La stagione dei peripatetici della politica alla ricerca delle poltrone

Grande fermento nella politica siciliana. Se, a livello nazionale, ci sono due blocchi distinti, con il vecchio centro destra in netto vantaggio, con la presenza dominate della Lega e quella in crescendo della destra di Fratelli d’Italia, opposto ai blocchi alleati del Partito Democratico e dei 5 Stelle, è la Sicilia che, come sempre, recita il ruolo di laboratorio politico. Ruolo che, in teoria, è determinato dal fatto che, in ordine temporale, ci saranno prima le elezioni regionali siciliane a stabilire il nuovo quadro di alleanze politiche e di nuove possibili egemonie valide per altre elezioni.
In Sicilia, al momento, non si vedono elementi per riproporre l’alleanza giallorossa di governo: i grillini sognano ancora di ripetere l’exploit delle ultime elezioni, sogno che li tiene distanti dal possibile abbraccio con il PD che, da parte sua, senza proclami e senza far mostra di eccessiva sicurezza, continua per la sua strada.
Del resto, chi capisce di politica sa che l’unica alternativa per battere il blocco di centro destra è l’alleanza fra 5 Stelle e PD, come quella che, bene o male, tiene il governo nazionale, ad onta dei numeri e dei consensi circolanti. Smanie di egemonie locali e strategie farneticanti che, purtroppo, sono di casa fra i grillini e fra certe frange privatistiche del PD, porterebbero dritto alla scomparsa dei due partiti in Sicilia o li relegherebbe, comunque, ad un ruolo di comprimari.
Fra destra e sinistra galleggia, con un canotto non ancora del tutto gonfio, il nuovo partito di Renzi che appare come l’Arca di Noè dove tanti cercano di salire per scampare al disastro.
E’ il terreno ideale per i peripatetici della politica che non hanno certezze del loro futuro e delle loro candidature: la convention di Catania di Italia Viva è stata il festival dei peripatetici siciliani, anche nel nuovo partito di Renzi poche le facce nuove, poche le novità politiche, prevale il riciclaggio sfacciato.
Non solo di elementi di sinistra ma, più ancora di centro destra, Sammartino eletto nell’UDC, D’Agostino che proviene dall’MPA di Raffaele Lombardo, Valeria Sudano eletta nel PD, nipote di un potente DC, entrata in politica nel Cantiere Popolare di Saverio Romano. Ma ci sono anche Tamajo, eletto in Grande Sud di Miccichè e Cafeo, uomo vicino al dominus andreottiano di Siracusa, Gino Foti.
Un guazzabuglio di sigle e di partiti di appartenenza che richiede un esperto enigmista per capirci qualcosa, al di fuori dei nomi altisonanti, di cassetta per racimolare i consensi elettorali, per il resto, per ora, Italia Viva si affida localmente, a nomi di seconda e terza linea, messi là per mettere cappello, gente che al momento opportuno sarà invitata a farsi da parte per cedere i posti in prima fila.
Tutto da scoprire cosa faranno da grandi ‘diventerà bellissima’ del Presidente Musumeci e Fratelli d’Italia, mentre nell’area di centro destra resta una Lega che non ha, al momento numeri per sfondare in Sicilia.
Non a caso c’è un tentativo di feeling in atto fra Miccichè, per quel che resta di Forza Italia e la Lega che cerca personaggi per accreditarsi nell’isola: di questa operazione risulta, al momento, protagonista il nostro parlamentare ibleo Nino Minardo per cui è stato scelto un ruolo, per ora del tutto incomprensibile, di ‘pontiere’ per i futuri rapporti fra Forza Italia che non esiste e la Lega.
Un rapporto poco chiaro, accennato solamente ad alcuni giornali regionali, dove Minardo sta in mezzo ad un passaggio, non ancora ufficializzato, nella Lega, mentre ci sarebbe l’intenzione di mantenere distinti i due partiti, il tutto chiaramente con malcelati tentativi di accaparrarsi le posizioni migliori per le candidature, sempre destinate ai soggetti di sempre. Per le facce nuove e per una nuova politica, tutto rimandato.
Si parla solo di alleanze comunque da fare per il bene della Sicilia, di programmi, di idee, di intenzioni per far valere i diritti della Sicilia, nessuno parla, dove trovare i voti fra i resti di partiti lasciati allo sbando per anni, nessun cenno.
Finirà come nelle ultime elezioni, ci sarà solo la pioggia di consensi per il partito di tendenza, sia esso la Liga veneta o la sinistra di Macron, gli eletti saranno quelli che hanno saputo trovare l’opportunità migliore e la sedia in prima fila.

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