Festa di San Giorgio, è il Parroco in persona a sollevare il caso

Premettiamo che chi scrive non si è occupato dei festeggiamenti, nel quartiere di Ibla, in onore del Glorioso Martire San Giorgio, non condividendo, da sempre, il tentativo di trovare un compromesso sulla irrisolvibile questione di chi vorrebbe far assurgere, senza documenti ufficiali della Chiesa, il Santo Cavaliere a compatrono della città.
Come spesso accade, in qualche comunicato stampa o su qualche supporto cartaceo, si parla addirittura di “Glorioso Patrono” e non di compatrono.
Aggiungiamo, se ce ne fosse bisogno, anticipando qualche stupidino che già, nei commenti sui social, ha scambiato erroneamente il sottoscritto come l’autore di un articolo su un giornale online al centro del caso, che, come evidenziato nel colophon di ‘ragusalibera.it’ chi scrive non è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e ‘ragusalibera.it’, in ragione di una precisa legge dello Stato italiano, non è soggetto alla registrazione della testata.

Tutto ciò premesso, come ogni anno, hanno avuto luogo i festeggiamenti in onore di San Giorgio, a Ragusa Ibla, tutto è andato per il meglio, con una esaltante presenza di pubblico, con il rinnovo dell’iniziativa, portata avanti da qualche anno, dello scambio di visite dei due simulacri nelle rispettive Chiese, che trova sempre più entusiastici consensi fra tutta la popolazione ragusana.
In questa occasione, è toccato a San Giorgio rendere omaggio a San Giovanni Battista, in Cattedrale.
Prevedibile, e auspicabile, che sarà San Giovanni a ricambiare l’omaggio, nel prossimo agosto, in occasione dei festeggiamenti per il Santo Patrono della Città e della Diocesi di Ragusa.

Dicevamo, tutto è andato per il meglio e un articolo di un autorevolissimo giornale online, che si soffermava sui costi della festa e sulle spese sostenute dall’amministrazione comunale, non aveva suscitato grande eco, se non sui social per mano dei più esagitati fedeli, nonostante sin tratti di una delle più autorevoli e seguite testate on line della città e della provincia.
In maniera, ci permettiamo di giudicare alquanto inopportuna, è il Parroco del Duomo don Pietro Floridia, a sollevare il caso, nel fare il bilancio dei solenni festeggiamenti, esprimendo “il rammarico per chi continua a rimestare nel torbido senza motivo”.
E qui casca l’asino, perché scrivere “rimestare nel torbido” significa letteralmente riferirsi a chi cercherebbe di approfittare di situazioni confuse, poco chiare, complicate, che, riteniamo, non siano quelle relative ai festeggiamenti in onore di San Giorgio.

Nulla da eccepire su una festa di grande tradizione, sostenuta, con enorme passione dalla nobiltà iblea che contribuisce, assieme ad una forte partecipazione di tutti i cittadini legati a Ibla e a San Giorgio.
Nulla da eccepire per il tenore dei festeggiamenti che, ancorché possano sembrare eccessivamente spostati verso il folklore profano, sono da inquadrare nel contesto delle classiche rivalità cittadine fra santi concorrenti nel gradimento della popolazione, comunemente ascrivibili alle classiche contrapposizioni, come avviene anche nella vicina Modica, fra i fedeli appartenenti alle classi nobili e gentilizie e quelli della nuova borghesia e del popolo che, per emanciparsi dal vecchio potere della nobiltà, hanno scelto un santo diverso a cui affidarsi.
È la storia, non c’è nulla di strano o di scandaloso, per il caso di Ragusa è la Chiesa che non vuole fare chiarezza, nonostante sia la sola istituzione in grado di decretare, con documenti alla mano, o anche con un nuovo decreto, chi sia il Santo Patrono della Città.

