomie di Cava Gonfalone si aprono alla comunità ragusana, dopo anni di interminabili progetti di scoperta e valorizzazione, con una iniziativa teatrale di grande valenza che si adatta e sfrutta le caratteristiche naturali del sito.
Conferenza stampa, all’interno delle Latomie, che già ha fatto vivere le emozioni che avvertirà un folto pubblico che, di certo, attratto dal successo dello spettacolo, non vorrà mancare l’occasione per conoscere, da vicino questo ambiente naturale che costituisce un unicum a livello internazionale.
L’Associazione Culturale ‘Buongiorno Sicilia’ rappresenterà, all’interno delle Latomie di Cava Gonfalone, lo spettacolo ‘L’Inferno di Dante’, reduce dai successi delle Gole dell’Alcantara e di Noto.
Come ha significato il Sindaco Cassì, un Inferno di Dante nel ventre della terra, uno scenario naturale ideale per l’opera, una occasione irripetibile per valorizzare il sito da dove fu estratta la pietra per ricostruire Ragusa dopo il terremoto del 1693.
Il cuore della città, non solo geograficamente, perché diede origine al centro storico che sarà dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità
Pochi cittadini hanno potuto apprezzare la bellezza di luoghi che lasciano affascinati e abbacinati dai segni e dalla luce innaturale che pervadono ogni angolo misterioso di queste Latomie
L’assessore Ciccio Barone ha esaltato la valenza di un appuntamento destinato a far parlare di Ragusa, ringraziando quanti si stanno adoperando per la migliore riuscita dell’evento che permetterà di far conoscere questa parte della Ragusa sotterranea, in contemporanea con uno spettacolo di indubbia valenza che sarà esaltata dalla location ideale come poche potrebbero essere per l’Inferno di Dante.
“Un Inferno nel ventre della terra – ha sottolineato Giovanni Anfuso, regista e autore della drammaturgia dello spettacolo – era quello che sognavo. Dopo lo straordinario successo nelle Gole dell’Alcantara e nell’ex chiesa di Santa Caterina a Noto, abbiamo cercato a lungo un luogo che potesse esaltare le caratteristiche di questa rappresentazione e l’abbiamo trovato in queste latomie, cuore di Ragusa”.
“Comincerò subito – ha aggiunto Anfuso – le prove per adattare lo spettacolo a questo luogo assolutamente inconsueto, bello da mozzare il fiato, pervaso da una luce affascinante. una magica terra di mezzo alla quale si accede da un giardino segreto in cui il silenzio è rotto soltanto dal cinguettio degli uccelli.
Sarà una grande emozione ambientare qui le immortali vicende narrate dal padre Dante, utilizzare la potenza evocativa dei versi del sommo poeta per un nuovo grande evento. Culturale e popolare al tempo stesso”.

Presente alla conferenza stampa parte della compagnia, con qualche innesto rispetto alla rodatissima formazione che ha riscosso applausi a scena aperta a Noto e nelle Gole dell’Alcantara, dove Inferno ha fatto registrare in cinque week end sempre il tutto esaurito per un totale di dodicimila spettatori.

In quest’edizione gli attori saranno Liliana Randi (Narratrice), Corrado Drago (Turista e Caronte), Angelo D’Agosta (Dante), Ivan Giambirtone (Virgilio), Giovanna Mangiù (Francesca da Rimini e Messo dal Cielo), Luciano Fioretto (Ulisse) e Davide Sbrogiò (Conte Ugolino). Ci sarà poi un gruppo di artisti del fuoco guidato da Salvatore Scandura e undici danzatori (Diletta Capodicasa, Giulia Digrandi, Adriana Ferrera, Arianna Ferrera, Michael Giannì, Diego La Rosa, Sarah Licitra, Lorena Nastasi, Mariaelena Pellegrino, Chiara Pistritto, Alessandra Puntillo), tutti del territorio ibleo e aretuseo, selezionati attraverso un bando dalla produzione proprio a Ragusa grazie al Masd di Emanuela Curcio.
I costumi sono di Riccardo Cappello, le musiche di Nello Toscano e le coreografie di Fia Di Stefano.

