L’ospedale inaugurato ma non accreditato

L’ennesimo sfregio della politica alla città, è andata a finire come l’inaugurazione senza aerei dell’aeroporto di Comiso, ma questa è peggio perché quando ci dicono che tutto è finalmente pronto per accogliere attrezzature e degenti veniamo a scoprire che ancora manca l’accreditamento da parte dell’apposita commissione regionale.
Dopo l’inaugurazione che, a questo punto, possiamo archiviare come l’ennesima passerella di politici in terra ragusana, si era capito che non tutto andava per il verso giusto. E le diverse reticenze a vari livelli avvaloravano i dubbi sulla data del definitivo trasferimento.
Per come stanno andando le cose, non fa sorridere nemmeno la battuta di medico dell’ospedale che alla domanda se il primo nato del 2019 nascerà a Ibla o a Cisternazzi ha risposto che per Cisternazzi sarà più sicuro riferirsi al primo nato dell’anno 2020.
Andiamo per ordine e scopriamo come è venuta fuori questa storia dell’accreditamento: seduta del Consiglio Comunale di martedì 6 novembre 2018, seduta ispettiva, dedicata a interpellanze, interrogazioni e comunicazioni dei consiglieri.
Una seduta senza acuti, con qualche passaggio interessante dedicato dal sindaco alla gestione del patrimonio culturale della città, solite segnalazioni dei consiglieri di opposizione, i soli a sfruttare la seduta, con i consiglieri di maggioranza silenti spettatori, nelle sedute ispettive vere e proprie comparse della civica assise.
Sul finire della seduta, prende la parola la consigliera capogruppo del Movimento 5 Stelle, Zaara Federico, che chiede lumi sulla vicenda riguardante l’apertura del nuovo ospedale.
Per quanto non di stretta competenza del Comune e dei suoi amministratori, la Federico chiede notizie sul misterioso cronoprogramma del trasferimento e, subito, pone una domanda precisa: “La struttura è accreditata ? Ci sono i requisiti igienico strutturali che permettono di ricoverare i pazienti? “
Oltre a questo, la Federico chiede lumi sull’annosa questione delle malattie infettive che restano a Ibla e vuole sapere se l’antica struttura continuerà ad avere i requisiti necessari, in termini sanitari, per accogliere patologie particolari.
Ancora, chiede se per il reparto di Medicina corrispondono al vero le voci di un dimezzamento del reparto nella nuova struttura, dimostrando di conoscere particolari ‘delicati’, parla di un ridimensionamento delle sale operatorie che dalle tre del Civile sarebbero ridotte a due nella nuova struttura perché alcune sale non sarebbero a norma.
Risponde subito il dott. Rabito, nella sua qualità di assessore alla sanità, che precisa di riferirsi, nella risposta, a quanto di ufficialmente noto al Comune e per quanto di stretta competenza dell’ente.
Evidente la particolare condizione dell’assessore che si trova ad essere, contemporaneamente, dalle due parti della barricata, in quanto anche primario dell’Azienda Sanitaria, peraltro responsabile, di indiscusse e indiscutibili competenze e capacità professionali, di uno dei settori dell’emergenza più delicati e importanti, direttamente coinvolto, come protagonista, nelle delicate fasi del trasferimento dei reparti verso il nuovo nosocomio, condizione che lo mette nelle oggettive e non condizionabili situazioni di imbarazzo perché non può, forse, dire come stanno realmente le cose.
Per quanto riguarda le infiltrazioni di acqua piovana, in una limitata porzione della struttura, il problema può considerarsi superato e risolto, grazie al pronto intervento dei tecnici e della direzione che hanno operato con la massima sollecitudine.
Per l’accreditamento, il dr Rabito ha confermato che non c’è, l’apposita commissione regionale dovrebbe essere a Ragusa giovedì 8 novembre, per gli ultimi adempimenti. Quello di giovedì dovrebbe essere l’atto conclusivo di questo iter di accreditamento, per cui si lavora già da settimane, per il quale ci dovrebbe essere un esito positivo.
Al riguardo, la direzione strategica avrebbe comunicato, secondo quanto riferito dal dott. Rabito in aula, che si vuole aspettare questo ultimo passo formale, l’esito di questo sopralluogo della commissione, per avviare le fasi del trasferimento.
Probabilmente, se ci sarà esito positivo per l’accreditamento, lunedì 12 novembre potrebbero essere attivate le procedure per il trasloco delle unità operative, secondo un cronoprogramma che sarà comunicato, a breve, ai dirigenti medici.
