Fine o rinascita di un territorio ?

Accogliamo con interesse una lunghissima nota di Roberto Sica, vicepresidente della FNAARC di Ragusa, la Federazione Agenti Rappresentanti di Commercio aderente alla Confcommercio, rivolta alle Organizzazioni Datoriali, alle Organizzazioni Sindacali e alle Associazioni dei Consumatori, per una profonda riflessione sulle condizioni relative dell’economia del territorio.
Pubblichiamo integralmente la nota, riservandoci di esprimere, in altra parte del giornale, un breve commento.

L’eclisse di un TERRITORIO…o un appuntamento con la STORIA da non mancare
Al di là del risultato finale delle prossime elezioni, regionali, comunali, nazionali, dobbiamo riportare l’attenzione sull’importanza della specificità locale.
Compito difficile che, a mio parere, viene sottovalutato da almeno tre lustri.
Le condizioni delle famiglie siciliane (non fanno eccezione le ragusane) sono sprofondate, in termini di reddito, quali peggiori a livello nazionale; a ciò si associano le maggiori diseguaglianze sintetizzate dal peggiore indice quale il più elevato tra le regioni italiane.
Queste affermazioni derivano dai dati della Fondazione RES – rapporto congiuntura luglio 2017 – confermate dalle anticipazioni dello SVIMEZ che presenterà il rapporto 2017 il 7 novembre prossimo.
L’analisi e le soluzioni strategiche della nostra dimensione territoriale erano state, tra la fine del vecchio e l’inizio del nuovo millennio nel periodo della “concertazione”, il fulcro dell’azione complessiva delle nostre città e della nostra comunità con il coinvolgimento di tutti gli attori le parti economiche e sociali, la politica e le istituzioni.
Questi attori sono, via via, diventati delle comparse.
Comparse, ahinoi, che hanno recitato a soggetto su un canovaccio proposto da altri che hanno mostrato molti limiti per sé stessi e per altri; mi riferisco al vulnus istituzionale lasciato dalla mancata riforma della provincia e degli enti territoriali quali ASI, consorzi e aziende regionali, la concentrazione delle sedi di Banca d’Italia, nonché al sistema camerale.
Enti, Istituzioni e organismi di “coesione territoriale” che navigano a vista.
La forte identità e specificità ragusana ha perso di vitalità e di identità e il risultato è sotto gli occhi di tutti: La perdita, nel seppur limitato e insufficiente panorama del sud e siciliano, di un minimo vantaggio competitivo del nostro distretto produttivo che era stato costruito, in tempi di meno complessa congiuntura, dai nostri padri.
Eppure la nostra realtà ha tutte le potenzialità per ripartire; mantiene il numero di imprese, in controtendenza con i dati dell’isola e ha segnali di crescita nei servizi in particolare” bed & breakfast”, nel comparto “food & drink”, ristoranti e trasporti ed è positivo il trend in agricoltura per occupati.
Prestiti in crescita (+ 1%) nella nostra provincia, quasi in media con i dati della regione, con un’elevata variazione in positivo dei depositi bancari (+ 4,4% pari a 3.973 milioni di euro – dati Mar.17) segno di grande prudenza ma anche di buona disponibilità liquida che ancora non si traducono in investimenti ed occupazione!
L’aspetto più critico di questi segnali di buona disponibilità alla ripresa è, come segnalato e dimostrato dai dati della “Fondazione RES”, l’aspetto sociale ed economico per la modesta capacità di tradurre la crescita della produzione e del reddito in nuovi posti di lavoro.
I disoccupati della nostra regione sono saliti rispetto al 2007 ( + 73% da 221 mila anno di inizio della crisi a 383 mila – media 2016) ed appaiano in progressivo aumento, nonostante le positive ma timide evoluzioni congiunturali.

