I finanziamenti alle emittenti idonee a ricevere contributi pubblici

Siamo nel caos totale e alla confusione si aggiunge il comportamento di certi soggetti della sinistra che quando scoprono che di mezzo c’è il PD, in maniera sbrigativa decretano: “Ora ci sono loro (lega e grillini) e a loro tocca eliminare gli esempi di malapolitica”.

In fondo è vero, è una posizione che potrebbe essere accettata, ma difficilmente si arriverà a fare luce nel caos che esiste.
Tutto nasce dalla notizia che la radio leghista, Radio Padania, dovrebbe incassare un finanziamento di almeno 70.000 euro, solo che l’articolo non fa distinzione fra due fonti di finanziamento ben diverse, senza dire che considera il finanziamento già erogato.
Occorre considerare che esistono due fonti di finanziamento: uno è il “Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione” in capo alla Presidenza del consiglio, cioè quello che i grillini vorrebbero falciare con la riforma.
Altra fonte, da cui dovrebbero provenire i 70.000 euro per Radio Padania, ma anche, per esempio, 370.000 euro per Radio Popolare, emittente vicina alla sinistra e alla ex Presidente della Camera Boldrini, è quella relativa ad un bando del 2017, governo Gentiloni, Dpr 146/2017, in attuazione della legge di stabilità 2016, e sono a carico del Ministero dello Sviluppo Economico, retto appunto da Di Maio.
Praticamente questi soldi a Radio Padania provengono da un decreto del governo a guida PD, contro cui si scagliano ora quelli stessi del PD.
Per capire, l’emendamento dello scorso dicembre alla legge di Bilancio, già definito “liberticida” dalla Fnsi perché mette a rischio la sopravvivenza di un centinaio di testate, cancella una legge del 1990, di cui beneficia Radio Radicale, e taglia i finanziamenti previsti da un decreto effettivamente approvato durante il governo Gentiloni.
Ma i 70.000 euro per Radio Padania, e i 370.000 di Radio Popolare, consistono in tutt’altra cosa: sono regolati da un Decreto del Presidente della Repubblica (Dpr 146/2017), in attuazione della legge di stabilità 2016, e sono a carico del Mise, come del resto si legge sul sito web del ministero. Soldi pubblici che i grillini, non sentendosi minacciati in questo caso, non hanno toccato.
Occorrerà ora vedere se il taglio ai finanziamenti per l’editoria sarà generale oppure saranno verificati i destinatari e saranno adottate decisioni diverse per le diverse forme di finanziamento all’editoria, cartacea, radiofonica, televisiva e on-line.
In ogni caso c’è apprensione, nella sinistra, per le decisioni dell’attuale governo che vorrebbe togliere, con un colpo di spugna, privilegi vari. Particolarmente seguito è il settore dell’editoria, per il quale quelli della sinistra ha una concezione del tutto particolare: se si tratta di informazione erogata da testate come Repubblica o TG3, non ci può essere nulla da eccepire, né da criticare, perché c’è solo verità assoluta, obiettività e assoluta affidabilità delle notizie e dei commenti.
Diverso è invece il caso per qualunque altra voce, di posizioni politiche diverse, nel qual caso l’informazione è sempre non veritiera, strumentale, destinata a creare problemi all’informazione e al modello informativo conveniente.

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