Musumeci e il cambiamento

Nello Musumeci resta sempre il riferimento per la gente di destra, nulla da eccepire per la persona, delusione per quanti vedono troppi indugi e troppa esitazione per il cambiamento che tutti si aspettano.
Le esigenze di coalizione, lo scontro con la dura e difficile realtà dell’amministrare, spesso, non sono comprensibili all’elettorato che ha scelto una persona, non un partito, per uscire dalla vecchia politica.
È un po’ quello che è avvenuto con i sindaci, in provincia abbiamo avuto diversi esempi di sindaci di destra che, a stento, hanno impresso una inversione di tendenza rispetto ai classici metodi di amministrazione, spesso succubi degli alleati e delle inevitabili contingenze, della realtà di ogni giorno che si scontra con le aspettative della vigilia, quindi hanno resistito le vecchie politiche urbanistiche, gli eventi che si definiscono istituzionalizzati, restano sempre allo stesso posto gli stessi dirigenti, non c’è rotazione negli uffici, la gente si aspetta di vedere il sindaco fra la gente, come in campagna elettorale, qualcuno si rende conto che si finisce sempre a parlare, se va bene, con il segretario di fiducia.
Fu così con Mimmo Arezzo, fu così con Tonino Solarino, la situazione sembrò migliorare con Nello Dipasquale, che più di tutti seppe gestire questo tipo di rapporti con la gente, si tornò al sindaco chiuso nella sua stanza con Federico Piccitto, ancora troppo presto per giudicare se Peppe Cassì passa più tempo nella sua stanza o per strada fra la gente.
Ma, in pochi giorni, il Presidente Musumeci ha mostrato che il vecchio DNA di destra non si perde del tutto. L’esame sarà per l‘inaugurazione del nuovo ospedale di Ragusa, per quello che dirà per la prevedibile chiusura di una commedia che, solo nell’ultimo anno, ha fornito scene dell’altro mondo.
Musumeci ha dato mostra dell’antico spirito di persona seria quando ha rimosso il nastro tricolore che doveva essere tagliato per l’impianto di compostaggio di Cava dei Modicani, consapevole che non si potevano ripetere scene come quelle che abbiamo visto, per esempio, a Comiso, per l’aeroporto.
E’ un segnale confortante per il nuovo ospedale che, sembra, sarà inaugurato senza degenti, senza reparti pienamente operativi, senza Scia in formato 70/100 affissa all’ingresso del parcheggio e sullo svincolo della provinciale di Malavita.
Intanto Musumeci ci delizia con due uscite che confortano i suoi ammiratori.
Nel corso di un convegno, a Palermo, ha avuto modo di affermare: «Ci sono dei funzionari regionali che si comportano da veri criminali. Io li manderei in galera».
Per molti non una vera novità, certo sarebbe auspicabile che alle affermazioni ci fosse un seguito e provvedimenti consequenziali, è comunque confortante che viene sfatato il tabù di una casta che, anche a livello periferico, per dirla tutta, fa i caxxi suoi, ogni giorno.
Ma dopo il nastro di Cava dei Modicani e la considerazione sui funzionari regionali, dopo che, appena insediato, furono cambiati 18 dirigenti generali in un sol colpo, Musumeci continua a mostrare segni di insofferenza che potrebbero sfociare in reali azioni di cambiamento.
Ora è la volta dei vertici dei maggiori teatri siciliani: per quelli di Catania e di Palermo Musumeci parla di arroganza e di sgarbi istituzionali che, fra i cosiddetti ‘artisti’, nei confronti della politica, sono atteggiamenti di ordinaria amministrazione, salvo poi, per organizzatori e protagonisti di eventi, inchinarsi a 90°, e oltre, al governante di turno, quasi sempre lo stesso che si è osteggiato in campagna elettorale.
Dice Musumeci: “il teatro non deve essere arrogante, come certa politica. Niente supponenza da parte di chi governa, ma neppure da parte di chi pensa di essere élite culturale.”
Importanti, anche per la nostra realtà, altre dichiarazioni del Presidente, a margine di quelle sui teatri: “La cultura non è un costo, ma uno straordinario investimento, Se saputa orientare e governare, può costituire importante opportunità di crescita, anche importante”
L’importante, aggiungiamo noi, è che si scelgano le persone giuste e che si rifugga dalle utopie e dai sognatori.

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