Una classe politica senza carisma né autorevolezza: non c’è torta per i ragusani

Le ultime trattative, per usare un eufemismo, per la formazione del governo regionale ci confermano la limitata caratura di una classe politica locale ragusana che non ha carisma sufficiente per imporsi nelle scelte a livello regionale.
È una condizione atavica perché quasi fisiologica, salvo rare eccezioni che non sono state, però, determinanti per cambiare il volto al nostro territorio.
Decenni di attesa per l’aeroporto, per il porto di Pozzallo e quello di Marina di Ragusa, secoli per l’autostrada e per la Ragusa Catania, anni luce per il nuovo ospedale di Ragusa, per citare solo alcune delle grandi opere che il territorio ha atteso per anni e, ancora oggi, non godono di una piena efficienza.
Forse, c’è qualche zona della Sicilia che sta peggio, ma anche in queste aree ci sono infrastrutture e strutture, come l’Università di Enna, che dimostrano il carattere dei politici locali che quando vogliono qualcosa la ottengono, e anche nei tempi consoni.
Da noi, invece, è tutta una continua preghiera per ottenere ogni minima cosa.
E anche nelle squadre di governo e in quelle di staff di chi ha governato in Sicilia, i ragusani sono stati troppo spesso assenti
La cartina al tornasole dell’autorevolezza dei politici ragusani è fornita dalle indiscrezioni e dalle illazioni sulle trattative per la formazione del nuovo governo regionale.
Ragusa ha spesso fornito risultati determinanti per diversi partiti, in cambio riceve poche attenzioni dai vertici regionali.
Il Partito Democratico ha conseguito, in provincia di Ragusa, un risultato eccellente, rispetto alla media siciliana, tutto merito della candidatura dell’on.le Dipasquale che ha trascinato, dietro la sua persona un consenso non indifferente che potrà essere foriero di altri successi già in un prossimo futuro.
Ma dopo essere stato ampiamente bistrattato da Crocetta, nella passata legislatura, anche ora il partito non mostra di metterlo in prima fila per gli esigui spazio che sono a disposizione della minoranza.
Influisce, di certo, l’atteggiamento da politico esperto e vissuto dell’interessato, ma i nomi che circolano fanno solo sorridere.
Se Renzi esiste a Ragusa, lo si deve all’immagine di Nello Dipasquale, non certamente a tutti quelli che, via via, sono saliti sul carro del vincitore strada facendo.
Ma il discorso per l’on.le Dipasquale è relativo perché, come accennato, limitati sono gli spazi per le minoranze, la stessa situazione che si propone per la grillina Campo che, al netto del suo personale entusiasmo e dell’attivismo di matrice pentastellata, è avviata ad un quinquennio di fondamentale anonimato, come quello della collega iblea che l’ha preceduta a Palazzo dei Normanni.
Diversa è la situazione per l’area di centro destra che vede due esponenti di esperienza e con il pedigree adeguato per poter aspirare a collocazioni di rilievo.
In un contesto dominato da figure di chiaro riferimento all’area politica del Presidente, condizione che viene esplicitamente rivendicata dai fedelissimi, non possiamo non notare che una figura di alto livello, professionale e politico, come Giorgio Assenza sia citato solo in riferimento alla carica di capogruppo o di Presidente di Commissione, un po’ troppo poco, ci sembra, per un deputato il cui risultato personale, fondamentale anche per l’affermazione del Presidente Musumeci, oltre che della lista provinciale per i suoi effetti sulla percentuale regionale, appena sopra la soglia di sbarramento.
In tutta la squadra di governo e dello staff di Musumeci non si intravedono nomi di iblei, noi siamo buoni per portare voti, per organizzare presentazioni di libri e per null’altro.
Situazione più pesante in ambito Forza Italia, un partito ibleo che ha sempre avuto moltissimo da Ragusa e dalla provincia, che vede nelle sue fila autorevoli esponenti a livello nazionale ma che non è nemmeno menzionato nel borsino degli assessorati: Ragusa è servita solo per farne terreno di scontro fratricida fra il senatore Mauro e l’on. Ragusa, quest’ultimo portatore dei suoi voti dal centro sinistra al centro destra, al momento di spartire la torta, che il Presidente Musumeci si sta accingendo a tagliare nel solco della migliore tradizione della vecchia politica, senza scelte autonome ma solo sulla base delle indicazioni dei partiti, aliene da valutazioni su competenze e capacità, per Ragusa e il suo territorio provinciale non c’è nulla.
Sarebbe tempo di fare la voce grossa e rivendicare attenzioni che, da troppo tempo, non vengono riservate alla nostra area.

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