Le opposizioni sono diventate maggioranza ma non hanno capacità di fare buona politica

Del tutto sbagliato il periodo elettorale per non riuscire a far comprendere alla gente che le opposizioni sanno fare buona politica.
Hanno conquistato la maggioranza numerica in Consiglio, nell’ultima seduta la consigliera Marabita, anche da un punto di vista formale, ha comunicato ufficialmente l’abbandono del gruppo del Movimento 5 Stelle, passando al gruppo misto, ma nessuno mostra la capacità di dare segnali positivi all’esterno.
Continua la scellerata strategia della doppia seduta, che vuol dire doppio gettone e doppio esonero lavorativo, si approfitta dello spazio per le comunicazioni per avere palcoscenico di propaganda politica, c’è chi viene solo per far segnare la presenza e prendere la ‘giustificazione’, senza che nessuno, né delle opposizioni, né dei grillini, denunci lo scempio delle istituzioni.
La seduta di giorno 12 febbraio, per esempio, è servita a Tumino e Lo Destro per scagliare strali verso il PD, per la Ragusa – Catania, per l’ospedale nuovo, per attaccare Calabrese e la sua propaganda a favore delle contrade che, secondo Lo Destro, non possono essere aiutate tutte e per tutte le istanze, in tempi brevi e senza adeguata programmazione degli interventi.
La seduta del 14 febbraio si apre in secondo appello, manca l’assessore di competenza che è il sindaco, c’è la pantomima della sospensione per un raccordo fra i capigruppo sull’ordine dei lavori, poi, Tumino subisce una fulminazione e si accorge che manca il numero legale, come affrontare un sì delicato argomento di urbanistica senza adeguata presenza numerica?
Si torna a casa e si ritemprano le membra per il profondo dibattito dell’indomani, che pone alcuni professionisti della politica davanti al dilemma: bocciamo la variante per fare un danno all’amministrazione oppure facciamo passare lo stesso come un dovuto servigio alla città ?
Intanto alla seduta, in terzo appello, interviene il sindaco, anche nella qualità di assessore all’urbanistica.
Spiega la genesi della variante che tratta tre aree della città, immaginando delle soluzioni.
Primo obiettivo la rigenerazione della zona dell’ex parco agricolo urbano, che evita una parcellizzazione degli interventi e fornisce alla città un polmone verde di 38 ettari, una grande risorsa per la città, con aree da attrezzare e da vivere.
La zona del parco agricolo urbano viene considerata anche in funzione degli interventi di sostenibilità ambientale attuabili anche grazie ai fondi dell’agenda Urbana.
Altra zona oggetto di variante quella di San Luigi, per la riqualificazione di piazza Monte Pellegrino e l’integrazione di quei servizi oggi mancanti nell’area.
C’è poi l’intervento sulle zone PEEP, quelle di edilizia residenziale pubblica, il problema della ricucitura con il tessuto urbano, con la forte riduzione della potenziale presenza di abitanti che scende dai 18.000 previsti a meno di 9.000.
Un intervento di riduzione attuato tramite strumenti importanti, mantenendo il diritto a edificare ma spostandolo su altre aree, si ha una forte riduzione del consumo di suolo, si passa da 1.695.000 mq a 855.000 mq, con una importante inversione di tendenza rispetto alle politiche precedenti, con circa 10 km di pista ciclabile e la creazione di collegamenti tramite mobilità sostenibile.
Una variante frutto di ben cinque delibere di giunta, che via via hanno adeguato la stessa alle nuove normative, esposta, come altre volte, in maniera incisiva e sintetica dal primo cittadino, che sembra non voler essere eccepita dagli esponenti delle opposizioni, forse per una sua reale valenza che difficilmente può trovare punti contestabili.
Solo Tumino ha preannunciato una trentina di emendamenti, condizione che ha imposto il rinvio al 12 marzo, per avere il tempo della presentazione e del necessario parere del genio civile sugli stessi, modifiche tecniche che il consigliere, professionalmente esperto in materia, amalgama con la solita filosofia di fondo sull’incapacità e l’inadeguatezza dell’amministrazione, che, ormai, dopo cinque anni e dopo palesi e ormai noti momenti di ampia condivisione a sostegno dell’amministrazione, non incantano più nessuno, quando si è arrivati ai titoli di coda e ogni esibizione retorica e di competenze sulla materia diventa mero spettacolo di chiusura.
Ineccepibile appare l’atto, a tutto merito della capacità del primo cittadino che, fino alla fine del mandato, riesce a concretizzare importanti misure per la città ad onta delle critiche che, ancorché costanti, hanno ormai perso ogni filo di credibilità politica e di dignità degli estensori, anche e soprattutto dopo l’intervento in aula dell’architetto Dimartino, dirigente del settore, che illustra la parte tecnica con la consueta chiarezza espositiva.
Il Dirigente parla della prima delibera, della successiva concertazione, con gli incontri dell’ottobre 2016 da noi ampiamente seguiti sul nostro giornale, con le associazioni e i portatori di interessi, con i proprietari e le parti dell’edilizia residenziale.
Dalla delibera 390 del 2015 si passa alla 105 del 2016, poi l’annullamento della delibera 77 comporta un adeguamento al PRG, secondo le norme dettate dalla Regione.
Successivamente, dopo la delibera di adeguamento, la 144 del 2016, interviene la Legge 3 del 2016 che equipara la pubblicazione del rapporto ambientale a quella del PRG e delle varianti, per cui si arriva alla delibera 381 del 2017 che approva la variante con il rapporto ambientale, dopo, ancora, il piano paesaggistico prevede aree di tutela 2 in alcune zone di edilizia residenziale pubblica, aree che, di concerto con la soprintendenza, vengono stralciate.
Come si può facilmente evincere una giungla normativa, peraltro aggiornata in itinere che sgombra il campo da ogni dubbio su possibili incapacità o lentezze degli uffici, sottomessi a normative inderogabili che, primariamente sollevano l’amministrazione da ogni possibile ritardo sull’applicazione degli strumenti urbanistici.
Da aggiungere che l’attuale amministrazione ha dovuto occuparsi di molti atti propedeutici che hanno comportato, prima di tutto, la inderogabile necessità di fare ‘pulizia’ in un settore oppresso da decenni di caos proprio del settore.
Questo non lo dice il sindaco, non lo dice il dirigente ma è palese nelle discussioni con i tecnici dei vari uffici che, a tutti i livelli, in forma del tutto riservata, minimizzano ogni possibile responsabilità della politica e, segnatamente, dell’attuale amministrazione che, sia pure al termine del mandato, ha predisposto, nella materia urbanistica, i presupposti per dare alla città gli strumenti adeguati.

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