Il territorio ibleo al centro dell’attenzione, preda facile e conveniente di giornali in declino

La Ragusa – Catania finisce su una rivista del gruppo L’Espresso Repubblica, in netto declino di vendite e di autorevolezza, strano che uno come il Sindaco di Ragusa Cassì si soffermi su un articolo che chiaramente è influenzato dalla campagna sempre attiva della sinistra contro i governanti giallo leghisti.
Parlarne, purtroppo, fa solo il gioco dei giornalisti e del giornale che trovano qualche lettore in più, dopo il clamore mediatico suscitato.
Trattare del sud est siciliano, della terra iblea, delle sue meraviglie, dei suoi tesori, del suo enorme patrimonio artistico architettonico è prioritario, ci ha provato positivamente anche la rivista concorrente Panorama, che non si trova meglio per numero di lettori e per autorevolezza dei giornalisti.
È produttivo anche parlare delle criticità di questi posti, che risaltano meglio fra le bellezze, ci ha provato, nei giorni scorsi anche l’ex direttore del Corriere della Sera che, spostandosi da Ragusa a Caltagirone, non ha trovato di meglio che scrivere sul quotidiano di via Solferino di qualche rifiuto ingombrante lasciato lungo le strade, nella dilagante assenza di indignazione generale, lui che vive in paradisi ambientali fra Milano e Roma.
Veniamo all’articolo sulla Ragusa Catania: il Sindaco Cassì si indigna per i giudizi inaccettabili e per una inchiesta parziale.
Sarebbe auspicabile che sull’opera rimandata e bistrattata, “in un percorso ondivago e contaminato da continui interessi elettorali”, secondo Cassì, si facesse luce in maniera seria, come stanno tentando i sindaci che hanno intenzione di impugnare il diniego da parte del Governo per la richiesta di accesso agli atti.
Il Sindaco si indigna perché ritiene superficiale bollare come inutile un’opera che ancora può essere ritenuta essenziale per il territorio, anzi strategica.
Ineccepibile il giudizio sulla valenza di una arteria che serve per la sicurezza di migliaia di cittadini che quotidianamente si spostano per lavoro, studio e necessità attraverso l’attuale, unica e inadeguata, via di collegamento tra la provincia di Ragusa, territorio con il PIL più alto del Mezzogiorno, e Catania, primo polo economico della Sicilia.
Un’opera indispensabile per lo sviluppo non solo economico dell’area, un’area con due aeroporti, diversi scali portuali turistici e industriali, un Ateneo con sedi distaccate, tenuto a freno dall’assenza, incresciosamente prolungata, di un’infrastruttura ordinaria che sarebbe assoluta normalità in qualsiasi altra parte d’Italia.
Al riguardo ci permettiamo evidenziare che, arrivati a questo punto, se il governo grilloleghista vuole prendere ancora tempo, sarebbe più opportuno dedicarsi al sollecito completamento dell’autostrada Siracusa Gela che permetterebbe, sia pure allungando di una cinquantina di chilometri, di avere un collegamento veloce con Catania: ma servono due impegni forti, quello di completare velocemente l’autostrada e di ottenere lo storno delle somme già stanziate a favore di altre opere infrastrutturali per il territorio. Ma, con l’attuale classe politica, sono solo utopie.

Quanto all’articolo della rivista del gruppo DeBenedetti, tessera n. 1 del PD, le finalità sono di una banalità elementare e per questo non comprendiamo perché il sindaco Cassì abbia voluto fare da cassa di risonanza ad una claque di disperati.
Evidente che si vuole gridare allo scandalo perché, con la decisione dei grillini, di bloccare il project financing, si andrebbe incontro ad una serie di risarcimenti a favore della SARC di Bonsignore, società alla quale sarebbero collegati altri gruppi importanti che non godrebbero di adeguata salute economica.
L’obiettivo è proprio quello di infangare, comunque, le scelte dei grillini, che si mettono fra l’incudine e il martello: bloccare il privato significa erogare consistenti risarcimenti, ed è quello a cui aspira il privato, a questo punto.
Andare avanti significa avventurarsi per una autostrada che, in effetti, autostrada non è, in un progetto complesso che si bloccherebbe alla prima difficoltà, i cui tempi di realizzazione sono semplicemente teorici e per il cui pedaggio le soluzioni sarebbero estremamente complicate.
Una situazione quella della Ragusa Catania che costituisce un esame troppo difficile per i novellini del governo grillino, forse i leghisti, forti di una tradizione imprenditoriale consolidata, saprebbero trovare le soluzioni giuste, serve anche ricordare che i bastoni tra le ruote del progetto sono stati messi dai burocrati di stato facenti capo all’area del PD.
Un puzzle inestricabile, quindi, dove l’intervento dell’Espresso è clamorosamente strumentale per fini ancora difficili, ma non tanto, da decifrare.
Quello che manca, e che stranamente non è sollecitato dal Sindaco Cassi, è un confronto aperto, un consiglio comunale aperto, con le forze politiche di governo che dovrebbero dare le risposte che si attendono ma che non riusciranno a dare perché grillini e leghisti locali con i vertici nazionali dei partiti in questione hanno lo stesso rapporto del padrone con il maggiordomo.
E’ incontestabile che uno come Nello Dipasquale ha trattato da pari a pari a pari con Renzi, con Del Rio, con Gentiloni, in terra iblea hanno circolato nomi eccellenti del gotha democratico, i sottosegretari erano considerati amici di casa.
In tema di grillini, Cancelleri non si è fatto mai vedere, Toninelli ha girato per mezza Sicilia ma ha evitato di toccare il sud-est, direttamente interessato da due opera importanti, Di Maio, evidentemente, è interessato solo alle nostre granite per la colazione e alla pasta al forno in adeguati location.
Della deputazione locale, in tema di Ragusa Catania e di Siracusa Gela, la totale latitanza, mentre dovrebbe essere asfissiante con gli esponenti grillini del governo.
Quel poco che c’è di Lega sul territorio, in occasione del recente passaggio a Comiso del Ministro dell’Interno Salvini, leader dei verdi padani, ha ricevuto una lettera della Segreteria Regionale della Lega Salvini Sicilia dove veniva specificato che la visita del Ministro era solo per motivi istituzionali e che, quindi, “non era previsto, e tantomeno non sarebbe dovuto avvenire, che i dirigenti del partito, a tutti i livelli, si fossero presentati al CARA di Mineo o al Commissariato di Caltagirone.
Roba da fare rabbrividire e che fa sognare per un ritorno in auge del Partito Comunista e della Democrazia Cristiana che hanno fatto grande l’Italia con il coinvolgimento del popolo.
E parlate ancora di Ragusa – Catania !

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