Fratelli d’Italia: «Giusta la lotta contro le discriminazioni, ma no al Ragusa Pride.»

La possibile organizzazione del Ragusa Pride, non smentita dal primo cittadino, riaccende le tensioni di Fratelli d’Italia con l’amministrazione Cassì

Venerdì 29 giugno, a Palazzo dell’Aquila, alcuni esponenti di Arcigay Ragusa hanno avuto un confronto con il primo cittadino. Il sindaco, molto disponibile, ha ascoltato e approvato tutti i programmi e i vari progetti a breve e a lungo termine proposti dall’associazione Arcigay Ragusa per il territorio ibleo.
L’Associazione ha giudicato importanti e significativi alcuni segnali di apertura.
Il Neopresidente di Arcigay Ragusa, Cristian Calvario, aveva dichiarato, in una nota, non pensavamo di trovare un sindaco così disponibile e che aprisse le porte a tematiche per noi e per la nostra comunità molto importanti. Oltre ai tanti progetti culturali e non, abbiamo pure parlato del primo Ragusa Pride che, se tutto va bene, potrebbe svolgersi già a partire dal 2020”.
Il sindaco Cassì, citando l’articolo 3 della Costituzione italiana, ha ribadito che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Arcigay Ragusa ha ringraziato il sindaco di Ragusa Giuseppe Cassì per la disponibilità e la cordialità dimostrata durante l’incontro.

Fratelli d’Italia non condivide la linea scelta dal Sindaco Cassì e sottolinea come, ancora una volta, per scelte importanti e che incidono sulla comunità e, inevitabilmente, nei rapporti con gli alleati, questi ultimi non vengono assolutamente consultati.
Questa la nota diramata dal coordinatore cittadino, Sergio Arezzo, e dal comitato direttivo, composto da Gianni Antoci, Umberto Calvanese, Alessandro Sittinieri, Nicoletta Tumino

“Ferma contrarietà ad ogni ipotesi di organizzazione di un Gay Pride a Ragusa con (o senza) il patrocinio del Comune: è quanto replica il circolo cittadino di Fratelli d’Italia alle dichiarazioni diramate nei giorni scorsi all’esito dell’incontro dell’Arcigay Ragusa con il Sindaco Cassì.
Il coordinatore cittadino Sergio Arezzo ha infatti così commentato: «Per l’ennesima volta ci troviamo ad apprendere dalla stampa di iniziative che, pur incidendo profondamente sulla nostra comunità e sulle molte persone che si riconoscono nei valori di Fratelli d’Italia, vengono assunte senza alcuna consultazione con gli alleati.»
«Comprendiamo che le funzioni istituzionali del Sindaco impongono giustamente che egli ascolti le istanze di tutti i cittadini, da qualunque area politica provengano.
Tuttavia, a quanto pare, il Sindaco non si sarebbe limitato ad ascoltare, ma avrebbe anche approvato “tutti i programmi e i vari progetti” proposti dall’Arcigay, spingendosi persino a ventilare il sostegno del Comune all’organizzazione di un possibile Gay Pride a Ragusa nel 2020.»
«Per noi è assolutamente condivisibile», prosegue Arezzo, «l’intento di combattere ogni forma di discriminazione e di violenza, da quelle contro gli omosessuali a quelle contro le donne, i bambini, gli invalidi, così come il bullismo e il cyberbullismo.
Tuttavia, non vediamo quale beneficio si possa ottenere in tal senso trasformando Ragusa in una Rio de Janeiro LGBT, con una carnevalata provocatoria e autoreferenziale, per di più fortemente politicizzata, che nel suo furore ideologico iconoclasta ha l’unico scopo di celebrare la trasgressione fine a se stessa, non certo di promuovere la parità dei diritti.
Di più, c’è il concreto rischio che si replichi l’indegna iniziativa del cosiddetto “baby pride”, organizzato in occasione del Gay Pride di Catania, durante il quale due drag queen leggevano fiabe gender ai bambini: un’inaccettabile operazione manipolatoria nei confronti di soggetti minorenni, che l’autorità pubblica dovrebbe invece proteggere e tutelare.»
«Piuttosto che dare seguito a proposte discutibili come queste», conclude il coordinatore, «l’amministrazione dovrebbe puntare a iniziative più serie e strutturali di contrasto a qualsiasi forma di violenza e discriminazione, organizzando convegni, dibattiti, memoriali, creando una rete di centri di ascolto e di supporto legale e psicologico per le vittime, e così via.
I cittadini attendono risposte e azioni concrete, non sfilate provocatorie ad uso e consumo di pochi personaggi in cerca di visibilità politica.»

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