Il tasso di disoccupazione è passato dal 13 al 22,4% in Sicilia e dal 6 all’11,9% nella media nazionale con una quota giovanile (15/24 anni) salita dal 37,7 al 57,2% (in Italia dal 20,4 al 37,8% ed in UE dal 14,9 al 18,9%)!
La Fondazione RES mostra, dati alla mano, che il “fenomeno appare in graduale riassorbimento in Italia e UE-dopo il picco del 2013/2014, mentre in SICILIA l’inversione di tendenza non è ancora rintracciabile nei dati”.
Il mio non è un approccio ideologico ma di uomo che vive di mercato e che rappresenta, nell’impegno associativo, uno sforzo di rappresentanza dei bisogni delle imprese, in particolare del commercio e dei servizi.
Piuttosto un monito (innanzitutto a me stesso) alla classe dirigente prossima a venire “quasi ultimativo” che partendo dai fenomeni socio-economici permetta di capire il reale e si intesti il compito vitale di un’idea di territorio che non può più vivere di ricordi e/o di eredità.
Necessario, vitale per il futuro, pervenire a cosa e come deve essere, quindi, la nostra dimensione di soggetto dello sviluppo e fattore di coesione per il futuro della nostra realtà.
Nell’ultimo periodo di espansione economica abbiamo protetto, ad esempio, un’industria delle costruzioni di tipo intensivo ed autoreferenziale senza alcuna connessione con le esigenze di mercato distruggendo molti fattori competitivi (paesaggio, cultura e centri storici) dilatando fortemente le aree urbanizzate senza alcun accenno ad un fattore vitale: la rigenerazione urbana.
Abbiamo “fallito” nella gestione di un comparto vitale e di eccellenza, quello agricolo e della trasformazione, non conquistando valore se non il dato quantitativo delle produzioni; la ricerca e lo sviluppo di prodotti e di processi, pur avendo avuto investimenti pubblici, non ha generato validi spazi di mercato come il comparto agricolo ragusano meriterebbe (allevamenti, latte, formaggi, fascia trasformata).
L’ olio e il vino sono riusciti a conquistare un buon posizionamento e devono, ora, rinnovare le opportunità e consolidare questo successo; vi sono, soprattutto nel vino in termini di capacità produttiva, ampi spazi di crescita che bisogna cogliere.
I confini mai definiti della città hanno disperso un intreccio fra città, territorio abitato e agricolo e commerci; bisogna ri-creare con una nuova saldatura fra territorio, cultura, ambiente (affondando nella storia) e recuperando il terribile destino di avere assecondato dei quartieri contenitori, che hanno fatto perdere l’anima della città – il centro storico – e i centri naturali fatti di cultura che devono essere ri-creati e re-inurbati con famiglie ed imprese.
L’Italia è fatta di identità ed appartenenze; la scommessa è di avere questa ricchezza caratterizzata non da divisioni e localismi di nuovi feudalesimi fra contee, baronati, borgate o repubbliche delle banane ma un continuum che metta in mostra, in maniera collaborativa e coordinata, le nostre bellezze, le nostre potenzialità; in questo il “disastro delle mancate riforme delle provincie” e la palude istituzionale creata con gli enti intermedi , le ASI, CONSORZI, ed ora con l’incompleta ed indefinita riforma delle Camere di Commercio, hanno dato – per me negativamente – un pessimo contributo all’ equilibrio socio economico delle nostre comunità!
Si è interrotta la capacità di assecondare un vitale sviluppo locale che ci avrebbe permesso di affrontare meglio la crisi globale; ed ancora si naviga a vista!
Non parliamo poi dei colpi assestati dai governi nazionale e regionale all’ UNIVERSITA’; una falsa autonomia, i disinvestimenti nonché il falso “premio all’eccellenza” voluto dall’ultimo legislatore, depaupera da tempo la ricerca e la didattica affondando strutturalmente il sistema universitario depauperando i territori di conoscenza e formazione di personale qualificato in particolare nel Sud e nella nostra realtà.
Il prof. Viesti scrive pagine e analisi inoppugnabili sulle negative conseguenze, in termine di sviluppo ed equità, di queste decisioni per il mezzogiorno.
Si deve poi ritrovare la voglia di abitarle, le città, tornando a rappresentare un insieme di servizi da modello di qualità della vita più soddisfacente ed attrattivo possibile; questa domanda chiede politiche di rigenerazione efficaci in totale contrapposizione a quanto prodotto, negli ultimi anni, dal decisore pubblico.

