Il consiglio comunale fa rivivere l’inconsistenza degli ultimi cinque anni

Possono tirare un sospiro di sollievo i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle della sindacatura Piccitto: subito smentiti, dopo appena 3 mesi, quanti hanno asserivano che quello a maggioranza grillina fosse il peggiore consiglio della storia di Palazzo dell’Aquila.
Quello nuovo, della sindacatura Cassì, promette di fare meglio per inconsistenza e incapacità di reagire alle opposizioni strumentali: una maggioranza che già non è stata in grado di assicurare il numero legale, venuto meno con il solito giochetto degli esperti consiglieri di opposizione che, alla prima occasione hanno trovato il modo di raddoppiare la seduta, con tanto di doppio gettone e, cosa più importante, per qualcuno, doppio esonero lavorativo.
Il tutto dopo aver profuso parole come opposizione costruttiva, decisioni partecipate, collaborazione per il bene della collettività, condivisione delle emergenze e delle necessità della città, alle quali amministrazione e maggioranza consiliare hanno mostrato, ingenuamente, di credere.
Il tutto, dopo aver perorato la causa di atti di indirizzo caratterizzati da ovvietà, come ha fatto notare il capogruppo di PeppeCassìSindaco, il consigliere avv. Tumino, che è stato la spia di segnalazione di un imbarazzo incombente in aula.
Un capogruppo che ha parlato sfornando parole con la stessa accortezza di un dentista che sta praticando un’avulsione, che ha tenuto a freno, con malcelata irritazione, lo sconcerto per l’azione dei due consiglieri di opposizione del PD, un capogruppo evidentemente deluso quando, mancato il numero legale, si è reso conto di essere stato, con il suo gruppo, in balia di una opposizione tutta sorrisi e moine che, al momento opportuno, ha mostrato di voler graffiare, in barba alla collaborazione.
Una maggioranza che non ha contezza del suo ruolo, troppo impegnata a guardarsi allo specchio, con molti esponenti indaffarati, affannosamente impegnati, nel redigere una comunicazione autoreferenziale, verbosa, autocelebrativa, sterile, improduttiva, che vuole trasformare il ruolo di semplice sostegno dell’amministrazione in protagonismo nell’azione della stessa, una squadra palesemente dipendente dalle istruzioni dei vertici dell’amministrazione, una compagine di maggioranza che, in molti dei suoi elementi, sta dimostrando di non essere all’altezza della assai più qualificata squadra di governo.
Sembravano destinate ad essere dimenticate le lunghe, noiose, pesanti sedute dell’era Piccitto, in poche ore di un nuvoloso pomeriggio autunnale sono tornati gli incubi di un civico consesso preda di sprovveduti alla mercè dei furbastri di turno.
Non basta la direzione da manuale di un Presidente esperto e navigato, di certo influisce assai l’atteggiamento di grande disponibilità finora mostrato nei confronti di una opposizione che, di certo, conosciamo meglio di altri.
Non si deve dimenticare che la seduta era di prosecuzione a quella del giorno 4 ottobre, che presentava un Ordine del Giorno con ben 12 Atti di Indirizzo e Ordini del Giorno dei consiglieri del PD, con il primo atto di indirizzo che comprendeva, a sua volta, atti di indirizzo frutto della trasformazione degli emendamenti ritirati nel corso della seduta per l’approvazione del Documento Unico di Programmazione e del Bilancio di Previsione.
Emendamenti che erano destinati ad essere bocciati, che i consiglieri di opposizione hanno artatamente trasformato in atti di indirizzo per moltiplicare l’effetto della loro azione politica nei confronti dell’opinione pubblica.
Una strategia che non ha dato frutti nei 5 anni precedenti, fatta di una opposizione sterile e strumentale che, forse, ha convinto i due consiglieri essere stata la fonte, invece, della loro riconferma nel declino del partito a Ragusa.
Una strategia che è stata cavalcata anche dagli altri pochi esponenti di minoranza presenti alla seduta: assenti Tringali, Antoci e Firrincieli del Movimento 5 Stelle, che, di certo, non hanno voluto partecipare alla sceneggiata, presagendo i contenuti della seduta, così come ha preferito abbandonare la seduta Mirabella, del gruppo Insieme.
Ci sono rimasti male, forse perché pensavano che avrebbero avuto vita facile contro una maggioranza ingenua, la consigliera Federico e il consigliere Iurato che, alle prime avvisaglie di una presa di coscienza da parte del gruppo PeppeCassìSindaco, si sono innervositi, abbandonando la seduta, non prima di aver dato luogo ad una protesta assai scadente dal punto di vista politico.
La Federico ha dato vita alla solita bagarre, confrontandosi con il capogruppo avversario, alzando i toni della voce, e intervenendo senza l’autorizzazione del Presidente per gridare ‘vergogna’.
Anche Iurato, abbandonando la seduta, si è soffermato sull’uscita, alzando i toni e dando del ‘bambini’ e del ‘testardi’ ai colleghi di maggioranza, dando vita ad uno spettacolo indegno del sito e dell’istituzione.
Poi il finale, con Chiavola che ha orchestrato la chiusura della seduta per mancanza del numero legale, con la solita pantomima della richiesta di verifica e della contestuale uscita dall’aula per godersi la provocata chiusura della seduta dietro la porta, spettacolo, questo, indecoroso che meriterebbe di essere ripreso da apposite telecamere e rivolto alla stessa opinione pubblica per la quale i consiglieri di opposizione fanno mostra di lavorare.

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