L’opinione del prof Massimo Costa, di Siciliani Liberi, sui conti della Regione

Riportiamo il post del prof. Massimo Costa, pubblicato sulla sua pagina facebook a proposito della conferenza stampa convocata dal Presidente della Regione, Nello Musumeci, e dall’Assessore al Bilancio Gaetano Armao

La Conferenza stampa di Musumeci sul dissesto dei conti della Regione merita quanto meno un commento; un commento non animato dalla solita vis polemica.
La Sicilia è nei guai, e dobbiamo dire la verità, qualunque essa sia.
Bene. Intanto andiamo al dato di fondo: Musumeci annunzia che non ha soldi. Nessuno si aspetti dalla Regione altro che tagli, esattamente come prima delle elezioni, anche peggio forse.
E così sarà almeno per altri tre anni, poi si vede. Inquietante l’annuncio del blocco ulteriore delle assunzioni, che significa ormai la paralisi di tutta la pubblica amministrazione siciliana, visto che non possiamo fermare l’anagrafe e impedire che gli attuali dipendenti vadano in pensione.
Prima riflessione: perché non è stato detto in campagna elettorale? Il centro-destra non era presente nella precedente Assemblea? Non sapeva delle condizioni finanziari dell’Isola?
“Siciliani Liberi” ha impostato la propria campagna elettorale dicendo che la madre di tutte le questioni siciliane era la “Questione Finanziaria”.
Gli altri no, hanno parlato di altro, salvo poi andare a sbattere il giorno dopo le elezioni. Abbiamo sbagliato noi o loro?
Dovevamo ingannare anche noi gli elettori con il libro dei sogni? Per rispetto agli elettori abbiamo detto la verità prima, non dopo, le elezioni, e siamo stati puniti per questo.
Si fa così? Si dicono bugie fino al giorno prima e poi, “assittati”, si convoca una conferenza stampa per dire che non c’è trippa per gatti? No, secondo noi non si fa così.
Seconda riflessione: sui numeri. Che la Sicilia ha un indebitamento di 8 miliardi credevamo di saperlo. Vorremmo capire un po’ di più: solo debiti propriamente detti (mutui) o la somma di mutui, anticipazioni di tesoreria e debiti fuori bilancio? Sono due cose diverse, e dalle sibilline parole di Musumeci, non si capisce bene. Se non che il dato è comunque parziale, perché manca il debito consolidato da enti e società controllate e partecipate. Ma, a spanne, il dato è questo.
Del tutto incomprensibile appare invece il riferimento al “disavanzo” da quasi 6 miliardi di cui oggi sono pieni tutti i titoli dei giornali.
Non si capisce bene di che parla. Certamente non si riferisce tecnicamente al “disavanzo di amministrazione”: sarebbe clamoroso. E i conti non tornano. Se nel 2017 abbiamo maturato 6 miliardi di disavanzo e l’indebitamento è di 8 allora alla fine del 2016 l’indebitamento era di 2 miliardi? Troppo poco.
No, non intendeva questo. Forse intendeva il deficit patrimoniale (differenza tra attivo e passivo) che di per sé significa ben poco, forse intendeva i soli mutui.
Ma possibile che ci si esprima in maniera così approssimativa? Aspettiamo che Armao chiarisca e rettifichi, perché altrimenti proprio non sappiamo di che cosa stiamo parlando.
Terza riflessione: sull’impegno del Governo. Va spezzata una lancia. C’è una certa buona volontà per fare una ricognizione seria dello stato delle finanze siciliane. I professionisti al capezzale della Regione stanno facendo un buon lavoro, va dato atto. Finalmente c’è qualche timida voce rivolta al Governo dello Stato: vogliamo l’IVA dello split payment, dice il Vicepresidente Armao. Benino, era ora. Non c’eravamo più abituati.
Ma stiamo parlando di poco più di 200 milioni su un furto statale ormai superiore ai 10 miliardi l’anno. Si parla di trattative, ma sono sempre trattative al ribasso. Di ricusare i patti di Crocetta non ho sentito parlare. Di rimettere le finanze siciliane sui binari dello Statuto neanche.
Nel frattempo il nostro Governo regionale vota supino uno scippo ulteriore di 800 milioni di IVA, quello sicuro, in cambio di richieste, aleatorie, di compensazioni.
No, non basta. La Sicilia è derubata, è saccheggiata. L’azione del Governo siciliano deve svolgersi in tutte le sedi possibili, nazionali e internazionali, per ridare alla Sicilia quel che le spetta. E di questo non c’è neanche il sentore.
Quarta riflessione: la più grave. La diagnosi. Non si è sentita in nessuna parte del discorso di Musumeci alcuna spiegazione dell’attuale condizione comatosa dei conti regionali. Sembra quasi che Crocetta abbia speso in allegria.
Non ha detto, E QUESTO È GRAVE, ANZI GRAVISSIMO, che la Sicilia si trova in queste condizioni PER COLPA DELLO STATO, che le sottrae i tributi che le spettano lasciando sulle nostre spalle le spese.
Se e finché Musumeci non dice questo, non è un vero Presidente della Regione, ma un governatore coloniale come tutti gli altri, esattamente come avevamo previsto in campagna elettorale.
La soluzione indicata, quella dei tagli, riversa ancora una volta i furti dello Stato sulle spalle dei Siciliani.
Non una parola, non una, sulle reali ragioni del disagio.
Questa sarebbe stata, a telecamere riunite, la vera “operazione verità”. Anche se il recupero dei soldi dallo Stato fosse stato difficile e lungo, anche se nel frattempo servissero tagli, finalmente, per la prima volta, un Presidente avrebbe detto ai Siciliani la verità sulla condizione coloniale della Sicilia. E invece no, il solito silenzio COMPLICE.
E questa è la risposta, amara, che diamo ai molti autonomisti e indipendentisti che, in campagna elettorale, erano andati in brodo di giuggiole perché, nel salotto di Vespa, udite udite, il candidato Musumeci aveva denunciato “il furto con destrezza” dello Stato.
Ci dicevano: “Avete visto? Loro, che certamente vinceranno, fanno già tutto ciò che dichiarate voi. Che bisogno c’è di avere i Siciliani Liberi all’ARS? Ci pensa Musumeci a difendere la Sicilia”. Eccovi serviti, signori.
Meno male che siamo ancora qua.
Attendiamo (invano?) un comunicato di Armao sulla ricusazione degli accordi di Crocetta in materia finanziaria.
Tutto il resto è fuffa, per non mantenere le promesse elettorali.

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