Precisando che le sistemazioni dei reparti nelle diverse strutture sono di stretta competenza della direzione dell’Azienda sanitaria, il dott. Rabito ha confermato che nella nuova non c’è capienza per tutti i reparti presenti a Ragusa, si farà ricorso al Maria Paterno Arezzo che “dovrà essere munito di tutti i sistemi di sicurezza per poter garantire le attività che saranno ivi allocate”.
Per il reparto di Medicina, il dott. Rabito ha confermato che nel nuovo ospedali erano previste due ali ma che, al momento, ne sarà utilizzata solo una ma con lo stesso numero di posti letto attualmente presenti al Civile.
Quanto emerge da questa seduta del Consiglio Comunale è di una gravità inaudita: il Presidente della Regione e l’assessore regionale alla Sanità sono venuti per inaugurare una struttura non ancora autorizzata per avviare l’attività, proprio perché manca l’accreditamento che deve riconoscere una apposita commissione regionale. I due non potevano non sapere, ancora una volta, indipendentemente se i responsabili locali della sanità sono con cravatta o cravattino, la città è presa in giro, quanto meno ci si ostina a non operare in piena e assoluta trasparenza. C’è sempre qualcosa che viene fuori all’ultimo momento, e sono sempre particolari di estrema gravità, che impediscono, di fatto, l’attuazione dei programmi sbandierati, primariamente, nelle conferenze stampa e nei sempre presenti sopralluoghi/passerella a beneficio di singole testate giornalistiche.
Si era capito che, dopo l’inaugurazione, non c’erano segnali di avvio del trasferimento e ora se ne comprendono i motivi, fino all’accreditamento non si muove nulla, quelli del trasferimento del laboratorio d’analisi e della farmacia sono stati specchietti per le allodole, diversivi per la provincia babba.
Per quanto riguarda la ridotta capienza della nuova struttura, è ormai un fatto risaputo: il nuovo nosocomio è solo la metà di quello che Ragusa avrebbe bisogno, peraltro contemplato dall’originario progetto che prevedeva 4 torri e non due sole.
Basti considerare che, in un ipotetico monoblocco andavano sistemati anche l’oncologia, che resta al Paternò Arezzo, l’oculistica, otorinolaringoiatria, malattie infettive, già presenti a Ragusa, oltre alle specialità previste per un ospedale di I livello che comprenderebbero, primariamente, la stroke unit di neurologia e la chirurgia vascolare, tenute a Vittoria per ragioni ‘politiche’.
Non è desueto affermare che una struttura completa sarebbe subito colmata da tutte le specialità che toccano a Ragusa.
Al riguardo, notizia di recente venuta a galla ma, inspiegabilmente tenuta sotto sale, è quella dell’accoglimento del ricorso al TAR, inoltrato dal Comune di Ragusa, allora curato in prima persona dall’allora Presidente del Consiglio Giovanni Iacono, che riconosce a Ragusa, contrariamente alla bozza della rete ospedaliera voluta dal governo e dagli esponenti PD, quali l’allora Presidente della VI commissione sanità, Digiacomo, la presenza, fra gli altri, della stroke unit di Neurologia che qialche psudo notabile della sanità ipparina considerava feudo intoccabile.
Per quanto viene fuori nelle ultime settimane, sembra opportuno auspicare e arrivare, intanto, al trasferimento nella nuova struttura, per poi procedere alle giuste rivendicazioni e, come ha sottolineato l’on.le Dipasquale, in un recente incontro di partito dedicato al nuovo ospedale, pretendere dalla Regione l’avvio dell’iter per il completamento della struttura di contrada Cisternazzi, evidentemente rimaneggiata rispetto alle legittime spettanze del capoluogo.
A momento, oltre a restare in attesa delle definitive autorizzazioni e del trasferimento dei reparti, desta particolare apprensione e totale sconcerto il particolare, sollevato dalla consigliera Federico sulle sale operatorie del ‘Giovanni Paolo II’, sulle sale operatorie della nuova struttura: dovevano essere cinque nel progetto, chi prese in consegna l’ospedale si accontentò di tre sale operatorie.
All’epoca del finanziamento di 8 milioni idi euro erogato dalla Borsellino si disse che servivano anche per completare le due sale operatorie, di recente si parlava che ne sarebbero state disponibili solo quattro, ora la Federico ci riferisce che, forse, dalle tre del Civile si ridurranno a due perché una non sarebbe a norma.
Il particolare più preoccupante, che lascia intravedere che ci sia qualcosa di vero nell’intervento, in proposito, della Federico, è che il dott. Rabito, solitamente puntuale nel rispondere a tutti i quesiti posti, questa volta ha ignorato del tutto l’argomento.

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