Federmanager estende alcuni punti per l’agenda dei futuri amministratori regionali

In occasione delle prossime elezioni regionali, Federmanager Sicilia Orientale, (Associazione di rappresentanza dei Manager e Dirigenti di aziende industriali), ha ritenuto necessario rappresentare ai candidati alla carica di Presidente della Regione, durante l’incontro organizzato dalla CIDA (Confederazione Italiana Dirigenti e Alte professionalità) lo scorso 13 ottobre a Palermo e di cui Federmanager fa parte, i 5 punti qualificanti che auspica vengano presi in considerazione e, successivamente, condivisi e sostenuti nella futura azione amministrativa e di governo.

MANIFESTO IN 5 PUNTI: “LA SICILIA CHE VOGLIAMO”

Occorre ridare slancio all’attività produttiva ed imprenditoriale che rimane alla base della crescita economica, elemento trainante per consentire una svolta solida alla soluzione del problema occupazionale rimanendo, oggi, l’assenza di lavoro, soprattutto tra i giovani, la più grave emergenza della Sicilia.
Per fare ciò Federmanager ritiene che:
1. La lotta alla cieca burocrazia è un concreto aiuto alle attività produttive e si ritiene che il prossimo governo si impegni a mettere in atto azioni concrete per la riduzione e lo snellimento dei processi burocratici con la semplificazione di norme e procedure atte all’ottenimento di autorizzazioni e permessi.
(I tempi delle autorizzazioni oggi sono fuori controllo e scoraggiano le iniziative imprenditoriali di investitori esogeni o rendono di fatto non convenienti gli investimenti per la perdita di opportunità di mercato).
Quindi tempi certi per gli iter che vedano l’obbligo di un vincolo temporale entro cui l’Autorità competente sia obbligata al rilascio dei pareri, con pene anche sanzionatorie per i non osservanti, ed in caso del superamento di esso occorre estendere la norma del silenzio assenso.
2. Occorre che la Regione si doti di un piano industriale su cui concentrare le risorse disponibili sia dirette che di provenienza comunitaria (le ultime risorse provenienti dalla Comunità Europea non possono essere polverizzate in una miriade di interventi sparsi su tutti i settori dell’Amministrazione ma vanno finalizzati e concentrati su progetti rilevanti, di grande impatto per il sistema produttivo e per creare nuova occupazione).
Necessita, quindi, definire un piano industriale per i settori ritenuti strategici e sostenere le imprese di tali settori mettendo in atto processi di ausilio agli investimenti, all’innovazione ed all’internazionalizzazione, con ampie possibilità di accesso automatico, svincolato da necessari passaggi autorizzativi, e con minori effetti distorsivi, in termini di concorrenza e di necessità di intermediazioni (…soprattutto politiche o burocratiche).
Una considerazione a parte va fatta per le Aree ed i Nuclei di Sviluppo industriale, oggi raggruppati nell’IRSAP. All’IRSAP occorre ridare slancio dando anche la mission del “Marketing Territoriale”, facendola divenire soggetto capace di attrazione di investimenti, avendo il coraggio di modificarne il sistema attuale di governance.
3. Occorre definire un piano delle infrastrutture che parta dal progetto di sviluppo ragionando non più in termini provinciali ma in termini regionali e di “aree vaste”, cioè integrare e potenziare le grandi infrastrutture evitando tra loro strutture concorrenti. Le infrastrutture da sviluppare (strade, autostrade, ferrovie, aree industriali ed artigianali, interporti, aeroporti, approdi esclusivi per la nautica da diporto) vanno quindi viste in relazione alle esigenze del sistema economico-sociale della regione puntando ai più alti livelli di tecnologia, efficienza, dotazioni e capacità di prestazioni.
4. Occorre attuare un radicale cambiamento di strategia per il settore turistico, (universalmente ritenuto cruciale e determinante). Si ritiene che occorra investire su un piano regionale coordinato di “offerta turistica”, sulla valorizzazione dei beni artistici e culturali, sulle infrastrutture ad essi collegate, sulla manutenzione e valorizzazione dei beni naturali e sui servizi collegati, con una visione organica tra i vari assessorati che miri a rendere la nostra Sicilia attrattiva e che il turista riceva prestazioni e trovi servizi all’altezza delle best practices dei Paesi nostri competitors.
Per recuperare le risorse necessarie a questo sviluppo si ritiene che:
5. Occorre che il bilancio regionale, oggi assorbito per oltre l’85% dalla spesa corrente, veda una forte riduzione di questa a vantaggio degli investimenti per lo sviluppo con particolare riferimento al sistema infrastrutturale.
Rimangono inaccettabili, e ancor più oggi, non solo i costi della politica (che risultano i più elevati tra tutte le regioni del Paese), ma tutti quei provvedimenti (spesso emanati a ridosso delle scadenze elettorali) che prevedono contributi a pioggia al sol fine di soddisfare campanili e interessi personali (oltre che di bottega)!
Ci si attende che chi governerà la Regione si ponga l’obiettivo, e preveda le necessarie azioni, per una riorganizzazione della pianta organica che porti alla riduzione dell’organico precario, al riequilibrio tra i vari assessorati ed al ricorso, in caso di necessità, a pubblici e trasparenti concorsi per il reclutamento delle competenze mancanti.
Deve cessare del tutto (al di là del recente esiguo contenimento a seguito degli scandali e degli interventi della magistratura) una formazione ancora utilizzata come ammortizzatore sociale, senza un legame con le esigenze reali dell’economia e delle imprese.

N.B.: Federmanager, in linea con i suoi scopi statutari apartitici, non ha indicato preferenze per alcun candidato alla Presidenza della Regione.

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