Dalla grandinata, le due facce del PD al Consiglio Comunale: le parole e i fatti

Talvolta bastano delle banalità per descrivere lo stato delle cose.
Un consiglio comunale, quello di Ragusa, un partito, il PD, due consiglieri, che forse, oggi, incarnano due anime diverse del partito, due modi di fare politica.
L’uno quello del consigliere D’Asta, sempre prodigo di comunicati e di proposte con atti di indirizzo e ordini del giorno sulle questioni più disparate, portatore sano di una opposizione di facciata, spesso strumentale, che talora indulge al tentativo di collaborazionismo con l’amministrazione, naturalmente per il bene comune, ma fatta solo di parole, peraltro senza il minimo riscontro dopo 15 mesi di lavoro ininterrotto.
Poi c’è il modo di fare politica del capogruppo Mario Chiavola, che non è che si discosti dallo stile dilagante di una opposizione prevalentemente strumentale e, purtroppo, sterile, ma che è più mirata a fatti concreti e a soluzioni altrettanto tangibili, su fatti reali per cui l’amministrazione potrebbe intervenire direttamente.

Per la grandinata improvvisa e per il diluvio che si sono è verificati nel primo pomeriggio di ieri venerdì 20 settembre, a Ragusa, un fenomeno del tutto inaspettato per le dimensioni, la cosiddetta ‘bomba d’acqua’, del tutto imprevedibile negli effetti che può determinare, il consigliere D’Asta non ha nemmeno aspettato che l’acqua defluisse per diffondere una nota che, si deve dire, è stata corredata da una documentazione fotografica di tutto rispetto, mancava solo la foro del chicco di grandine gigante.
Sollecitazioni all’amministrazione comunale dopo il violento acquazzone per interventi che si rendono necessari alla luce di quanto accaduto, solito allagamento della parte bassa di via Archimede, lo scoppio di alcuni tombini nella zona alta di via Archimede, lungo la parte alta di corso Vittorio Veneto e in via Di Vittorio,
l’allagamento del parcheggio Colombardo che ha provocato anche il crollo di un muretto di recinzione.
Soliti appelli ad intervenire, come accade da anni, richiesta di interventi di tecnici e di esperti, sintono della sfiducia nei confronti dei tecnici comunali, secondo noi, ma non è solo un problema riferibile a D’Asta, se ne parla ora e se ne riparlerà solo al prossimo acquazzone, come avviene da anni.
La indecente e scandalosa situazione di via Archimede dove l’allagamento è puntuale meriterebbe ben altri interventi, avviene da anni ma le eccellenze delle opposizioni si trastullano fra cespugli, asili nido, bar di impianti sportivi, divagando su tematiche del turismo e connessioni aeroportuali, ma di fatti concreti come questi nessuno ne parla, né in campagna elettorale, né in Consiglio Comunale.
Ora per quattro gocce d’acqua, succede il finimondo e si attiva la macchina dei comunicati, da lunedì non se ne parlerà più.

Il capogruppo del PD, Mario Chiavola, come ha dimostrato altre volte, va al sodo e chiede all’amministrazione comunale di formalizzare la richiesta dello stato di calamità alla regione.
Sembrano sfumature, ma sono importanti nell’economia di una opposizione che non eccelle per originalità.
Chiavola sarà pure lui interessato alla visibilità di fronte al corpo elettorale, ma, almeno è concreto e sarà ricordato per quello che, quanto meno ha pensato subito ad un ristoro per i danneggiati
Alla luce dei numerosi danni procurati dalla grandinata di ieri su buona parte del territorio comunale, il capogruppo del Pd in seno al civico consesso di Ragusa, Mario Chiavola, rivolge una specifica richiesta alla giunta municipale.
“Sono parecchi i danneggiamenti di cui abbiamo avuto notizia nel corso di queste ultime ore – afferma – dagli allagamenti in vari stabili ai lunotti delle auto frantumati da chicchi di grandine aventi la grandezza di sassi. Ad essere state danneggiate le persone che ieri, all’orario in cui l’acquazzone ha imperversato sulla città, erano in giro per lavoro.
Ecco perché ritengo ci siano tutte le condizioni affinché l’amministrazione comunale possa formalizzare alla Regione la richiesta dello stato di calamità. Ricordo che già una istanza del genere, in occasione di un evento atmosferico simile a quello di ieri, fu avanzata nel 2003. E molti dei cittadini che avevano subito danni furono rimborsati. Ecco perché mi auguro che un iter analogo possa essere istruito in questa occasione.
Tutto ciò, naturalmente, a prescindere dalla predisposizione di un piano straordinario che si rende necessario attuare per contenere gli allagamenti nelle varie zone della città in cui si verificano anomalie come, purtroppo, abbiamo visto è accaduto anche nella giornata di ieri”.

In ogni caso, sarà opportuno intervenire per evitare che anche acquazzoni di particolare intensità facciano saltare i tombini, ma soprattutto si dovrà procedere ad una soluzione definitiva per via Archimede dove la situazione è insostenibile.
Quanto al fenomeno di ieri, grave e preoccupante, fa parte di questi fenomeni atmosferici nuovi, particolarmente improvvisi e pesanti, che fanno parte di cambiamenti climatici non controllabili.
La furia delle acque si è manifestata, improvvisa, in molte città della Sicilia, a Catania, 40 anni fa, ad ogni acquazzone puntualmente saltavano i tombini in centro ma le forze politiche, allora, si interessavano di problemi più seri.
La cementificazione selvaggia, in zone con profilo orografico particolare come il nostro, come fu a Catania negli anni 70 del secolo scorso, ha provocato la scomparsa dei terreni periferici che assorbivano le acque che, ora, invece, si riversano nelle parti basse. Chiaramente, per risparmiare soldi e cubatura, non si studiano efficaci sistemi di smaltimento delle acque e la città è piena di locali sotto il piano stradale che facilmente si allagano.
Quando piove si cerca il sindaco di turno, che dovrebbe essere il taumaturgo delle follie del passato.

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