Gli architetti di Ragusa ripensano i vuoti urbani

Apprezzabile iniziativa dell’Ordine degli Architetti e della Fondazione ARCH che, sulla condivisibile sollecitazione del Sindaco Cassì e della sua amministrazione, vogliono impegnarsi per una strategia sinergica che possa costituire la fase embrionale di un percorso comune, con la Fondazione ARCH e l’Ordine degli Ingegneri, per sviluppare e risolvere le problematiche sull’uso dei vuoti urbani, partendo dall’area dell’ex scalo merci, di recente acquisita dall’ente di palazzo dell’Aquila.

“Ri_pensare i vuoti” è il leit motiv nonché il titolo della tavola rotonda, aperta ai cittadini, tenutasi ieri mattina al parco Giovanni Paolo II di Ragusa.
L’appuntamento, promosso dall’Ordine degli architetti e dalla Fondazione Arch in collaborazione con il Comune, ha visto il coinvolgimento dell’Ordine degli ingegneri e una qualificata partecipazione di addetti ai lavori, architetti di chiara fama, Roberto Collovà, Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Carmela Canzonieri,
il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, in compagnia del sindaco di Parma, Pizzarotti, in questi giorni ospite in città, gli assessori Licitra e Giuffrida.
C’erano anche i rappresentanti dell’Associazione ‘Insieme in città’ e della Società per la mobilità alternativa.
Mancavano i cittadini comuni, le associazioni di categoria, quei tecnici, anche architetti, pieni di parole e di progetti quando c’è da fare politica e andare contro questa o quella amministrazione, sono mancate idee e proposte concrete che, in una occasione come questa, sarebbero state ben accolte per essere vagliate e giudicate.
Se l’intento era quello di avviare un dibattito a più voci per attivare sistemi e metodi di approccio da fornire all’Amministrazione, non ha avuto successo, così da affermare l’idea, come quella di chi scrive, che certi argomenti devono essere affidati solo a gente competente e titolata per farlo, la partecipazione, la condivisione, la sinergia ad ogni costo stanno invadendo ogni tratto della vita pubblica, con risultati spesso inefficaci.
Per la Ragusa-Catania, per la metropolitana di superficie, per l’area dello scalo merci, per tante altre emergenze della città, ci sono comitati, società, associazioni, organizzazioni di categoria, sindaci del territorio, ma non si risolve nulla.
Chi amministra dovrebbe avere il coraggio delle proprie scelte, gli elettori, al momento opportuno saranno chiamati a giudicare anche questo tipo di operato.
Questo, comunque, è l’andazzo e non potremo essere certo noi a modificarlo, il Sindaco Cassì vuole ascoltare ragionamenti e riflessioni degli esperti, tanto varrebbe non limitarsi alle idee dei progettisti locali ma cercare
esperti in urbanistica con esperienze nazionali e internazionali in questo tipo di interventi.
Di nuovo, e di interessante, l’intervento di alcuni giovani architetti, Salvatore Digrandi, Alessio Bracchitta, Alberto Lacognata e Luigi Cavallo, che hanno illustrato i contenuti delle loro analisi sui vuoti urbani e sui sistemi intermodali di trasporto.
Per il resto, in assenza di idee nuove, sono state passate in rassegna le proposte già avanzate, in particolare per il riutilizzo dell’area dell’ex scalo merci che, finora non hanno denotato inventiva tale da affermare una idea nuova di Ragusa del futuro.
Tutto è legato a futuribili progetti della metro di superficie e ad un piano urbano della mobilità sostenibile che sono già complicati da affermare singolarmente, ancor di più se integrati in un unico sistema che per funzionare deve essere garantito dalla piena efficienza e operatività di entrambi.
Per l’area dello ex Scalo Merci, che ieri doveva essere al centro dell’attenzione, poco si è ascoltato di nuovo, si è fermi ancora alle idee della stazione degli autobus, dei mercati generali, si insiste su questa metropolitana di superficie che avrà un costo enorme, progetti complicati per le fermate in centro storico e, come tante opere locali, l’incertezza di essere completata se non ci saranno tutti i soldi sul tavolo prima dell’inizio dei lavori.
Troppo lusso per una città che stenta a trovare somme adeguate al verde pubblico, per il trasporto pubblico locale e per la pulizia della città e che non riesce ad imporre adeguati strumenti urbanistici come quelli del Parco Urbano di cui non si è ancora visto nulla, dopo anni di discussioni e di polemiche.

Ultimi Articoli