L’assessore Giovanni Iacono ha presentato il piano degli interventi per la lotta al randagismo

Alla presenza del Dirigente dell’ASP, responsabile del randagismo, il dr Gaetano Gintoli, e del Dirigente comunale del settore, il dr Franco Lumiera, che era accompagnato dalla funzionaria dott.ssa Vindigni, l’assessore alla tutela degli animali, Giovanni Iacono, ha presentato, in conferenza stampa, il piano di interventi per la lotta al randagismo.
Sono intervenuti anche i rappresentanti delle associazioni animaliste che collaborano con l’assessorato, fra cui Franca Schininà, storica esponente delle associazioni che si occupano di tutela degli animali e, segnatamente, degli amici a quattro zampe come comunemente vengono chiamati cani e gatti.
L’assessore Iacono ha esordito ammettendo che la percezione che ci siano troppi cani in circolazione libera in città è fondata, ma ha voluto sottolineare come incessante è stato, sin dall’insediamento della giunta, il lavoro per le questioni e le tematiche emergenti del settore, segnatamente per il fenomeno del randagismo che, su un territorio vasto come quello comunale, presenta non poche difficoltà di approccio al problema.
Iacono ha messo in risalto l’attività che gira attorno ala canile rifugio sanitario, per le operazioni di microchippattura e di sterilizzazione, i cui dati sono segnale dell’enorme lavoro di tutela degli animali.
Sono stati snocciolati alcuni disaggregati, per le microchippatture già a settembre 2018 882 animali trattati contro i 969 del 2017. Anche per le sterilizzazioni, dati che testimoniano un trend in ascesa, con 174 cani e 79 gatti trattati nel 2017 a fronte dei 340 cani e dei 130 gatti trattati fino a settembre dell’anno in corso.

Dopo un attento lavoro di studio, attraverso la costituzione di un tavolo con veterinari dell’ASP e con il supporto di volontari e associazioni animaliste, si è cercato di programmare un piano di interventi per rispondere alla crescente domanda di riordino del settore, con particolare riguardo al problema del randagismo.
Le questioni sono state affrontate attraverso un lavoro preparatorio molto attento e scrupoloso, quale fosse la presenza dei cani, dove sono dislocati, quali razze, un lavoro non facile, dinamico, una mappatura efficace che permette di monitorare la presenza di cani nei quartieri.
Si è cercato di capire quali sono le abitudini dei cani, dei vari branchi, si è dovuto fare fronte al costante abbandono di cuccioli.
Un fenomeno difficile e complesso, se sfugge una sola cagna al controllo, in un anno ci potranno essere anche 100 cani in più.
Ora un piano operativo, suggerito e supportato dall’azienda sanitaria, che prevede l’installazione mobile di un recinto-trappola per i cani.
Il piano si realizza attraverso il posizionamento del recinto, in una prima fase presso la zona artigianale, attraverso un servizio di noleggio e accalappiatura dei cani che saranno portati al canile rifugio sanitario, per essere poi sterilizzati e trasferiti o immessi sul territorio.
In una prima fase, saranno forniti alimenti solo all’interno del recinto, per almeno un a settimana, senza che sia attivato il meccanismo di innesco della chiusura del recinto trappola.
In parallelo, durante tutto il periodo del piano di cattura, una apposita ordinanza sindacale vieterà l’alimentazione del randagio. L’obiettivo sarà raggiunto con la collaborazione di quei volontari che solitamente provvedono a fornire cibo ai branchi di randagi, ma è indispensabile anche l’informazione e il coinvolgimento di tutti i cittadini che non dovranno fornire alimenti ai randagi per favorire la strategia di cattura.
Collaborazione che sarà monitorata attraverso la polizia municipale, le guardie zoofile e i volontari delle associazioni animaliste che dovranno segnalare e sanzionare l’inosservanza dell’ordinanza.
L’assessore Iacono ha rivolto un appello alla stampa per la massima diffusione del messaggio, al fine di favorire il buon esito del piano operativo che ha riscosso consensi positivi per una auspicata risoluzione del problema randagismo a Ragusa.
Il dott. Gintoli dell’ASP ha condiviso la puntuale esposizione del piano, fatta dall’assessore Iacono, e ha sottolineato la drammaticità del fenomeno, difficile da controllare, evidenziando come un randagio comporti costi non indifferenti per la collettività, per cui serve una svolta, prima di tutto in termini culturali e, anche, in termini repressivi del fenomeno.
L’utilizzo delle gabbie-trappole comparta anche la lotta a fenomeni di vandalismo, di danneggiamento e dell’apertura del recinto per far fuggire i cani intrappolati, da parte di elementi che non condividono la cattura, in netto contrasto con le aspettative della gente.
Il dott. Gintoli ha tracciato un quadro della presenza di cani nella provincia, soffermandosi sul fenomeno di abbandono dei cuccioli e auspicando idonee strategie per controlli più efficaci sui cani di proprietà, al fine di consentire un argine al randagismo.
L’ordinanza sindacale, emanata per fronteggiare la profonda preoccupazione e l’allarme della popolazione, è finalizzata a favorire le procedure di cattura dei randagi, attraverso idonee manovre.
Gli interventi si sono resi indispensabili per la necessità di arginare il randagismo, con particolare riguardo alle zone maggiormente frequentate che devono essere bonificate per le reiterate sollecitazioni dei residenti.
Per creare le condizioni ottimali che possano permettere alla ditta incaricata di posizionare la gabbia -trappola e catturare i randagi, sarà fatto divieto, come detto, di distribuire o somministrare cibo e acqua ai cani vaganti in zona artigianale, c.da Tabuna, c.da Mugno, al di fuori della gabbia recinto.
Come è evidenziato nell’ordinanza, l’assessore Iacono ha sottolineato come restano inderogabili i principi di rispetto e di salvaguardia degli animali, per cui l’azione deve essere intesa come tutela dei randagi che saranno catturati, curati, sterilizzati e trasferiti o reimmessi sul territorio.
Il piano si è reso necessario per venire incontro alle realtà locali che si sono trovate in condizioni difficili, con numerosi randagi vaganti attorno alle abitazioni e agli insediamenti produttivi, creando situazioni di pericolo per l’incolumità pubblica e la sicurezza di quanti hanno diritto a vivere il territorio in condizioni di normalità e di benessere sociale.

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