Il centro antiviolenza di Ragusa all’attenzione dell’avv. Marcella Scrofani

L’avv. Marcella Scrofani, Presidente dell’Associazione Partecipiamo e candidata al Consiglio Comunale nella lista Ragusa fuori dagli schemi, a sostegno del candidato Peppe Cassì, ha parlato, in uno degli appuntamenti con gli elettori, che si susseguono in questi giorni, della incomprensibile situazione del centro antiviolenza.
L’avv. Scrofani intende far inserire la questione fra le priorità all’attenzione di una eventuale giunta Cassì, ma si ripromette di segnalare, comunque, l’esigenza, improcrastinabile, di un efficiente funzionamento della struttura.
Ci sono, evidentemente, delle precise responsabilità dell’attuale amministrazione e dell’attuale civico consesso, che hanno ignorato la gravità della situazione, con episodi di pura strumentalizzazione che non hanno tenuto conto delle reali esigenze delle donne vittime di violenza.
Non è intenzione dell’avv. Scrofani fare polemica strumentale, né trovare colpe dell’indifferenza e del lassismo che hanno relegato nel disinteresse anche questa importante struttura, per la quale le poche volontarie che prestavano servizio gratuito, a quanto pare, non hanno avuto il benché minimo ausilio
Il problema è dilagante, sono sempre di più le donne che hanno bisogno di assistenza, dopo episodi di maltrattamento, di persecuzioni, di minacce, ma il Comune ha dimostrato di non saper comprendere la gravità di determinate condizioni, nascondendosi, anche in questo caso, dietro la carenza di fondi che non avrebbero permesso di fornire i mezzi necessari per un qualificato funzionamento della struttura.
L’avv. Scrofani evidenzia come già nel 2016 la stampa faceva rilevare il disinteresse delle forze politiche presenti in consiglio.
Ricorda anche che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la violenza di genere come un problema di salute pubblica che incide gravemente sul benessere fisico e psicologico delle donne e di tutti coloro che ne sono coinvolti. Si tratta di un fenomeno trasversale che interessa ogni strato sociale, economico e culturale senza differenza di età, religione e razza.
A Ragusa, il Centro Antiviolenza era aperto dal 2014, grazie ad una convenzione fra l’amministrazione e l’Associazione ‘Nuova Vita’.
In una seduta di Commissione, al Comune, nell’ottobre del 2016, la rappresentante dell’Associazione, intervenuta in Commissione, mise in evidenza la principale criticità del Centro: avvalendosi di personale volontario (in questo caso il termine sembrerebbe appropriato perché non si trattava dei soliti volontari che a furia di rimborsi hanno quasi lo stipendio fisso), le unità a disposizione per mantenere in esercizio il centro si riducevano, perché qualcuno trovava lavoro o perché, come nella stagione estiva, il trasferimento nelle residenze di villeggiatura rendeva difficile la copertura dei turni, senza adeguati e necessari rimborsi, almeno per le trasferte.
Rimarcando l’impegno spesso profuso, si evidenziava la necessità di una revisione della convenzione per rivedere e riformulare, prima di tutto, gli orari per un adeguato servizio.
Ma serviva pensare anche ai difficili momenti delle donne, dopo la denuncia: spesso non hanno dove andare, non hanno un soldo in tasca, non sanno dove passare la notte, non hanno risorse per ricominciare.
Non ci sono strutture protette, si dà un primo aiuto psicologico, ma non ci sono le condizioni per dare vero aiuto.
Addirittura, venne fuori che, sul sito istituzionale del Comune, era riportato un indirizzo errato, non c’era numero di telefono, non era evidenziato il numero gratuito istituto dal ministero, sembra che tutt’ora sia un’avventura reperire indirizzo e numero di telefono.
Tutte le forze politiche dovrebbero riflettere sulla necessità di maggiore attenzione per una problematica dilagante, è l’impegno dell’avv. Marcella Scrofani che si fa interprete del sentire dei candidati della Lista Ragusa fuori dagli schemi per Peppe Cassì sindaco.

Attualmente il Centro Antiviolenza è gestito da un’associazione e trova ospitalità presso il centro polifunzionale di viale Colajanni, ma si tratta solo di uno sportello, aperto per un solo giorno alla settimana, la pur lodevole reperibilità dei responsabili non può in ogni caso garantire livelli accettabili di un servizio che dovrebbe avere natura giornaliera, per cui si impone una attenta revisione delle politiche a sostegno delle donne vittime di violenza.

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