Centri commerciali: no alle chiusure festive, sì a controlli severi sul trattamento del personale

Quello delle aperture dei centri commerciali nei festivi è un falso problema, sacrosanto chiudere per Capodanno, Pasqua, Pasquetta, Ferragosto, Natale, tradizionali festività che è meglio passare in famiglia, ma l’accanimento contro la liberalizzazione di aperture e orari è diventato esagerato.
Il problema è un falso problema, fino a quando si adottano le regole sul trattamento del personale.
Non sono pochi i lavori per i quali è previsto un orario che prevede turni notturni e festivi, ogni lavoro è regolato da contratti che normano orari, turni di riposo, soprattutto le ore lavorative totali.
Non si tratta solo dei classici lavori di Polizia Carabinieri, Ospedali, industrie a ciclo continuo, ci sono per esempio le Poste Italiane che, nei centri di smistamento, in Sicilia, per esempio, ce ne sono due, uno a Palermo e uno a Catania, lavorano nelle 24 ore, con tre o quattro turni, di 6 o 8 ore, e nessuno si lamenta.
Un eventuale turno festivo viene retribuito, anche il notturno ha una sua specifica paga oraria, c’è chi, addirittura, cerca i notturni o i festivi per arrotondare lo stipendio.
Il problema vero è che, nei centri commerciali, spesso, quando il datore di lavoro è un semplice negoziante, quando non è una grossa azienda di livello nazionale, già le assunzioni non sono sotto controllo, con buste paga fasulle, stipendi da fame, straordinari non pagati e festivi appena ricompensati con la paga normale, se sono ricompensati e non sono, invece, inglobati nello stipendio concordato.
Se ne sentono di tutti i colori, ma nessuno denuncia per paura di perdere il posto.
L’apertura domenicale o festiva raramente è ricompensata come tale, provate a chiedere ad una commessa se accetta di lavorare la domenica con paga orari doppia e solo per le 6/8 ore normali e vedrete come la maggioranza non si preoccuperà delle aperture festive.
Naturalmente il lavoro dovrà prevedere i normali turni settimanali, chi non accetta di lavorare nei festivi non dovrebbe subire ritorsioni, come un datore di lavoro potrà assumere solo chi accetta le sue condizioni per le aperture festive, a patto che stipendio e turni di riposo siano commisurati all’impegno diverso, dall’inizio del rapporto.
Occorrono solo controlli serrati, nel caso dei centri commerciali, per rendere più difficile ogni tipo di accordo, finalizzato a eludere la legge, si potrebbe pensare a timbrature e stipendi centralizzati.
Perché non provare? Ma c’è veramente la volontà di colpire lo sfruttamento dei lavoratori?
L’alternativa non è tanto la perdita di posti di lavoro, quanto la crisi dei centri commerciali che già, in America, chiudono a decine. La crisi, prima o dopo, come fenomeno globale, arriverà da noi, i centri commerciali potranno reggere solo se le grandi insegne saranno messe in condizione di lavorare tranquillamente.
Lo sfruttamento dei lavoratori, da parte dei normali negozianti, e di qualche impresa locale che spera di farla franca, può portare alla chiusura dei centri commerciali, non solo per i festivi.

Ultimi Articoli