Extra omnes: la tentazione del papa straniero come Cavallo di Troia

La tentazione è grande, i veti incrociati e le candidature a sindaco della città, ufficiali o di aspiranti, contrapposte all’interno degli stessi partiti e delle aree politiche di riferimento, stanno spianando la strada per l’ipotesi di un papa straniero, di un cosiddetto esponente della società civile, che non sarebbe, poi, nemmeno tanto lontano dalla politica.
Una debacle e una sconfitta per tutti i politici locali che ambiscono, personalmente, o come ‘pezzi grossi’ della cupola politica, ad occupare la prima poltrona di Palazzo dell’Aquila.
Sarebbe l’imprimatur sulla incapacità della classe politica locale di autogovernarsi e di governare, dopo la non felice esperienza di cinque anni di opposizione che ha messo a nudo i limiti di molti esponenti di tutte le componenti politiche, dentro e fuori il Consiglio Comunale.
L’idea di rivolgersi ad un esponente della società civile è stata lanciata, già a dicembre da Fratelli d’Italia, ripresa da quanti sono convinti che gli attuali aspiranti alla carica di sindaco siano inadeguati alle esigenze della città, proposta al tavolo di trattativa delle componenti civiche, caldeggiata da notabili politici dell’area di destra.
Il problema del papa straniero è complesso e pregiudica, già nelle fasi preliminari, le chances degli aspiranti sindaci: perché non si cerca l’uomo nuovo, l’esponente della società civile con un bagaglio di esperienza, autorevolezza e prestigio personale, ma si rischia di cadere nelle maglie di certa politica che cerca di arrivare all’obiettivo del potere con il cavallo di Troia.
Esponente della società civile è il professionista, l’ingegnere, il primario, l’avvocato, il farmacista, il dirigente regionale in quiescenza, il commercialista, il notaio, l’imprenditore titolato, l’uomo di cultura, che può lasciare i suoi interessi, la sua occupazione, per dedicarsi alla città, scegliendo naturalmente, una schiera di pari grado, in assoluta indipendenza, con competenze specifiche per amministrare nei vari comparti della pubblica amministrazione.
Ma se il soggetto della società civile è uno che ha bussato a diverse porte della politica, mostrandosi disponibile ad abbracciare anche ideologie diverse, sotto la corazza della competenza, tutta da verificare, ci troviamo davanti all’avatar del politico del rinnovamento.
Non si riesce a strappare nessun nome fra le tante illazioni, ma si dice che un papabile papa straniero, che come una bella e giovane Catherine Deneuve si lascia corteggiare senza far trapelare che è lei desiderosa di avances, abbia ricevuto, solo nella mattinata di sabato, rappresentanti di piccole formazioni politiche ed esponenti di vario grado: troppa concentrazione di politica in una sola mattinata per pensare che abbiano parlato di enogastronomia o di teatro.
E siccome, in politica, non si fa nulla per nulla, non è desueto pensare che la ricerca di consenso possa confermare che, forse, l’uomo della società civile non è altro che un politico, di professione o aspirante tale, che vuole approfittare dell’interregno nei partiti, segnatamente a Ragusa, per tentare la sua carta.
Ci piace l’idea dell’esponente della società civile, ma deve servire a fare quello che non sono riusciti a fare i 5 Stelle: l’uomo nuovo deve sovvertire il sistema, deve eliminare clientelismi e privilegi, deve veramente trasformare il Comune in una casa di vetro e non in un insieme di stanze per riunioni a porte chiuse come hanno fatto, per 5 anni, i grillini, dopo aver predicato trasparenza e partecipazione dei cittadini.
Se poi il papa straniero deve servire per aprire la porta di servizio a quanti non possono o non riescono ad entrare dalla porta principale, siamo messi male, anzi molto male, assai peggio del passato, recente e lontano.

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