Il parroco del Duomo, don Pietro Floridia, nella sua nota, a conclusione dei festeggiamenti in onore di San Giorgio, esalta la grande partecipazione del popolo e ringrazia quanti si sono impegnati per la riuscita dell’evento che, precisa, “è, prima di ogni altra cosa, un appuntamento religioso ma che poi assume i contorni di festa del folklore e della tradizione che assicura una identità alla nostra città”.
Grazie, da parte del parroco al Comitato dei festeggiamenti, grazie all’amministrazione e al Sindaco della Città, grazie alle ditte che si sono occupate delle luminarie artistiche, dei fuochi artificiali, degli spettacoli pirotecnici, dello sparo dei mortaretti, dell’illuminazione artistica del Duomo, grazie alle bande musicali, grazie ai grafici, ai fotografi, alla Regione, ai privati, ai tutori dell’Ordine, ai circoli cattolici, ricreativi e culturali e, più in genere, a tutti i cittadini che, con le loro offerte, hanno contribuito alla buona riuscita della festa.
Se il Parroco si fosse fermato a questo, la festa sarebbe andata in archivio nel migliore dei modi, come ogni anno nessuno ne avrebbe parlato fino alla ricorrenza del 2020, invece dalla autorevole persona dalla quale non si aspetterebbe nessuna polemica, si solleva il caso per chi “ha cercato di rimestare nel torbido pubblicando su un sito di informazione generalista locale le cifre di quanto sarebbe stato speso”.
Scrivere delle spese sostenute dall’amministrazione, a qualunque titolo, non è assolutamente criticabile, né censurabile.
In effetti, nell’articolo in questione, non si fa abbondante distinzione fra cifra preventivata dall’organizzazione nella richiesta di contributo ed effettiva partecipazione dell’amministrazione, come pure possono indurre in equivoco le somme destinate dall’amministrazione alla logistica per la festa o i contributi alle televisioni per la diretta dell’evento, attenzione questa che, forse, ha scatenato, comprensibilmente, qualche ‘gelosia’.
Nessun tentativo di scatenare indignazione, casomai questioni attinenti i rapporti fra media e amministrazione, sempre assai delicati, una maniera per affondare le mani nel torbido, questo sì, lago dell’effimero, attorno al quale girano sempre cifre eccessive, non del tutto controllabili e non sempre equamente divise, come altrimenti non potrebbe essere, perché ogni amministratore, relativamente ad aspetti come questi, deve avere libertà di scelta per prodotti che godono, ciascuno, di autonome e irripetibili caratteristiche.
Infelice il passaggio di quando si parla delle “cifre indicate che rientrano nel novero del preventivo e non sono certo le spese effettive”, perché se chiedi un contributo, sulla base delle spese preventivate, queste debbono essere poi rispettate, altrimenti si potrebbe configurare l’ipotesi di un preventivo gonfiato, ma, al riguardo, sono discussioni inutili per questioni che non si vogliono risolvere: dove interviene il pubblico servirebbe un puntuale controllo e rendiconto di tutte le spese effettuate dal privato, tramite una persona delegata dall’amministrazione alla verifica delle spese e della relativa documentazione fiscale.
Lo dice il parroco, “Che la festa abbia dei costi è innegabile”, non potrebbe essere diversamente quando si passa il lusso di commissioni per luminarie artistiche, fuochi artificiali, spettacoli pirotecnici, sparo dei mortaretti, illuminazione artistica del Duomo e bande musicali.
È giusto che sia così, in fondo il contributo dell’amministrazione, fino all’anno scorso uguale per San Giovanni e per San Giorgio, è sostanzioso ma si perde nel fiume di denaro destinato all’effimero e a iniziative spesso anche di dubbia valenza come alcune per il settore turistico.
Del tutto condivisibile, in definitiva, l’auspicio per un clima di concordia che possa regnare sempre più importante e consistente, come ha affermato il Parroco, per la città, per il nostro santo patrono (non è specificato quale, NdR) e per tutti gli uomini di buona volontà.

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