Di differenziato ci sono i sacchetti

Situazione incresciosa, ma non si può ancora parlare di emergenza, siamo lontani dalle montagne di spazzatura in pieno centro, di città come Palermo o Napoli.
Basterà intensificare i controlli, aumentare le pattuglie con auto civetta, portare alle stelle le contravvenzioni e, magari, istituire un numero dedicato per le denunce, sul modello del 117 della Finanza.
L’optimum sarebbe poter aggirare le leggi sulla privacy e poter mettere all’indice i cittadini denunciati in flagranza di reato, il metodo più efficace sarebbe la taglia sui trasgressori, un trasgressore vale un esonero della TARI per 6 mesi, con cinque trasgressori anche l’acqua è gratis per un anno.
Per ora, di differenziato ci sono i sacchetti, si va da quello volgarmente ordinario nero, di grandi dimensioni, al sacchetto di tendenza, color fucsia, il bianco, naturalmente, la fa da padrone, ma non mancano l’azzurro Francia e l’azzurro cielo.
Trés chic il sacchetto trasparente, segnale evidente della crisi l’assenza di sacchetti da boutique e anche solo di grandi catene più popolari.
Indiscrezioni raccolte fra quelli che, per bisogno, rovistano fra la spazzatura, alla ricerca di qualche rifiuto ancora riciclabile, ci dicono che la crisi imperversa: mancano le bottiglie di vino, solo qualche spumantino, ma, per lo più, di battaglia, non intravedono etichette di marca, acque minerali tutte di marchi al sotto dei 20 centesimi a bottiglia. birre scadenti, latitano anche bibite e gazzose.
Al Comune, e fra i responsabili della ditta, è ferma la convinzione che i disobbedienti siano utenze non registrate, invisibili all’ufficio tributi, che non hanno potuto ritirare i mastelli che, in verità, dovevano essere consegnati porta a porta.
Ma è verosimile, considerata l’estensione territoriale del fenomeno, che ci sia gente non disposta a differenziare una confezione di gelati Ringo Sammontana, mettendo la plastica esterna e quella che contiene i due dischi di biscotto gelato nella plastica, il contenitore di cartone nel recipiente di carta e cartone, mentre il gelato, se ti cade a terra, va nell’umido, e siamo fortunati che Salvini non ci obbliga a separare il biscotto alla vaniglia, bianco, da quello al cacao, nero.
Ci vuole una laurea per mangiare un Ringo, meglio ripiegare sul più modesto pinguino (pardon, i miei figli mi cazziano e mi dicono che sono antico, meglio dire cremino) ma, anche in questo caso, alla fine vivo un momento di crisi perché non c’è il mastello per il legno: dove lo butto il bastoncino?
Anche il Riciclabolario non mi da indicazioni, non esiste la voce bastoncino (del gelato), il gelato, di solito, lo mangio dopo cena e, considerato l’orario, penso di non trovare nessuno al centro direzionale della ditta, alla zona industriale, sono costretto a consultare internet per arrivare a capire che il bastoncino, se di legno al 100 x 100, va nell’umido, salvo che non sia di plastica e allora va sotto il coperchio giallo.
Ma se non è legno al 100×100, cosa devo fare?
Basta la mia esperienza per capire che il danno è provocato dalla informazione del tutto carente, per usare un eufemismo, nessuno, per esempio, ha pensato per un ciclo di interventi nelle scuole, una campagna di informazione con distribuzione di gadget che rammentino, in ogni momento della giornata, che si deve differenziare.
Occorre, poi monitorare, l’emersione degli evasori, degli invisibili, perché, se l’emersione si stabilizza e il fenomeno dell’abbandono incontrollato dei rifiuti continua, occorrerà modificare strategia, fin dalla prima conferenza stampa si è parlato troppo di furbetti da stanare e, finora, i furbetti hanno creato lo spettacolo indecente che si può osservare in diversi punti della città.

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