I consiglieri comunali 5 Stelle e Mario D’Asta hanno voluto il ‘plastic free’, ora si chiedono proroghe per non scontentare i commercianti

Si sapeva che sarebbe finita a richieste di proroga, dopo i primi 60 giorni, previsti già dalla prima ordinanza, poi altri 30 giorni per smaltire le scorte, un teatrino che ora si vorrebbe far continuare con una proroga fino alla fine dell’anno, questa volta perché non si trovano i materiali compostabili.
Una farsa, perché è poco credibile che piccoli esercizi commerciali, come quelli che vendono cibi da asporto, abbiano avuto scorte immense di piatti, contenitori e stoviglie di plastica, ora la favoletta che, ancora dopo 6 mesi dall’ordinanza, non si riescano a trovare gli stessi articoli in materiale compostabile.
Sono le priorità dei cosiddetti ambientalisti, che stravolgono abitudini e incideranno non poco sulle tasche dei cittadini, perché, alla fine, se il materiale compostabile costa molto non sarà certo il commerciante a subirne il maggiore costo che, facilmente verrà girato sulla clientela.
La stessa clientela che può andare nel comune vicino e comprare piatti di plastica, bicchieri, stoviglie, per uso personale.
Sono le assurdità di leggi che non tengono conto della realtà, ma guai se un sindaco non si trovasse d’accordo con queste pratiche che debbono cambiare il mondo, mentre tutto rimane com’è.
Il ridicolo sta nel fatto che tutte le macchinette per la distribuzione di caffè e di bevande calde hanno ancora i classici bicchieri di plastica non compostabile e nessuno dice nulla, nemmeno nello stesso Comune, nello stesso piano del Sindaco, nessuno si sogna di spegnere le macchinette e fa provvedere al rispetto dell’ordinanza.
Dopo aver proposto il ‘plastic free’, i 5 Stelle da difensori dell’ambiente si trasformano in difensori dei commercianti, in attesa di studiare qualche altra strategia per ritardare l’applicazione della norma che loro stessi hanno voluto.
Poi, come al solito, nel comunicato dei grillini si possono apprezzare divagazioni strane, come quella che “i nostri esercenti sii servirebbero nelle piazze vicine dove la cultura del plastic free non ha attecchito”.
Addirittura, si legge che i fornitori non hanno ancora colmato le scorte in magazzino, si legge pure che “diverso sarebbe stato se questa ordinanza fosse stata emanata a novembre o a dicembre dello scorso anno” ma non spiegano perché non si sono pronunciati prima in merito.

In merito interviene anche il Presidente comunale di ConfCommercio, che chiede tolleranza per gli esercenti, anticipando la strategia, in collaborazione con il Comune, di procedere ad acquisti centralizzati di materiali ‘bio’ a prezzi agevolati.
ConfCommercio tiene a precisare che sostiene la decisione presa dal sindaco Cassì che trasforma la città in una realtà urbana ‘plastic free’, consapevole dei danni procurati, finora, all’ambiente e arrivando a dire che la decisione è stata presa anche tardi.
Ma si chiede ulteriore proroga, come già sollecitato, ed esce fuori la boutade degli esercenti che, ad inizio anno, avevano messo dentro grosse scorte: un particolare che fa perdere credibilità e autorevolezza alla nota del Presidente Comunale di ConfCommercio, salvo che non vengano esibite le fatture di questi acquisti bestiali di inizio anno, naturalmente di un congruo numero di esercenti, tale da poter supportare una richiesta di proroga.

l’ordinanza dal 1 gennaio 2020 in quanto numerose attività commerciali ad inizio anno avevano messo dentro notevoli scorte di merce e in soli tre mesi non sarebbero state in grado di smaltirle. Dei 3 mesi richiesti dall’associazione di categoria, il Comune di Ragusa ne ha concesso soltanto uno. “Dal 1 ottobre – continua
Nel contempo il responsabile comunale di ConfCommercio anticipa che l’associazione e il Comune stanno sottoscrivendo una serie di convenzioni con le aziende del settore per far sì che il materiale in questione possa essere venduto a prezzi più agevolati.
In tutta questa vicenda assordante il silenzio dell’assessorato competente, allo Sviluppo Economico, che, in questi mesi avrebbe potuto anticipare le problematiche derivanti dal ‘plastic free’ e ricercare le soluzioni assieme all’utenza interessata.

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