Per Legambiente Ragusa parte malissimo il servizio di differenziata previsto dal nuovo appalto

Si avvicina l’inizio del nuovo servizio di raccolta differenziata porta a porta nella nostra città e non accennano a diminuire le preoccupazioni degli ambientalisti locali, preoccupati per le fasi propedeutiche dell’avvio del servizio del tutto non rispondenti a quanto previsto dal capitolato.
Se ne fa partecipe la vice presidente del Circolo ‘Il Carrubo’ di Legambiente Ragusa, Nadia Tumino, che rileva come, a tre settimane dall’inizio del nuovo sistema di raccolta, ci si trova ancora in alto mare.
Poco più della metà delle famiglie e la quasi totalità delle utenze non domestiche non hanno ancora ricevuto i necessari contenitori, la comunicazione non è di fatto partita e a fine ottobre non si raggiungerà l’obiettivo di raccolta differenziata del 65%, con la conseguenza che i cittadini saranno costretti a subire un aumento della tassa rifiuti.
A nome dell’associazione la Tumino rivolge un invito al sindaco e all’assessore all’ambiente per intervenire immediatamente, per ripristinare il rispetto delle regole nella gestione del servizio e per stroncare l’improvvisazione e il senso di anarchia che aleggia nell’avvio del nuovo appalto.

Questo il testo di una nota inviata al Comune:

AI Signor Sindaco di Ragusa
All’Assessore all’Ambiente del Comune di Ragusa
A due mesi dalla nostra denuncia sull’errato avvio del nuovo servizio di raccolta differenziata porta a porta nulla sembra muoversi.
La distribuzione dei kit continua ad essere fatta con il sistema a ritiro e non a consegna porta a porta come previsto, non solo dal disciplinare tecnico prestazionale, ma anche dalla stessa ditta.
Ciò comporterà che il due maggio, inizio del nuovo servizio con almeno 3 mesi di ritardo, non tutte le famiglie avranno le attrezzature a casa per la porta a porta con la conseguenza che non sapranno dove conferire i rifiuti, visto che scompariranno i cassonetti stradali.
Lasciamo immaginare quali saranno le conseguenze.
Con buona pace dell’idea progettuale dell’Amministrazione Comunale di eliminazione della sacca di evasione della tassa rifiuti che fa pagare ai cittadini onesti più di quanto dovuto.
Quando manca un mese dall’inizio del servizio porta a porta la comunicazione, per la quale sono stati stanziati 420,000 €, appare ancora molto carente.
Mancano ad esempio le 40.000 copie dei pieghevoli informativi e non sono state applicati tutti gli interventi previsti dal piano di comunicazione.
Risultano vistosamente carenti le volumetrie e tipologie dei contenitori a disposizione dei cittadini per il conferimento dei rifiuti.
Al posto dei sacchi neri da 70 litri per l’indifferenziato con il trasponder per la rilevazione della produzione dei rifiuti e dei sacchi semitrasparenti da 110 litri per la plastica sono stati consegnati secchi da 40 litri, riducendo i volumi disponibili fino al 70% con il concreto rischio di raddoppiare la frequenza di ritiro e quindi i costi a carico del comune o in alternativa di mettere i cittadini in condizione di non sapere dove mettere i rifiuti già dopo qualche giorno dal ritiro.
Se poi fosse vera la notizia che lo spessore dei sacchetti di mater b per la raccolta dell’umido è minore del dovuto, ci troveremmo davanti al rischio di rottura del sacchetto con sversamento del percolato all’interno del secchiello sottolavello e con i rifiuti umidi sparsi per casa. Con buona pace per l’adesione convinta dei cittadini alla raccolta differenziata porta a porta.
Ma anche nei condomini con più di 5 condomini è evidente una distribuzione quantomeno approssimativa, visto il sottodimensionamento di alcuni bidoni per la raccolta differenziata principalmente residuo e plastica. Non si riesce a capire quale sia il motivo di questo palese e macroscopico discostamento dal progetto approvato in consiglio comunale, se non l’intenzione del gestore di risparmiare sui costi.
Il costo annuo di un secchio per l’indifferenziato è di 1,22 €, il costo di 52 sacchetti con trasponder, fabbisogno annuo per una famiglia, è di 6,24 €.
Ciò accade mentre la Sicilia è in emergenza, il Presidente della Regione prepara l’invio all’estero di 500.000 tonnellate di rifiuti con un costo annua di 40 milioni di euro di cui 600.000 a carico dei ragusani, le discariche sono in via di esaurimento e l’impianto di compostaggio di Ragusa non parte perché il comune capoluogo non trova, o non vuol trovare i soldi per pagare la ditta che ha eseguito i lavori di ripristino.
Se al 31 ottobre non si arriverà al 65% di raccolta differenziata il comune di Ragusa avrà un maggior costo di 22.000 € per ogni punto di scostamento dal 65%.
Avevamo detto in tempi non sospetti che con il progetto approvato a Ragusa si poteva arrivare al 70% di RD e anche oltre, purché si fosse partiti con il piede giusto.
Parma e Trento con progetti identici ma con popolazione superiore anche di tre volte sono già all’800/o. Purtroppo a Ragusa, con la situazione presente fino a questo momento, l’obiettivo sarà mancato.

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