L’isola pedonale di Comiso secondo Gaetano Gaglio

Gaetano Gaglio, esponente di spicco della sinistra di Comiso, consigliere comunale di Art. 1 – MDP, ha inviato una lettera ‘privata’ al sindaco di Comiso e all’assessore ai lavori Pubblici per la questione dell’isola pedonale di viale della Resistenza.

Cara Maria Rita, Caro Roberto,
vi chiedo scusa se mi rivolgo a voi in forma diretta e non con le ipocrite formule dettate dai ruoli, ma non voglio dare l’idea di una semplice interlocuzione istituzionale per una lettera che invece è basata sull’amore che condividiamo per la nostra città.
Ho appreso da fonti popolari, da articoli di stampa, da cittadini colpiti e rattristati, che stiamo perdendo l’isola pedonale del Viale della Resistenza.
Sarà che da piccolo ci andavo a giocare con mio fratello e mio padre, che mi spiegava il valore del monumento della Resistenza (noi comunisti si sa, abbiamo i nostri riti);
sarà che lì ho imparato ad andare in bici senza rotelle e a pattinare;
sarà che lì ci ho fatto le feste dell’Unità;
sarà che a Comiso ci sono tornato dopo aver studiato a Roma perché in fondo ci ho sempre voluto vivere e che quell’isola pedonale ha sempre costituito uno dei punti cardine della mia idealizzazione della città;
sarà che è vicino a casa mia e ci ho portato, nell’inevitabile passaggio del testimone generazionale, anche i miei figli col passeggino, in quei pomeriggi in cui non si addormentavano neppure con l’intercessione di elementi divini;
sarà che si trova vicino a due scuole e per gli studenti di una soprattutto, la Scuola Media L. Pirandello, costituisce una risorsa ad alto potenziale didattico, ludico ma anche di grande utilità in prossimità dell’inizio e della fine delle lezioni;
sarà che da ultimo mi sono commosso a vedere il monumento restaurato dai ragazzi dell’Istituto D’Arte nell’ambito dell’alternanza Scuola Lavoro: la pietra di nuovo bianca, gli alberi di nuovo ripristinati e ripiantati intorno al viale, l’abbattimento delle barriere che ha collegato senza interruzioni il viale ai giardini;
sarà che a seguito di questi lavori ho partecipato ad una festa degli anziani che quel tratto di strada lo ha fatto sembrare il giardino di una villa tratta da Le Mille e Una Notte;
saranno queste ed altre motivazioni più o meno profonde, più o meno condivise, che mi spingono oggi ad invitarvi a riconsiderare quello che sembra il tramonto di un frammento dell’anima della nostra città.

In un’epoca in cui il mondo si evolve verso un concetto di centro storico chiuso al traffico e trasformato in un vero e proprio centro commerciale naturale;
in un mondo in cui città vicine fanno la fortuna dei propri commercianti ed esercizi grazie alle proprie vie pedonali, una per tutte Vittoria con la sua via Cavour;
in un periodo storico in cui le località turistiche, o che aspirano ad essere tali, incrementano gli spazi privi di traffico e di inquinamento;
per quanto possano esistere sicuramente ottime ragioni ed importanti motivi che vi abbiano guidato a queste decisioni, Noi, a Comiso, sembriamo procedere in senso inverso.

Quell’isola è da decine di anni un patrimonio della nostra città, di generazioni di bambini, giovani e anziani. Per favore, fermatevi.
Parliamone. Ma davvero è meglio abolirla, l’isola pedonale, invece che riempirla di contenuti e iniziative?

Ognuno, naturalmente, ha la propria legittima visione della città, degli obiettivi di crescita che ritiene strategici e più facilmente perseguibili.
Prima però di sacrificare alla viabilità veicolare l’aria pulita in cui bambini, mamme, ragazzi, biciclette, anziani possono trascorrere i pomeriggi o le mattine libere; prima di esporre il monumento in pietra all’inevitabile e devastante attacco dei gas di scarico delle automobili; prima che la pavimentazione in pietra si annerisca e rovini irrimediabilmente; prima di rinunciare ad un potenziale.

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