Il nuovo ospedale di Ragusa ha superato il rodaggio, non così per il sistema ospedaliero nel suo complesso

Del ‘Giovanni Paolo II’ non si parla più, se non per l’affollamento del Pronto Soccorso, criticità ormai cronica della sanità, non solo siciliana, per la grave carenza di personale.
Sembra che tutto vada per il meglio, ma possiamo affermare che tutto va bene, principalmente, per la grande professionalità dei medici e degli operatori sanitari che trasformerebbero in eccellenza anche un ospedale da campo.
Anche il trasferimento dei reparti, che sembrava fare paura agli stessi addetti ai lavori, alla fine, è stato portato a termine alla perfezione.
Chi ha avuto modo di sperimentare l’efficienza dei reparti e dell’assistenza può affermare che tutto fila liscio come meglio non si potrebbe.
Incombono, però, alcuni inevitabili, interrogativi su qualche problema che, ancora non si vuole risolvere.
Per esempio, dopo quattro mesi dal primo trasferimento di reparto, come mai il reparto di Ostetricia e Ginecologia è ancora al Maria Paternò Arezzo, con tanto di reparto di Neonatologia e Unità di Terapia Intensiva Neonatale?
Per la sistemazione al Giovanni Paolo II della Neurologia di Vittoria con la stroke unit si erano perse le speranze, perché si diceva che la sentenza del TAR, a seguito del ricorso presentato dall’accoppiata Piccitto-Iacono, valeva per il vecchio piano di rete ospedaliera, ma si hanno indiscrezioni su riunioni ad alto livello perché qualcuno intravede la reale opportunità che si rispetti il dettato del TAR.
Era, d’altronde, paradossale che, dopo la sentenza del TAR, l’assessore regionale predisponesse un nuovo piano della rete ospedaliera senza prevedere la stroke-unit a Ragusa.
Ma anche di questo non si sa nulla di nuovo.
Piuttosto, ritornano certe voci che vorrebbero un ulteriore trasferimento dei posti letto di Malattie Infettive, ma non al Giovanni Paolo II, dove non fu ospitato il reparto per dare spazio, consono al censo di chi lo doveva dirigere, al reparto di pediatria.
Ritornano le voci, assurde e scandalose, di un trasferimento dei posti letto di Malattie Infettive a Modica, dove qualcuno si è premurato di sistemare l’Unità Operativa Complessa della Specialità.
Sarebbe un ennesimo scippo per il capoluogo, che andrebbe ad aggiungersi alle cervellotiche, ma non tanto, scelte per altri reparti che pare viaggino a convenienza dei primari e non delle esigenze della collettività.
Cosa sta studiando, al riguardo il dott. Aliquò, peraltro, da poco, nominato Direttore Generale dopo il periodo di commissariamento dell’Azienda?
Sulla qualità delle scelte del manager nessuno ha dubbi, come pure su quelle dei valenti consiglieri e collaboratori, ma si sa che, per questo genere di cose, le ’tirate di giacca’ sono all’ordine del giorno.
Nell’occasione ci sarebbe da ricordare al neo Direttore Generale che la città non disdegnerebbe di conoscere le sorti dell’immobile del Civile, come pure non sarebbe sgradita qualche notizia su una eventuale riqualificazione del Maria Paternò Arezzo, anche alla luce delle voci che circolano sul suo utilizzo come struttura ospedaliera che potrebbe risultare non seconda al nuovo ospedale.
Nuovo ospedale che, si è scoperto, è solo la metà di un originario progetto nel quale le torri dovevano essere quattro: è la spiegazione per cui gli spazi sono già saturi e non si possono fare grandi progetti per allocare altri reparti.
Sarebbe quindi d’uopo muoversi per un completamento della struttura, perché qualcuno ha vantato gli stanziamenti cospicui per il nuovo ospedale di Ragusa, ma è opportuno far notare che i 50 milioni utilizzati dall’apertura dei cantieri a quella dei reparti sono solo un terzo della somma occorrente per il progetto del nuovo ospedale di Siracusa.
Questo per fare capire all’assessore regionale e al Presidente della Regione che “qua nisciuno è fesso”

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