La Passalacqua rivela gli stessi limiti iniziali dell’anno precedente, la tifoseria è già abbastanza nervosa

Premettiamo che, quest’anno, non seguiremo le vicende della Passalacqua Ragusa in campionato, a seguito delle decisioni della Lega che ha introdotto lo streaming a pagamento per tutte le partite della stagione, fatti salvi alcuni incontri di cartello che saranno ripresi da una emittente televisiva.
La limitazione non ci trova d’accordo perché invece di sfruttare le opportunità, a basso costo, della tecnologia moderna, si approfitta per fare cassa.
Occorre riconoscere che le cifre richieste non sono impossibili ma è giusto anche rilevare come gli incassi, per la Lega, non risolveranno nulla, come, soprattutto, non contribuiranno a promuovere il movimento del basket femminile di serie A che si muove, un po’ dappertutto, su numeri di pubblico assai limitati.
Nemmeno la società ha inteso, come ha fatto più volte in passato, venire incontro all’entusiasmo dei tifosi e non ha organizzato la visione per gli stessi all’interno della sede, al PalaMinardi, sotto la tribuna B.
Questo, in parte, comprensibilmente, perché significherebbe vanificare lo spirito dello streaming a pagamento.
Dopo l’esordio in campionato a Torino, nell’Open Day, dove la Passalacqua ha conquistato i primi due punti a spese della neopromossa Geas di Sesto San Giovanni, squadra dalle grandi tradizioni, oggi decaduta, quello in casa, contro il Venezia, non ha avuto l’esito sperato.
Le lagunari rappresentano una delle squadre considerate al top di questo campionato, assieme a Schio e al Napoli di Nino Molino. La squadra ragusana è inserita di diritto, assieme a queste, nel novero delle candidate allo scudetto, dopo aver disputato i play off da protagonista negli ultimi anni.
Un calendario difficile costringe la Passalacqua a dover affrontare, subito, alla seconda e alla terza giornata, le big, prima Venezia, nell’incontro di ieri, martedì 16 ottobre, e Schio, in trasferta, la domenica successiva.
Il primo scontro diretto ha visto la squadra ragusana soggiacere alla migliore forma fisica delle lagunari che possano contare su atlete del calibro della Anderson e della Carangelo e che non hanno mostrato cali di concentrazione dopo l’esclusione dal turno di Coppa.
Una partita persa per soli tre punti, ma che, in effetti, è stata sempre dominata da Venezia.
Si può essere confortati dal fatto che anche nella passata stagione l’inizio non era stato dei migliori e, alla fine, invece, si è rischiato di vincere lo scudetto.
Confortati perché, in sintesi, ci ritroviamo con gli stessi problemi, non c’è una play di livello, ieri, nel ruolo, solo virgole e nessun bagliore che possa far ben sperare per un futuro con una regia degna di questo nome.
Non c’è nemmeno chi tira da tre, la panchina è corta e le italiane sulle quali si vuole fondare sempre il nocciolo duro della squadra, puntualmente, deludono contro le grandi, permettendo di dire che è facile fare belle prestazioni contro squadre di media e bassa classifica.
Hamby, Kuster, Harmon, e anche la Cinili, hanno fatto il loro dovere, ma è chiaro che non possono sostenere all’infinito il peso di tutte le partite e di tutte le squadre avversarie.
Non è una situazione molto dissimile da quelle già viste, per cui c’è da sperare che, almeno, si possa arrivare tranquillamente ai playoff.
A margine, e in coda alla partita, lo spettacolo è stato assicurato dalla tifoseria locale, in evidente stato di nervosismo perché sperava in un esito diverso della partita.
Nervosismo accresciuto dalla presenza sul parquet della ex Gaia Gorini che, alla fine, ci ha rifilato 6 punti, ha gestito bene le sue azioni quando è stata in campo e se ne è andata in albergo legittimamente felice per la vittoria.
Ampiamente contestata da gran parte della tifoseria, specie sul finire della precedente stagione, per le prestazioni non eccellenti, ha visto salutare la sua cessione con sollievo da parte della tifoseria.
Uscire dal Palaminardi con la vittoria nel borsone e constatare che, nel suo ruolo, la Passalacqua fa acqua (scusate il gioco di parole), più o meno come prima, è stata una sua piccola vittoria e, di conseguenza, una ulteriore sconfitta per la tifoseria.
Che se l’è presa con uno dei tanti estimatori della Gorini, un supertifoso del gruppo Si Stona, degli ultras del PalaMinardi, che, indossando una maglietta della Gorini, si è soffermato con lei per i saluti e per le foto di rito, mentre l’atleta, sin dal suo ingresso in campo, in maniera del tutto legittima e, sotto certi aspetti anche comprensibile, non aveva degnato della benché minima attenzione gli ex tifosi che, fra l’altro, le hanno riservato una selva di fischi, al momento della presentazione delle squadre.
Un comportamento del tutto antisportivo, e anche fuori luogo, riservato non solo alla Gorini ma anche al tifoso amico e componente del gruppo che è stato pesantemente apostrofato, da qualcuno, in maniera becera.
L’episodio non è rimasto circoscritto all’interno del PalaMinardi, ma è stato amplificato dai commenti sui social, segnatamente sulla pagina del gruppo Si Stona, dove non sono mancati i commenti più diversi.
L’atteggiamento nei confronti della Gorini non è stato attenuato, in molti hanno stigmatizzato le offese al tifoso, qualcuno ha minacciato di voler uscire dal gruppo che mostra, con abbastanza evidenza, forti limiti di coesione e assoluta insofferenza verso posizioni che non siano quelle degli amministratori del gruppo e del loro ristretto cerchio magico.
Era prevedibile che la questione della Gorini venisse fuori in occasione del suo ritorno a Ragusa, amplificata dalla sconfitta e dai limiti della squadra che, almeno in questa occasione, è stato dimostrato, non essere dipendenti dalle prestazioni dell’ex numero 5 biancoverde.
Si può ritenere che tutta la polemica, al di là dei rapporti personali, rientrerà in settimana, qualche dubbio rimane per la tensione dei tifosi che intravedono altre nubi all’orizzonte per la difficile partita di domenica prossima contro Schio che, secondo le più logiche previsioni, potrebbe lasciare Ragusa in fondo alla classifica.

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