La mancata rivoluzione a 5 Stelle

Al centro della cronaca politica le riflessioni che avrebbe rilasciato, sulla pagina facebook, Vittorio Di Battista, padre di Alessandro, di recente sotto i riflettori per la scelta di non ricandidarsi per potersi dedicare alla famiglia e al figlio da poco nato.
Fra i simpatizzanti e i sostenitori del Movimento 5 Stelle, Di Battista e molto seguito e apprezzato, secondo alcuni più di Di Maio, comprensibile come facciano notizia anche le riflessioni del padre, conosciuto anche come attivista di destra.
Il vecchio (anagraficamente) Di Battista ha voluto denunciare i limiti del Movimento 5 Stelle, lamenta una deriva ‘moderata’ che, nel tempo, lo avrebbe amareggiato e infastidito.
Parla in riferimento ad un articolo di Ferruccio Sansa sui blog del Fatto Quotidiano, spara a zero sul Movimento ma, in una intervista radiofonica, precisa che le sue non sono accuse dirette a qualcuno ma semplici constatazioni.
Precisa, innanzitutto, che “Il movimento è fatto da persone per bene che hanno il senso dello Stato. Tanto che pensano che lo Stato vada rispettato. Anche io penso che vada rispettato ma non quando è gestito da un’associazione a delinquere».
Una mancata rivoluzione, uno sciogliersi della spinta propulsiva iniziale, non è più lo tsunami dell’indignazione.
Dirompente il contenuto del post: “Siamo stati “rivoluzionari” per qualche settimana, “incomprensibili” per qualche mese, “preoccupanti” per qualche semestre.
Poi la sottomissione alle regole, il timore di venir criticati, la scelta di essere “per bene” e di comportarsi da persone per bene.”
E già, in queste parole, troviamo attinenze con quanto accaduto a Ragusa, dove il Movimento, più volte, si è mostrato accondiscendente verso i residui di una classe politica vecchia e legata alle vecchie consuetudini, all’insegna dell’“abbiamo fatto sempre così”.
Emblematico il caso delle modifiche al regolamento dei lavori d’aula, risultato alla fine assai annacquato per le forti pressioni dei vecchi esponenti politici per mantenere i privilegi occulti che rendono ancora appetibile la carica di consigliere, tanto che già si sgomita per le prossime candidature e che fino a ieri, in aula, c’era chi si lamentava delle variazioni al regolamento che impedirebbero giochini per strategie elettorali
Di Battista, nel suo post, così continua: “Col “vaffanculo” e con l’apriscatole, abbiamo fatto irruzione nella palude di merda, abbiamo mescolato le carte, abbiamo terrorizzato i nemici, quelli pavidi, quelli più abbarbicati, quelli più pericolosi e perfino quelli sordi, rinnegati ed emeriti.
È stato veramente uno tsunami, il nostro, che li ha costretti alla fuga precipitosa, al nascondersi e al pensare a come reagire per salvarsi. Ma a pensarci siamo stati noi.”
Dal primo intervento, ottimo, in Parlamento, quello sui marò sacrificati agli interessi di qualcuno, non abbiamo più incalzato, minacciato, urlato ed impedito agli altri di riprendere fiato.
Subito siamo diventati osservanti delle regole, rispettosi delle istituzioni, timorosi di venire rimproverati ed espulsi.
Merda. Il tonno è rimasto nella scatoletta, ci hanno dato il contentino di cambiare qualche goccia di olio rancido ma il tonno è sempre lì.
Ma loro NON sono per bene, loro sguazzano nel male, nella corruzione, nelle ruberie e nel disprezzo della gente, dei cittadini e della legalità.
Sono amareggiato perché abbiamo perso la spinta, abbiamo perso la speranza degli esclusi, la convinzione che per cambiare bisogna ripartire e rivoltare tutto, tutti ed il Paese intero.
In fondo al tunnel non c’è luce, c’è il buio che ancora avvolgerà gli onesti, i normali e gli esclusi.
Mi torna in mente il “grido” di Dario Fo a Milano, “noi non ci siamo riusciti, provateci voi” e sono amareggiato, disilluso e, temo, tradito.
E poi sono infastidito dalla sudditanza tecnica e linguistica che abbiamo adottato. Ho visto il manifestino che annuncia la prossima manifestazione di Verona, ho letto di “activism”, di “call to action”, di “sharing”, di “learning” e di “open day”.
Ecco, questo manifestino di Verona mi resuscita il “vaffanculo”, questo rivolto agli appassionati di “english language and usage”.
Gira poi anche un altro stamp di un altro post in cui l’account si dichiara soddisfatto per il dibattito suscitato dal primo.
Da Ragusa sono in molti a condividere le parole del padre di Di Battista, attivisti e simpatizzanti che non ne possono più delle sempre maggiori delicatezze del Movimento 5 Stelle, dell’amministrazione pentastellata, del Presidente del Consiglio e dei consiglieri sempre più asserviti alle opposizioni che non risparmiano occasioni di rivolgere critiche e offese ai 5 Stelle.
Troppe concessioni alla vecchia politica, lentezza per l’urbanistica, erano venute fuori magagne di doppia documentazione sul piano regolatore, ma non si è affondato il coltello nella piaga, estrema docilità per le costruzioni alberghiere in verde agricolo, non si è voluta intraprendere la guerra contro le perforazioni per la ricerca di idrocarburi e gas del sottosuolo, gli stessi costruttori, protagonisti della storia del territorio, ancora sul palcoscenico, ‘illuminati’ da nuova luce, grazie ad assessori illuminati e disponibili a non far risentire i cambi di gestione, complicità somma per insabbiare la questione dei fondi residui mancanti della legge su Ibla, omissioni sulle inadempienze dell’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti solidi urbani, circolano voci, addirittura, sui tentativi di insabbiamento di una indagine interna, seguita d una interrogazione, su alcuni consiglieri comunali che, all’atto dell’insediamento, non avrebbero avuto i requisiti necessari per assumere la carica, indagine che andrebbe avanti da mesi e che si è mossa con estrema lentezza, mentre diverse posizioni, evidentemente ‘avvisate’ venivano fatte sanare.
Anche Palazzo dell’Aquila doveva essere aperto come una scatoletta di tonno, ma il tonno è ancora tutto al suo posto, anzi si è avuta la cura di raccogliere qualche reperto del passato per impreziosire la raccolta.
Di Battista non è il solo ad avere motivo di esprimere amarezza per l’occasione persa.

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