Le regionali non hanno insegnato nulla alle opposizioni

Lo stress per le prossime comunali, che vede allontanare candidature che si assicuravano certe, l’illusione della vittoria alle regionali per essere saliti sul carro del vincitore nel rettifilo finale, complicano la vita alle opposizioni in Consiglio Comunale.
Sarebbe tempo di iniziare a parlare di programmi e progetti per la città da produrre agli elettori, ci si preoccupa solo, invece, di continuare in una serie estenuante di contatti e relazioni per ritagliarsi uno spazio che, più tempo passa, non si chiama più candidatura a sindaco ma solo assessorato, se ci sono i voti e per una sola persona.
I leader di movimenti, associazioni, laboratori e liste in generale cominciano a fare i conti con le naturali e legittime ambizioni delle corti che sono state illuse, da tempo, con promesse di sistemazioni varie.
Oggi, per vincere, serve una grande aggregazione, e in questo senso di muovono contatti e trattative, le truppe cominciano a scalpitare perché vedono restringersi gli spazi, come per uno che arriva allo stadio tre ore prima e occupa tre posti, al fischio d’inizio è costretto a seguire la partita in piedi.
Senza dire che si dovrà passare sotto la lente di ingrandimento che selezionerà impresentabili, incadidabili e ineleggibili, come si usa fare, ormai, per ogni tornata elettorale.
In questo scenario di follia collettiva, che vede almeno dieci aspirazioni di arrivare alla candidatura a sindaco ma che alla fine si risolverà nello scontro finale fra 5 Stelle, candidato del partito dell’on.le Dipasquale e candidato del centro destra, le opposizioni in consiglio comunale, nonostante gli esiti delle ultime regionali, che hanno visto un consenso dilagante per i 5 Stelle, continuano nelle loro sterili strategie di contrasto all’amministrazione Piccitto.

L’occasione è data dal bando per la gestione del Museo del Costume, nonostante, per limitarci al settore della Cultura, il sindaco, che ne detiene la delega, abbia dimostrato di lavorare con attenzione nel settore, e nonostante siano andati a vuoto tutti tentativi di sollevare irregolarità e illegittimità nell’azione amministrativa, si eccepiscono mille rilievi, tentando di innescare beceri sospetti.
Protagonisti, per colmo di ironia, sono Sonia Migliore, sotto le mentite spoglie del Laboratorio 2.0, e Maurizio Tumino, sotto l’insegna del suo gruppo, acerrimi contendenti della corsa alla sindacatura, accomunati dall’allungo iniziale e risucchiati ora nel gruppo degli aspiranti, accomunati anche su questa questione del Castello.

Si ritorna a parlare di “Affidamento in concessione della gestione dei servizi di custodia, promozione e valorizzazione del Museo del Costume presso il Castello di Donnafugata”, quando ancora nulla si sa dell’apertura del Museo stesso, anni dopo le misteriose vicende sul tentativo di affidamento a privati, segnatamente ad una nota struttura ricettiva del territorio, che vide i forti contrasti fra l’assessore al bilancio Martorana e l’ex assessore alla cultura Campo, contrasti ch,e pare, furono fra i motivi dell’esautorazione della Campo.
Un appalto da 500.000 euro per il quale il Comune concede solo 18 giorni di tempo, fra pubblicazione del bando e scadenza.
Secondo il Laboratorio 2.0, 18 giorni non possono essere considerati un tempo sufficiente per consentire la più ampia partecipazione, aprendo l’offerta anche al di là dei confini regionali, per aziende che siano non solo interessate, ma anche economicamente capaci di una gestione così come viene richiesta.
Si contesta la cifra del bando, che potrebbe risultare poco appetibile, per un impegno, in ogni caso, a rischio, considerando i tempi brevissimi di verifica delle condizioni contrattuali, impossibili per opportune simulazioni difficili da pianificare in tempi ristretti.

Per Maurizio Tumino, e il suo gruppo di consiglieri del gruppo misto, appare nebulosa la procedura di affidamento della concessione della gestione dei servizi di custodia, e per la promozione e valorizzazione del museo stesso.
L’amministrazione grillina, nonostante le diverse ripetute sollecitazioni, avrebbe perso tempo.
Tumino asserisce che la Campo, ma sbaglia bersaglio fra gli assessori che non ci sono più, voleva, forse, affidare, la gestione del castello “a qualche amico o amico degli amici”
Poi non se ne è fatto nulla, ora c’è la fretta e si tenta di risolvere tutto in poco più di quindici giorni.
Tumino specifica che occorrerebbero precise strategie di promozione e di marketing turistico nel contesto territoriale, mediante una progettualità precisa, inerente le iniziative da realizzare all’interno del Museo.
Invece, sottolinea Tumino, si corre il rischio di dare adito a quanti pensano che è già tutto prestabilito, come altre volte sarebbe successo al Comune di Ragusa: occorre che il sindaco, quale vertice di una amministrazione trasparente e pulita, offra la possibilità della massima trasparenza e della massima partecipazione alla gara.

Ci permettiamo evidenziare che occorre confrontarsi con la realtà: non saranno certo molti quelli che, individualmente o tramite imprese o associazioni, potranno offrire le opportune garanzie.
Si andrà a finire, per esempio, per restare in un settore che Tumino conosce bene, come per l’appalto per la sostituzione dei corpi illuminanti, per il quale, alla fine, si presentò un’unica ditta dei soliti noti.
In questi casi ogni disertazione è inutile, quando non ci sono concorrenti, a meno di dimostrare che l’appalto non sia ‘cucito’ su misura come un capo di alta sartoria.
Potrà anche capitare che il Museo sarà aggiudicato agli amici o agli amici dell’amico, già prima dell’acquisto della collezione c’era chi sollecitava, spalleggiato da identificati consiglieri comunali, l’acquisizione, ben sapendo che poi serviva chi se ne doveva occupare.
Non a caso scrivevamo, al tempo, che prima dell’acquisizione occorreva stilare un programma dettagliato della gestione, comprendente un piano economico puntuale che doveva andare dall’allestimento dei locali ai costi per la manutenzione e la conservazione degli abiti d’epoca che, invece, furono frettolosamente inventariati nei bassi del Castello, tirandoli fuori da volgari scatoli di cartone di pannolini e di rotoloni regina, con la stessa smania del bambino che apre lo scatolo del giocattolo ancora prima di arrivare a casa.
Tanto che, ancora oggi, è impossibile per i cittadini sapere quanti sono realmente gli abiti d’epoca, quanti sono in condizioni buone per poter essere esposti e quanti invece hanno bisogno di ripristino e manutenzioni varie.
C’è un museologo che si occupa della collezione che dovrà, prima o poi, rispondere di questi interrogativi, prima di tutto al futuro gestore della struttura, nella speranza che le due identità non coincidano, anche attraverso le mentite spoglie di collaboratori e addetti di staff.
E ormai che si parla di Museo, sarebbe d’uopo conoscere lo stato di avanzamento dei lavori e il quadro delle spese fino ad ora sostenute, e quale è stato l’impiego derivante dalle somme ricavate dalla vendita dei biglietti

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