L’establishment in sollucchero per la presenza a Ragusa del Presidente della Regione

Una visita estemporanea, per partecipare ad una delle iniziative che un settimanale nazionale ha dedicato alla nostra città.
Come fu per la visita di Crocetta e della sua giunta, ragusani in fervore, ma non troppo, per la presenza del nuovo Presidente della Regione che non ha avuto incontri di tipo istituzionale.
Marcato a vista dalla scorta, e da qualche aspirante candidato sindaco della città, ha sciorinato la solita retorica in politichese su argomenti comuni, sollecitato anche, nel finale, da alcune domande dei giornalisti.
Niente di particolare e nessuna richiesta specifica, in un contesto pervaso dal solito timore reverenziale e dal piacere di stare a pochi metri da una autorità di rilievo.
Il tema dell’incontro era il lavoro visto come aspettativa dei siciliani: ci voleva Musumeci per dirci che i siciliani sono scontenti e che hanno ragione.
Forse ci voleva anche una grande forma del giornalismo per solleticare nel modo giusto il Presidente, e gli argomenti non sarebbero mancati.
Immancabile la domanda sugli impresentabili, il Presidente ha girato la frittata dicendosi deluso di quelli che li hanno votati, ma dove ha superato sé stesso è stato sulla composizione della Giunta, con la solita manfrina della rosa dei nomi che non ha portato nulla di nuovo nella complessa composizione di un puzzle che si prospetta, nelle sue parti, già da ora, intercambiabile come è stato quello del suo predecessore.
Già si parla di uno Sgarbi assessore per soli tre mesi, per il resto solo Il Vangelo e i 10 comandamenti non sono modificabili: abituiamoci, quindi, al va e viene di assessori e allo scambio di deleghe.
Senza sapore particolare la trattazione dei temi dell’incontro, i giovani che debbono andare via, la solita retorica come sulla sicurezza per il senso di insicurezza che Musumeci ammette, a livello collettivo e individuale.
Soluzione: servono più Forze dell’Ordine, ma non ci voleva un nuovo Presidente per saperlo.
Vantata la firma per il decreto per la distribuzione di 113 milioni ai Comuni, per investimenti.
Solite analisi, solite soluzioni indefinite, come del resto in campagna elettorale, nessuna certezza sulle cose da fare e, soprattutto, sui tempi, come per le infrastrutture per le quali parlerà, come hanno fatto tanti, con l’ANAS e il CAS, non una parola su possibili responsabilità dei ritardi ed eventuali rimozioni di personale.
Vedremo, faremo, ritorna il leitmotiv di un ex assessore comunale ai lavori pubblici ripiombato nell’oblio dei comuni mortali.
La chicca finale è sulla risposta per possibili assessori di Ragusa: per Musumeci non vale la provenienza dell’assessore che farà bene per ogni parte della Sicilia, come per la sua zona.
Ma nessuno, al riguardo, la pensava diversamente, il problema è come diventerà bellissima la Sicilia, forse già lo è, quindi tutta una presa in giro, ancor prima di cominciare.

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