Le ricette di Mario D’Asta

L’attività del consigliere del Partito Democratico Mario D’Asta è incessante, dall’estate, appena poche settimane dopo l’insediamento della nuova amministrazione, c’è stato un diluvio di comunicati stampa, di atti presentati in Consiglio Comunale, di richieste di convocazione di commissioni e tutta una serie di ricette, in ossequio alla natura dei democratici che sanno e capiscono di tutto e hanno la presunzione che le loro ricette siano sempre le migliori, salvo poi non trovare riscontro né risultati nelle azioni dei governi a guida PD, a Roma, a Palermo e anche nelle esperienze locali affidate a uomini o alleati del Partito Democratico, nelle sue varie denominazioni e sigle del recente passato, dal Partito Comunista in poi.
Naturalmente, una attività encomiabile, nella veste di eletto da una schiera di cittadini e, quindi, abilitato a curare gli interessi di questi e della collettività in genere.
Ma il consigliere D’Asta sembra spesso dimenticare, come fanno di solito le opposizioni, che si trovano ad operare di fronte ad un governo, ad una amministrazione, ad una maggioranza consiliare, ad un sindaco che, così come il consigliere di minoranza ha diritto di fare opposizione, hanno il diritto di governare e di fare le proprie scelte.
Saranno, poi, gli elettori, a giudicare, dopo 5 anni, o prima, se se ne presenta l’occasione, l’operato degli stessi, come pure, e come spesso avviene, viene giudicato l’operato dell’opposizione.
Legittime e sacrosante le presentazioni di interrogazioni, di richiese di convocazioni di commissioni, se fatte secondo il regolamento, di atti di indirizzo, di mozioni, di Ordini del Giorno, legittimi tutti i comunicati stampa, se tutto viene presentato sotto forma di semplici proposte e semplici suggerimenti per l’amministrazione in carica, senza insistenze e senza atteggiamenti professorali di chi sembra voler dimostrare di avere la scienza infusa.
Il consigliere D’Asta, nel suo interesse, deve capire che ha ricevuto fiducia da circa 500 elettori, su oltre 70.000 abitanti, ma deve anche capire che c’è stato un elettorato che, in maniera plebiscitaria, ha votato, una volta, i 5 Stelle, ora ha votato per Peppe Cassì, e vorrebbe che le scelte fossero rispettate, prima di tutto dalle opposizioni.
Se io ho votato grillino perché sono per il consumo di suolo zero non posso tollerare che si strepiti perché non giusto permettere di farsi la villetta in campagna
Se io ho votato Cassì non ho come preoccupazioni primarie l’eliminazione di piatti e posate di plastica, non ho come preoccupazione primaria la mobilità sostenibile, posso essere d’accordo sull’eliminazione del bando per le periferie, peraltro incostituzionale, mi fido di Cassì o del suo assessore al ramo per l’istituzione del Disability manager e, soprattutto, delle loro scelte, come pure per quelle relative all’istituzione del Mobility Manager.
Il consigliere comunale ha il sacrosanto dovere di controllare, di denunciare, si sollecitare e, ove ritiene opportuno, anche di suggerire e proporre, ma si lasci amministrare la maggioranza e l’amministrazione senza invadere campi di competenza altrui.

L’ultimo comunicato di Mario D’Asta ci dice che una città con il 69.3 % di raccolta differenziata è sporca.
A parte il fatto che Ragusa non è sporca, ma solo sporcata, in alcuni punti, da cittadini incivili e non degni di vivere fra i civili, il consigliere D’Asta dovrebbe preoccuparsi, prima di rilasciare ricette, di fare mea culpa, perché, per esempio, da mesi, non ha richiesto un dettagliato rendiconto delle spese di comunicazione dettate dal capitolato.
Mentre scrive i comunicati, il consigliere D’Asta si è chiesto perché l’azienda incaricata non ha effettuato, come previsto, la consegna porta a porta dei mastelli e della dotazione di sacchetti, occasione con la quale avrebbe potuto avere contezza delle utenze e avrebbe potuto fornire, tramite il personale adeguatamente formato, le informazioni necessarie all’utenza per adeguarsi al nuovo servizio, in maniera consapevole e collaborativa per la comunità?
Si è preoccupato di capire perché, sul numero di utenze effettive, gli uffici hanno toppato in maniera clamorosa nel trasmettere i dati? Si è preoccupato il consigliere di sollecitare l’identificazione delle responsabilità?
Capita spesso di incontrare consiglieri comunali che si fermano quando ci sono porte da aprire e non si vuole disturbare chi ci sta dentro, siano essi dirigenti, funzionari o i titolari delle ditte incaricate.
Il fenomeno dell’abbandono incontrollato di rifiuti, all’avvio della differenziata, è quasi fisiologico, nulla toglie che i controlli devono essere intensificati, ma ci sono e stanno dando risultati.
Naturalmente le sanzioni non sono pesanti, se chi venisse colto in flagranza mentre abbandona un sacchetto per strada fosse messo in carcere, anche solo per tre notti, per il danno ambientale, molti ci penserebbero due volte ad abbandonare indiscriminatamente i rifiuti.
Siamo in Italia, e come per le cinture di sicurezza o per la guida con il telefonino in mano, gli italiani sono una razza a parte, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Stona, però, l’atteggiamento del consigliere D’Asta nei confronti di chi evade o non ha registrato l’utenza, tutti soggetti che, in linea di massima, appartengono a categorie disagiate, poco istruite, economicamente in difficoltà, tutte categorie che un esponente del Partito Democratico dovrebbe tutelare, invece di aizzare, ferocemente, l’amministrazione.
Ma queste sono, forse, le nuove tendenze dei democratici, più inclini, negli ultimi tempi a tutelare e privilegiare le elité che non a difendere le classi deboli, come era una volta.
Strano anche l’atteggiamento di D’Asta quando dice che si ritiene certo che nulla ci sarà da eccepire (e lo spera) sul rispetto del capitolato, considerato che addirittura autorevoli fonti ambientaliste lo hanno messo in dubbio.
Fra le ricette di D’Asta quella di un ricorso ad altra ditta per la raccolta dei rifiuti abbandonati in maniera incontrollata che ci sembra esagerata alla luce del fatto che l’azienda incaricata della differenziata deve comunque tener la città pulita, anzi sarebbero da controllare i turni di spazzamento che sembrano estremamente dilazionati nel tempo e, in alcuni quartieri, addirittura scomparsi.
Encomiabile e, naturalmente, interessante la proposta di premialità per chi differenzia bene, ancor di più quella di una riduzione della TARI, per quanto è stato già specificato che la stessa potrà avvenire solo dal 2019, dopo aver incamerato i dati esatti della riscossione.
In ogni caso, come abbiamo avuto modi di precisare, rileviamo l’assoluta irregolarità della richiesta di convocazione della commissione, ad opera di un unico consigliere, secondo quanto prevede il regolamento.

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