La celebrazione della memoria di San Luca all’hospice del Maria Paterno’ Arezzo

“E’ stata una delle celebrazioni più emozionanti degli ultimi anni. Sentire il calore e l’affetto che ha pervaso lo scambio tra medici e pazienti costituisce una carica proveniente dal profondo che mi porterò dietro per parecchio tempo”.
Così il direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute di Ragusa, don Giorgio Occhipinti, sintetizza quanto accaduto questa mattina in occasione della festa di San Luca, patrono dei medici e dei chirurghi, che quest’anno, con la collaborazione dell’Asp, si è tenuta nella sede dell’hospice all’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa Ibla.
Una sede scelta non a caso visto e considerato che, con la responsabile della struttura, Antonella Battaglia, è stato deciso di affrontare l’argomento delle cure palliative.
“Che rappresentano – ha detto don Occhipinti – un approccio volto a migliorare la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano ad affrontare problematiche associate a malattie inguaribili.
Ringrazio la dottoressa Battaglia e il suo staff non solo per la collaborazione nell’organizzazione della giornata ma anche e soprattutto per il sostegno importante e sostanziale che forniscono ai pazienti in ogni fase che riguarda l’evoluzione della loro malattia.
Il concetto di umanizzazione delle cure va inteso come attenzione posta alla persona nella sua totalità̀ per i bisogni organici, psicologici e relazionali. Le crescenti acquisizioni in campo tecnologico e scientifico, sempre in costante evoluzione, permettono oggi di trattare patologie una volta incurabili, ma restano disgiunte, nella quotidianità̀ della pratica clinica, dalla necessaria consapevolezza dell’importanza degli aspetti relazionali e psicologici legati all’assistenza”.
E la dottoressa Battaglia ha sottolineato che “l’esperienza del ricovero in ospedale è descritta, secondo i risultati d’inchieste e studi effettuati su utenti del servizio ospedaliero, come un evento psicologicamente traumatizzante, caratterizzato da una serie di disagi fisici e psichici che si aggiungono alla sofferenza derivante dallo specifico stato morboso che ha motivato il ricovero.
Ecco da cosa nasce l’interesse verso una medicina in grado di accompagnare i pazienti e le famiglie lungo il percorso della malattia, umanizzando le cure e sostenendo gli assistiti oltre il routinario approccio al malato e alla sua patologia”.
Il vice direttore della Pastorale della salute, Rosario Ficara, ha invece tracciato un profilo della figura di San Luca, sottolineando che ad Antiochia aveva conosciuto Paolo di Tarso e che divenne discepolo degli apostoli. Era in possesso di una buona cultura e il suo Vangelo, scritto tra il 70 e l’80 d.C., è dedicato a un certo Teofilo, probabilmente un eminente cristiano o un personaggio dell’amministrazione imperiale.
Alla giornata hanno partecipato anche l’assessore comunale Luigi Rabito, il direttore dell’Asp distretto di Ragusa, Giovanni Ragusa, Carmelo Tumino del Suap, Teresa Fattori della Lilt, la Samot di Ragusa, la cappellania ospedaliera, i clown dottori, numerosi medici e operatori sanitari e naturalmente padre Salvatore Giaquinta, nella qualità di cappellano ospedaliero.
Molto toccanti le testimonianze di un infermiere dell’hospice oltre che quelle rese da una famiglia che ha avuto in cura un proprio congiunto.
E poi, a fare da cornice all’evento, le piante realizzate dagli ammalati, un dipinto e il libro in cui scrivere le proprie emozioni.

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