“La solita sceneggiata sul raddoppio della Ragusa – Catania”

Una nota di Italia in Comune sulla irrisolta questione della Ragusa – Catania, progetto che i responsabili della formazione politica definiscono autostrada.
Non è desueta l’idea di abbandonare il raddoppio dell’arteria a favore di un maggiore sostegno al completamento veloce della Siracusa-Gela, possibilmente completando il tratto fino a Ragusa, per quanto sarebbe importante il collegamento con Gela.
Ma non sembra che ci sia questa intenzione di fare scelte coraggiose, come pure le tematiche ambientali possono essere accettate se si fermano tutti i progetti di nuove strade, certo non solo quello della Ragusa – Catania.
Quanto all’affermazione che la Ragusa – Catania non sarà completata prima del 2030, ad essere ottimisti, è assolutamente condivisibile, come pure sono condivisibili le considerazioni sui costi che lieviteranno in maniera esponenziale.
Quanto alle utopie di vie sul mare e di investimenti sui porti, è meglio soprassedere. Più realistico chiedere la sistemazione delle strade provinciali e una reale messa in sicurezza dell’attuale Ragusa-Catania, ma è altrettanto realistico che ci saranno enormi difficoltà per trovare i fondi necessari.

Questa la nota di Italia in Comune:

Quando fu pensata, oltre 20 anni fa, l’aeroporto di Comiso non esisteva, l’autostrada Siracusa- Gela si fermava a Cassibile e l’autostrada Catania-Siracusa era ancora in costruzione.
Oggi la situazione è del tutto cambiata: si vola da Comiso e fra un paio di anni a 20 km da Ragusa ci sarà un casello autostradale, quello di Modica, che ci porterà a 130 km/ora fino a Messina, passando per Siracusa e Catania ma si continua a parlare della Catania-Ragusa come di una infrastruttura indispensabile.
Per non parlare che l’unione europea ha già deciso di spostare i suoi obiettivi strategici verso il risparmio energetico, per tentare di fermare il cambiamento climatico, e fra questi obiettivi le infrastrutture per la mobilità su gomma non sono sicuramente prioritari.
È probabile che, completata l’opera, ci accorgeremo che è inutile. Finora nessuno ha cercato di fare luce sui reali costi, sui tempi di realizzazione e sui disagi. Se si prende come riferimento l’infrastruttura più importante in fase di realizzazione, la pedemontana veneta, superstrada a pagamento, si nota che finirà per costare alla regione Veneto 4 volte il preventivato, 12 miliardi al posto di 3 (relazione della corte dei conti del 2018) e se va bene sarà conclusa a fine 2020, 11 anni dopo l’inizio lavori.
Di questo passo, se va bene, la Ragusa-Catania sarà pronta nel 2030. Per non parlare degli enormi disagi a causa dei cantieri sull’attuale sede stradale.
Tutto per risparmiare, se va bene, 20 minuti.
Se poi questo risparmio lo si vuole calare sui lunghi tragitti, come quelli delle merci che partono da Vittoria per il nord-Italia, parliamo del nulla.
Meglio investire sui porti e far viaggiare le merci via mare.
Su un’opera del tutto inutile i politici di ieri, ma soprattutto quelli di oggi vogliono costruirsi il consenso e le campagne elettorali non dicendo la verità ai cittadini inseguendo gli idoli.
In Sicilia ci sono quasi 15.000 km di strade provinciali in condizione che, a voler essere buoni, sono in massima parte in uno stato penoso. E sono quelli che utilizzano la stragrande maggioranza dei cittadini siciliani.
Poi ci sono le strade incompiute di competenza ANAS, quali la Agrigento-Caltanissetta e la Agrigento-Palermo, che val la pena di completare prima di iniziarne una nuova.
Visto che il ministro delle infrastrutture Toninelli ha detto che l’autostrada si farà solo con fondi ANAS sarebbe opportuno che dica dove, a voler essere cautelativi, troverà nei prossimi anni almeno 2 miliardi di € che l’esperienza veneta ci porta a considerare.
A questo punto puntiamo sull’autostrada Modica-Siracusa e facciamo una battaglia per la manutenzione dei 1.000 km di strade provinciali in condizioni pietose, per la messa in sicurezza dei tratti più pericolosi della strada statale per Catania e della SS 115 e per una nuova ferrovia da Comiso a Vizzini, e da lì a Catania.
Le vere opere utili ai cittadini e all’ambiente.

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