Fibrillazioni calcistiche

C’è da sperare che un post delle 2.44 della notte fra domenica e lunedì possa risentire dell’ora notturna ed è auspicabile che sia solo uno sfogo di un componente la società, anche concordato con la stessa per riservarsi una marcia indietro, se necessaria.
I toni e le affermazioni non possono essere condivisi se un progetto per la prima squadra è affidato ad un filo sottile che può spezzarsi per qualche ora in meno al settore giovanile, peraltro condizioni che non sono trapelate prima.
In un post del responsabile del settore giovanile, si legge che l’Asd Ragusa Calcio 1949 esprime profondo rammarico per quella che ritiene una scarsa attenzione da parte dell’amministrazione comunale cittadina nei confronti del settore giovanile di una società che ha deciso di investire in questo ambito con lo scopo di rilanciare la presenza azzurra a tutti i livelli.
Il responsabile del settore, Orazio Ursino, sottolinea come la società abbia cercato in tutti i modi di far comprendere la validità del messaggio sociale che la società, che tra l’altro rappresenta la città, ha inteso trasmettere a cominciare dal fatto che, per tutti i ragazzi che parteciperanno alle nostre leve e faranno parte delle nostre squadre giovanili, non ci sarà alcuna retta da pagare, a differenza di quanto invece accade in altre realtà giovanili che utilizzano impianti pubblici.
È chiaro che, per potere espletare al meglio l’attività giovanile, c’era e c’è la necessità di potere usufruire in una maniera, non migliore, ma alla pari degli altri, delle strutture cittadine presenti.
Purtroppo, la Società, nell’assegnazione dei campi, evince una evidente penalizzazione nei confronti della nostra società che non permette di operare così come aveva pensato e programmato”.
“Tutto ciò ci dispiace e rappresenta, secondo noi – aggiunge Ursino – un segnale negativo dalle dimensioni tali da spingere il presidente, Nicola D’Amico, a riservarsi di rivedere tutti i suoi piani anche con riferimento alla prima squadra.
Tutti sappiamo quanto fondamentale sia la crescita del vivaio e del settore giovanile in genere da cui potere trarre linfa per il futuro. Non è ammissibile, infatti, che una società effettui un investimento importante come quello programmato a Ragusa senza che possa esserci l’opportunità di creare un ritorno con i giovani che, in questo caso, non dovrebbero pagare un solo centesimo per potere partecipare alle iniziative pianificate. Tutto ciò ci sembra senza logica e auspichiamo che l’amministrazione comunale di Ragusa possa decisamente modificare il proprio atteggiamento nei nostri confronti”.

La questione nasce dal fatto che l’amministrazione comunale non può non tenere conto delle altre società che, da anni, sono impegnate nel settore giovanile, con centinaia di bambini.
Il criterio scelto dall’amministrazione è stato quello di dividere le ore a disposizione, prima per i campionati regionali, poi per tutte le squadre presentate da ogni società, in base allo ‘storico’ di ognuna.
Sulla base di questo criterio, al Ragusa Calcio sono andati due turni, per un totale di 3 ore, invero pochino per il programma della società, ma, sulla base del fatto che si trattasse di una società nuova, non si è potuto andare oltre, tenuto anche conto che i giorni di lunedì, sabato e domenica è prevista solo attività agonistica.
In una riunione di lunedì 17 settembre, riservata alle scuole calcio, è stata analizzata la situazione e l’amministrazione si è detta disponibile a trovare aggiustamenti per venire incontro alle società, ma la posizione del Ragusa Calcio 1949 sembra eccessiva rispetto ad una situazione che, peraltro, non era sta per nulla anteposta in fase di presentazione del progetto.
C’è, però, da dire, che il programma elettorale del Sindaco Cassì prevedeva esplicitamente incentivazioni per l’attività sportiva di base per bambini e adolescenti, con incentivazioni economiche alle associazioni sportive per favorire le attività giovanili.
Se c’è una società che gratuitamente offre la scuola calcio ai giovanissimi, nel contesto di un preciso programma societario per il rilancio del vivaio locale, è chiaro che deve essere privilegiata rispetto alle società che fanno pagare cospicue somme alle famiglie, e una maggiore disponibilità per le ore di lezione potrebbe essere una giusta incentivazione.
Quello che stona è che non si può pensare che un progetto calcistico della portata di quello proposto e iniziato da Nicola D’Amico, possa essere condizionato da fatti di questo genere, in ogni caso è impensabile che altre società da tempo attive nel settore giovanile avrebbero dovuto rinunciare ai programmi solo per la presenza di una nuova realtà.
Piuttosto la questione pone l’esigenza di dover pianificare la progettazione di altri impianti sportivi per il calcio, tenuto conto che l’ex ENAL e il Colajanni non bastano a soddisfare la richiesta di ore disponibili per allenamenti, scuole calcio e attività agonistica.

Ultimi Articoli