Anche il sistema delle imprese non ha reagito a questa situazione ed ha cercato di sopravvivere senza darsi una dimensione strategica.
Le città devono riconquistare le posizioni di bellezza ed attrazione del secolo scorso ed intercettare i flussi di persone che la vogliono vivere e che stanno aumentando anche dall’esterno, grazie a trasporti più efficienti e veloci, senza il “pressapochismo” che caratterizza ancora oggi l’offerta di turismo.
In tale “decisivo comparto” la domanda è : abbiamo bisogno dei visitatori del segmento “medio – alto” e/o delle quantità di viaggiatori da “villaggi” o da costa romagnola?
Ed ancora: dobbiamo assecondare il “mordi e fuggi” che ha caratterizzato i picchi di presenza turistica di questa estate?
Sembra essenziale perseguire strumenti di gestione di questi flussi significativi concentrati in alcuni ristretti periodi che potrebbero nuocere alla buona reputazione conquistata dalla nostra accoglienza senza perderne l’opportunità e approfondire di più e meglio il turismo culturale, enogastronomico, esperienziale, rurale, creativo, di nicchia.
Tutte opportunità che hanno una forte connotazione di durare nel tempo e di rimuovere le fluttuazioni di carattere stagionale.
Naturalmente dobbiamo perseverare nella capacità infrastrutturale ed offrire connessioni da emisfero occidentale e non da fine 800; un esempio, positivo, è stato l’ampliamento dell’offerta di trasporto aereo con l’aeroporto di Comiso ancora nella fase di effettivo dimensionamento che tarda a venire e appare quasi un “non senso” per la domanda che è in forte crescita!
L’Italia è sconnessa sotto Salerno, Ragusa e le provincie limitrofe – ad esempio – sono ancora sganciate dalle reti primarie di collegamento.
Stiamo lavorando per ridurre questo gap ma siamo troppo lenti e dobbiamo inventarci un ulteriore scatto di orgoglio pensando agli aeroporti, ai porti, alle strade e al ferro dedicati al nostro territorio.
Nella logica di un “POLO di SCAMBIO” del SUD EST – la nostra realtà – deve far valere la sua “GOLDEN SHARE” negli scenari di governo delle scelte che da qui a poco devono essere fatte; adesso la “supercamera”, la provincia riformata (?!) e/o la città metropolitana, l’area vasta devono inserire la specificità di ogni territorio quale strategia necessaria per mostrare valore!
Ma ne abbiamo coscienza?
C’è una strategia, declinata in tempi e modi, una chiara consapevolezza di ciò che vogliamo?
Dopo il depotenziamento dei livelli intermedi di rappresentanza i sindaci hanno anche questo compito assolutamente prioritario!
In questo momento si vedono programmi evanescenti se non silenti con una cura spasmodica alle poltrone ma programmi e strategie …….”IL NULLA”; ora con l’insediamento degli organi avremo sicuramente notizie!
Quasi tre lustri di più o meno “vuoto” strategico hanno sfiancato cittadini ed imprese e sarebbe una “beffa” che, nella logica della eliminazione/rideterminazione degli enti intermedi tutto si concentrasse nello sviluppo della città metropolitana; ri – pensare ai grandi attrattori come le fiere, gli aeroporti, le università, i congressi, ecc. e altri eventi simili declinati nelle varie e attrattive realtà dei territori diviene essenziale ed improcrastinabile.
Appare problematica la scelta di una vastissima area (CT-RG-SR) quando nella nostra Italia una caratteristica dello sviluppo è dato da sistemi locali con aree al massimo di centomila abitanti invece di concentrarsi sull’analisi e il superamento dei divari territoriali!
Naturalmente bisogna sfuggire il campanilismo e le primogeniture locali; evitare duplicazioni e stupida concorrenza (porti, aeroporti, fiere, università, città della cultura, ecc.) trovando sintesi in una logica di sistema.

Le coordinate di questa area vasta, dunque, diventano essenziali per costruire un nuovo modello di sviluppo economico e sociale.
In prima linea i sindaci, in questa fase di indefinita transizione, devono avere le idee chiare per garantire una corretta strategia di sviluppo economico e sociale delle città amministrate.
Ragusa, per fare un esempio, è naturalmente inclusiva; deve diventare fattore di proiezione nella capacità di sviluppare relazionalità, coordinare da protagonista azioni nell’area vasta ponendo al centro, in una logica di sistema quindi con aree funzionali e masse critiche, le proprie potenzialità a volte sottostimate, inespresse e da rilanciare, pena il definitivo il declino!
Roberto Sica – (V. Pres. F.N.A.A.R.C.-Ragusa)

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