Dopo il “Progetto Presidio” quali le denunce?

Abbiamo riferito, in altra parte del giornale, dell’incontro che si è tenuto al centro polifunzionale di viale Napoleone Colajanni, organizzato dalla Caritas per la presentazione del report “Vite sottocosto” che parte dall’esperienza di “Progetto Presidio”, sullo sfruttamento dei lavoratori nelle campagne del Ragusano.

S.E. il vescovo mons. Cuttitta ha avuto modo di evidenziare il suo sdegno per le condizioni in cui hanno trovato uomini, donne e bambini, condizioni di estrema precarietà e sfruttamento che ci sono tra gli insediamenti serricoli di Marina di Acate.
Il Vescovo ha ricordato l’impegno degli operatori e ha invitato alla coerenza la comunità ecclesiale, anche liberandosi da una devozione che rischia di essere solo di facciata.
Parole riprese anche dal direttore della Caritas di Noto, Maurilio Assenza, che nelle sue conclusioni ha ribadito come lo «sdegno per le cose che non vanno va abbinato al coraggio di cambiarle».
Durante l’incontro che si è tenuto, ci si è soffermati sulla situazione dei lavoratori agricoli nelle campagne della provincia di Ragusa dove operano i progetti “Presidio” attivati, a Marina di Acate e Pachino, dalle Caritas diocesane di Ragusa e Noto.
Emerge una forma di sfruttamento dei braccianti diversa dal caporalato ma non meno degradante.
Vittime lavoratori e famiglie provenienti dall’Unione europea, lavoro nero per il 30 per cento dei casi, ma sale al 50 per cento tra i cittadini romeni, paghe sono al di sotto di ogni standard di dignità, condizioni abitative preoccupanti, (alloggi di fortuna senza luce, acqua e servizi igienici), situazioni precarie igienico sanitarie, per l’istruzione dei bambini e per i ricatti ai quali vengono sottoposte le donne.
Una situazione alla quale la rete dei servizi sociali stenta a trovare risposte, si legge. Encomiabile e senza eccezioni, l’opera della Caritas, impegnata su questi fronti, per assistenza medica e pediatrica, per aiuto nel disbrigo di pratiche amministrative, per l’approvvigionamento gratuito di vestiario, coperte e altri beni di prima necessità.
Ma quali denunce sono state presentate ? Quali gli interventi richiesti contro determinati datori di lavoro ? I lavoratori e le loro famiglie, trovati in queste condizioni, sono stati allontanati da quei posti ? Perché non sono destinatari della stessa assistenza riservata ai migranti ?
Si legge che si vogliono aiutare le imprese a essere competitive senza dover penalizzare la dignità dei lavoratori: non sarebbe meglio chiudere direttamente le imprese che sfruttano i lavoratori per ridare dignità a questi ultimi e riportare la legalità ?
Se i lavoratori oggetto del report sono stati lasciati nelle loro tristi condizioni, è semplicemente scandaloso.

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