Il grillino Firrincieli critica la proroga per l’uso della plastica non compostabile per i titolari di concessioni demaniali

Il grillino Sergio Firrincieli ha innescato un nuovo ciclo di opposizione: un comunicato condivisibile su problemi reali, come quello sulla crisi idrica che, seppur smentita dall’amministrazione e dall’assessore, vede circolare troppe autocisterne della coop Pegaso, e un comunicato di solita politica strumentale.
Per la crisi idrica, basterebbe controllare orari di apertura e chiusura dell’erogazione dell’acqua, come pure occorrerebbe controllare tutti i servizi erogati, indagando sulla causa delle penurie.
Il servizio è in concessione ma nulla potrebbe impedire al Comune di attivare un severo servizio ispettivo.

La proroga di applicazione dell’ordinanza “Plastic free” per i titolari di concessioni demaniali che avranno trenta giorni in più per smaltire le loro scorte, irrita Firrincieli che, nello scorso maggio, aveva già chiesto una proroga generalizzata.
Ora si creerebbe, secondo il pentastellato, una disparità di trattamento fra gli operatori sulle spiagge e i commercianti tradizionali, si creerebbero i presupposti per una concorrenza sleale.
Il grillino, che dovrebbe essere uno strenuo sostenitore dell’ambiente, non richiede una severa applicazione della norma ma, piuttosto proroghe allargate.
Da una parte, si inneggia al plastic free per impressionare l’elettorato, contestualmente si cercano di tutelare i commercianti.
Noi desidereremmo posizioni più chiare, non vorremmo che andasse a finire come con la raccolta differenziata dei rifiuti che invece di migliorare la città l’ha resa la città dei contenitori, dell’abbandono incontrollato dei rifiuti, grazie agli scienziati 5 Stelle e ambientalisti che dovevano prevedere tutto e hanno, invece, gettato Ragusa in un disastro difficile da risolvere.
Firrincieli non si da pace, non ha capito chi ha vinto le elezioni e si danna l’anima perché il sindaco non ascolta, non recepisce i suggerimenti di valore che possono arrivare dall’opposizione.
Resta difficile da capire come determinati esercizi facciano scorte per oltre due mesi di stoviglie e contenitori di plastica, ma questo è facilmente comprovabile dalle fatture di acquisto che devono essere precedenti ai 60 giorni
I commercianti che, eventualmente, hanno comprato dopo l’ordinanza, possono organizzare riunioni nelle case di campagna per smaltire la plastica inutilizzata.
Ma, a proposito, ancorché le famiglie non dovrebbero trovare plastiche proibite negli esercizi commerciali, perché non esiste un divieto generalizzato di uso, perché chi è sensibile a queste tematiche non solleva il problema e non pretende di imporre severe normative in materia?
Facile fare gli ambientalisti, difendendo le categorie produttive che per l’ambiente devono soffrire come soffrono tutti i cittadini per la differenziata
Addirittura, si pretende una proroga a 180, si vuole arrivare a fine anno, un tempo eccessivo per smaltire normali scorte. Cosa c’è dietro?
Lo stesso Firrincieli parla di rivoluzione di grande portata, ma quando hanno appoggiato questa iniziativa non dicevano che ci voleva un anno di transizione.
Ora si dichiara: “Una rivoluzione sacrosanta, sia chiaro, ma rispetto a cui è necessario garantire i tempi di attuazione più opportuni per consentire alla stessa di esplicare al meglio i propri effetti ed evitare che le sanzioni penalizzino le imprese già costrette a fare i conti con disagi non da poco”.
Era opportuno chiarire questo quando con il plastic free si faceva propaganda, né più né meno come si faceva con l’appalto per la differenziata, senza tenere conto dei risvolti della rivoluzione.
Avete voluto le rivoluzioni, rivoluzioniamoci tutti!

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