“Sono certo – ha concluso il sindaco Cassì – che ragusani e turisti non si lasceranno sfuggire l’opportunità di immergersi nella Divina Commedia e nella successione di queste enormi cavità sotterranee”.

La cava Gonfalone di Ragusa è una delle più singolari e spettacolari espressioni di archeologia industriale, in Sicilia.
Una cava affrontata verso l’interno di una alta parete di roccia calcarea, scavata in profondità, che presenta un ingrottato assai vasto, che risulta dal collegamento di varie aree di estrazione in concessione,
L’attività della cava ha proceduto, nel tempo, lasciando enormi piloni di sostegno della volta che concorrono a caratterizzare il sito.
Sono evidenti i segni del piccone, ci sono anche tracce di seghe circolari che tradiscono l’utilizzo ‘recente’.
I luoghi si presentano all’esterno come una lunga parete dove si aprono enormi portali di accesso, avvolta e quasi coperta da una vegetazione fitta e intricata, rifugio di migliaia di uccelli.
Definita un non luogo, un interno perché coperto da un tetto e definito da pareti, è anche un esterno perché aperto, perché è una cava.
Per il sito, fu avviato, nei primi anni di questo secolo, un progetto per restituire alla pubblica fruizione la Latomie di Cava Gonfalone, un progetto che fu definito, dopo un lungo ed elaborato intenso processo, come piazza coperta. L’idea di trasformare un non luogo in luogo da vivere, da visitare, da sfruttare, per starci, per lavorare, per ammirarlo.
L’esigenza di sottrarre alla solitudine un luogo che da oltre mezzo secolo è rimasto come lo hanno lasciato gli ultimi cavatori
Luogo non luogo che nasce dopo il terremoto del 1693, quando si sceglie di estrarre là la pietra che serve per edificare la nuova città.
I primi documenti storici sulla cava risalgono alla fine del 1800, l’attività estrattiva è andata avanti fino ai primi anni trenta del secolo scorso, quando la cava venne chiusa per non intaccare il terreno che viene occupato dall’Ospedale, e, segnatamente, quello destinato al tubercolosario.
Le nuove tecniche estrattive a cielo aperto, iniziate già con le grandi opere pubbliche degli anni ’30, ridussero sempre di più l’attività delle cave-miniere fino alla dismissione di questa tecnica. È possibile che anche i grandi cantieri per l’apertura della carrabile tra Ragusa ed Ibla e la costruzione di Piazza Libertà, con la grande disponibilità di materiali da smaltire, abbiano contribuito a rendere antieconomiche le cave in grotta accelerandone la dismissione.
Durante la Seconda guerra mondiale venne utilizzata, per breve tempo, come rifugio antiaereo. Negli anni ’70 e ’80 vi vennero allestiti alcuni “presepi viventi”.
La grotta orientale è stata successivamente utilizzata come stalla e forse come macello.
Dal suo esterno parte un percorso pedonale che sale alla collina soprastante le cave ed un percorso di fondovalle (oggi impraticabile e spesso irriconoscibile) verso la ferrovia e la cava Santa Domenica.
La nuova definizione progettuale di “piazza coperta” deriva dalle indicazioni del progetto di massima commissionato dal comune di Ragusa all’ing. Vincenzo Gurrieri e si fonda sull’esigenza di non farne un mero luogo di visita di turisti, bensì un luogo da vivere e contenitore di “eventi” grandi e piccoli.
Un monumento alla storia e alla identità di Ragusa e dei ragusani, alla ricostruzione post terremoto, teatro muto dell’arte del cavare la pietra, ambiente naturale dove soggiornare, in tutte le stagioni per le particolari e ideali condizioni di temperatura, contenitore potenziale di ogni funzione immaginabile.
Un progetto che prevedeva un’autorimessa da 40 posti macchina; la piazza coperta vera e propria, con una strada per passeggiare, bar, negozi e servizi; spazi di aggregazione (4 piccoli teatri); un cinema con circa 200 posti; un teatro con 400 posti; un Museo della geologia degli Iblei e due sale Mostre.
Un recupero che intendeva trasformare le Latomie di Cava Gonfalone da meraviglia preclusa al pubblico a spazio pubblico attrezzato per i cittadini.

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