La drammatica condizione del centro storico di Ragusa sotto i riflettori dell’ennesima classifica che ci vede agli ultimi posti

Un passatempo snob, quello delle classifiche stilate da testate e associazioni nazionali su vari aspetti della vita cittadina di capoluoghi, province e regioni.
Non sempre i dati, per quanto indiscutibilmente attendibili, forniscono una immagine reale per la presenza di indicatori diversi che, soprattutto nel caso di indagini su scala provinciale, condizionano l’esito per il centro capoluogo che viene identificato come solo protagonista della ricerca.
A poco vale anche la constatazione, nel caso della nostra città, che gli indici ci pongono, generalmente primi in Sicilia e davanti a centri più blasonati di tutta Italia.
Ma le classifiche servono come strumento di opposizione politica all’amministrazione di turno e diventano argomento di supporto alle critiche nei confronti degli amministratori che spesso sono incolpevoli bersagli per responsabilità che non si possono ascrivere, in toto, al governo cittadino, presente e passato.

In questo senso abbiamo un esempio in questi giorni, l’Associazione Nazionale Centri Storici Artistici conduce una ricerca, in collaborazione con il Cresme, il Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia, sulle condizioni dei centri storici dei capoluoghi italiani e ne viene fuori un quadro non esaltante, per molte città, che vede Ragusa agli ultimissimi posti della classifica e, in particolare, al penultimo per le abitazioni vuote in centro.
L’occasione è buona per trovare da ridire sull’amministrazione grillina, per concentrare le responsabilità del degrado sulle spalle degli attuali amministratori, soprattutto a pochi mesi dal rinnovo del governo cittadino.
Una situazione a tutti nota, che trae origine dalla bocciatura regionale del piano particolareggiato che bloccò sul nascere i tentativi di ridare vita al centro storico, che ha trovato nella fisiologica andatura lenta ma sicura dei 5 Stelle un ostacolo allo sviluppo: troppo attenti agli equilibri di bilancio, impotenti di fronte alle carenze di organico, con assessori al ramo che si sono rivelati senza una visione competente dell’urbanistica cittadina, i grillini hanno assistito senza eccessivo allarme al dilagare, in città, di un fenomeno che non è solo edilizio, ma sociale, economico e culturale, in verità comune a molte parti d’Italia, come acclarato dalla ricerca.
Le abitazioni vuote, i giovani che vanno in periferia, la chiusura di molti esercizi commerciali, il dilagare delle sistemazioni abitative per migranti di varia tipologia, non sono solo un fenomeno della nostra città, e l’impossibilità di opporsi alle decisioni della regione in tema urbanistico o commerciale oppure di limitare l’invasione di extracomunitari favorisce la degenerazione dello stesso.
Comprensibile l’attacco agli attuali amministratori ma utopistico l’auspicio che eventuali successori possano intervenire positivamente sulla questione, anche assodato che nessuno degli aspiranti amministratori, come pure nessuna formazione politica, ha mostrato di avere contezza di possibili soluzioni.
La problematica è stata posta all’attenzione dai consiglieri comunali del Partito Democratico, Mario D’Asta e Mario Chiavola, che hanno ribadito la necessità di provvedimenti, segnatamene per la sicurezza e la legalità in centro storico, per affitti in nero, per le condizioni igienico-sanitarie di talune abitazioni, per l’abitabilità di strutture trasformate in vere e proprie strutture ricettive senza i necessari requisiti, tutti fenomeni, però, che poco hanno a che fare con l’autorità comunale, essendo afferenti a problemi di ordine pubblico e di sicurezza.
Se il fenomeno degli immigrati riempie il centro storico di soggetti e di vicini indesiderati, e spopola ulteriormente il vecchio nucleo abitativo della città, non si può ascrivere al sindaco la colpa.
Se chiudono i piccoli esercizi di quartiere, lo spopolamento è fisiologico, Ragusa soffre anche dell’attenzione, forse esagerata, anche della Legge sui centri storici, per Ibla che ha dirottato esclusivamente sul quartiere barocco le incentivazioni per attività economiche, lasciando Ragusa superiore nel dimenticatoio per diversi anni.

Anche il prof. Cervellati, insigne urbanista, progettista del nostro PRG, che non ha saputo lasciare traccia tangibile della sua professionalità nella nostra città, in occasione di una sua ultima visita a Ragusa, ha semplicemente indicato l’indirizzo del centro storico come esclusiva destinazione di attività di ristorazione per un suo recupero efficace, una sorta di centro commerciale naturale di ristoranti, pizzerie, paninerie e pub destinati a intasare l’aria di odore di frittura e cibo cotto, con il rischio, reale, di vivacizzare il centro storico solo nelle ore serali.
In tutta Italia i centri storici sono in crisi, dappertutto raddoppiano le case vuote, i pochi che si sono profondamente sviluppati, si sono trasformati in villaggi turistici.
Un quadro complesso che è in balia di dinamiche di trasformazione spesso sfuggenti agli amministratori, dipendenti da fenomeni collegati al turismo a basso costo, con il crollo dei prezzi di mercato degli immobili, anche per edifici di pregio.
La generalizzata perdita della capacità di governo di queste parti delle città, così importanti e fragili, è da addebitare alla crisi del commercio minuto, alla terziarizzazione del patrimonio, allo stock edilizio non occupato, all’assenza di adeguati investimenti per la manutenzione e la gestione,
Come ha sottolineato il Presidente dell’Associazione che ha condotto la ricerca, Bandarin, occorre che la salvaguardia dei centri storici non riguardi solo la conservazione dei grandi monumenti del passato, ma richiede soprattutto un migliore mix tra gli usi privati e pubblici e il mantenimento dell’equilibrio sociale, con attente politiche che non mettano in competizione centro e periferie, ma riescano a creare sistema in una ottica di visione futura della città.
A Ragusa, non dovrebbe essere difficile la soluzione del problema, anche se la classe dirigente, attuale e aspirante tale, manifesta preoccupanti silenzi che denotano incapacità di identificare soluzioni.
Non si tratta solo di piano particolareggiato come proclamano i soloni del caso, soluzione che produrrebbe i suoi effetti in tempi troppo lontani per la gravità della situazione, occorre mettere mano, immediatamente, al recupero degli spazi comunali inutilizzati che, da centro di aggregazione e di cultura, possono contribuire alla rinascita, relativamente immediata, del centro storico superiore: l’ex biblioteca, l’ex tribunale, già sede della facoltà di giurisprudenza, il cinema Marino, le scuole del Carmine, devono diventare vivi al più presto per riportare gente in centro, di giorno e non solo nelle ore serali e notturne.

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