Il Circolo ‘Il Carrubo’ di Legambiente Ragusa mette a nudo la scarsa trasparenza dell’informazione istituzionale

Il Circolo ‘Il Carrubo’ di Legambiente Ragusa insiste sul silenzio, e sulla mancanza di giustificazioni per lo stesso, da parte degli organi istituzionali relativamente alla perdita di petrolio nel sito di cava Moncillè.
Perché tanto silenzio ? Che cosa è successo che i cittadini non devono sapere ?
Il vicepresidente del Circolo, Nadia Tumino, evidenzia che, da almeno 45 giorni, in cava Moncillè c’è una perdita di petrolio da un pozzo ENI, chiuso da anni, che non si riesce a bloccare.
Non si sa a quanto ammonta il petrolio perso, quanto ne sia stato recuperato e quanto ha invece ha contaminato suolo e acque, di certo si sa che il livello delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) è stato superato anche per un solo parametro, altrimenti l’ENI non avrebbe dato immediata notizia al comune ed alla provincia, competenti per territorio, con la descrizione delle misure di prevenzione e di messa in sicurezza di emergenza adottate.
Né ci sarebbe stato un incontro, in prefettura, 20 giorni dopo l’incidente. Non si scomoda l’ufficio di Governo se il livello delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) non è stato superato.
In presenza di eventi tali si provvede al ripristino della zona contaminata, dandone notizia, con apposita autocertificazione, al comune ed alla provincia competenti per territorio entro quarantotto ore dalla comunicazione e si chiede il caso.
Qui la perdita va avanti da quasi due mesi. Lo confermano i comunicati stampa di comune e provincia che stranamente cominciano a dare qualche notizia tranquillizzante solo dopo che Legambiente ha denunciato l’inquinamento.
Fatto di una gravità inaudita, che mette a nudo la scarsa trasparenza dell’informazione istituzionale, evidentemente preconfezionata e diffusa secondo esigenze degli uffici, anche in questi casi di particolare emergenza.
Sotto assoluto controllo quello che il popolo può e deve sapere, roba da terzo mondo, da repubblica delle banane.

i responsabili dell’associazione ambientalista sono stati subissati di telefonate di cittadini preoccupati che hanno chiesto notizie che le istituzioni non avevano fornito.
Perché tutto questo segreto? Cosa nasconde l’ENI e cosa coprono gli enti pubblici? Perché non hanno detto nulla sull’incidente?
Legambiente vorrebbe la verità su quanto accaduto, in attesa di ricevere risposte serie ha provveduto a richiedere l’accesso agli atti amministrativi nei termini di legge, sperando di non aspettare molto e di far luce su una vicenda che si sta rivelando sempre più preoccupante.

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