Interventi dell’on. le Minardo in tema di lavoro

Una proposta di legge dell’on. Nino Minardo dispone di riconoscere la qualifica di «lavoro usurante» alle attività svolte dai “cuochi” e dai “lavoratori offshore”, e tra questi anche i turnisti che svolgono lavori faticosi non solo nelle ore notturne ma anche durante il giorno.
La professione del cuoco, ad esempio, deve rientrare nella categoria dei lavori usuranti. Questa figura lavora generalmente a temperature ben oltre i 40 gradi, per passare a volte bruscamente ai -18 di una cella frigorifera nel mezzo di un servizio. In alcuni casi spesso, anche se la cucina chiude a mezzanotte, la permanenza sul lavoro può prolungarsi anche fino alle 2 di notte (o oltre in altri casi).
Sul carico di stress e responsabilità che un capo partita (ma anche un aiuto cuoco) ha su di sé quando prepara da mangiare per i clienti, basti ricordare che in cucina si maneggiano coltelli e fiamme per preparare cibi che verranno solitamente digeriti e assimilati da persone che affidano la propria salute in maniera automatica, ogni qualvolta si siedono ad un tavolo per ordinare.
I lavoratori offshore svolgono la loro attività prevalentemente su una installazione offshore, di giorno e di notte, per cui non può essere considerata usurante solo la medesima attività svolta di notte, nel caso specifico è logorante anche quella svolta nelle ore giornaliere.
A questa categoria vanno aggiunti i sommozzatori e lavoratori subacquei che «eseguono, in immersione, attività lavorative subacquee anche in via non esclusiva o in modo non continuativo, operando in acque marittime inshore ed offshore o interne.
L’attuale legislazione ai fini della classificazione del “lavoro usurante” il lavoro subacqueo considera soltanto la figura del “palombaro” fra le qualifiche che possono accedere ai benefici previsti per le categorie inserite fra quelle attività considerate “usuranti”. Fra le qualifiche che invece sono maggiormente esposte ai fattori usuranti dell’iperbarismo vi è appunto il “sommozzatore”. Ma questa qualifica non risulta essere nell’elenco dei “lavori usuranti”. Si tratta di lavoratori esposti ad un impegno psico- fisico non indifferente e a mio avviso possono esercitare il diritto di accesso al trattamento pensionistico anticipato se riconosciuta quale lavoro usurante l’attività che svolgono.

Ancora l’on. Nino Minardo interviene per la mancata completa attuazione della Legge sul caporalato.
Le campagne del mezzogiorno d’Italia continuano ad essere regno di lavoro sfruttato e fenomeni di illegalità che compromettono anche la concorrenza fra le imprese.
Eppure, c’è una legge per combattere tutto ciò. A quasi tre anni dalla sua entrata in vigore, la legge 199/2016 contro il caporalato è un testo che non ha trovato completa attuazione.
Pensata per riscrivere il reato di caporalato e introdurre quello di sfruttamento del lavoro con inasprimento delle sanzioni penali e delle misure cautelari, la legge è stata applicata finora solo nella sua parte repressiva. Sono previsti l’arresto in flagranza, la reclusione da 1 a 6 anni, il controllo giudiziario dell’azienda e la confisca dei beni anche per equivalente. È stata estesa, inoltre, la punibilità anche al datore di lavoro, a prescindere dall’intervento del caporale, in presenza di indici di sfruttamento.
Ho presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Interno e delle Politiche Agricole e forestali chiedendo l’urgenza di verificare i motivi per cui la legge non è stata applicata nella sua totalità e nel contempo di attivarsi per attuare le norme inapplicate in modo da contrastare seriamente questa piaga sociale.
La legge, peraltro, contiene anche misure che si propongono di migliorare le condizioni di lavoro e tutelare l’azienda e l’occupazione. L’80% delle norme contenute nella 199/16 non sono state ancora attuate; non basta l’applicazione delle norme che riguardano il profilo della repressione ma bisogna attuare anche la parte preventiva, che parla di misure su collocamento e trasporti o quella relativa al controllo giudiziario sull’azienda che ha l’obiettivo di non interrompere l’attività agricola.

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