Non condividiamo le riflessioni e l’atteggiamento del Sindaco sulla Ragusa Catania, ma apprezziamo la strategia

Una serie di riflessioni sulla questione della Ragusa-Catania del sindaco Peppe Cassì, che non condividiamo, per quello che diremo appresso, ma che, dobbiamo riconoscere, valgono per una strategia finalizzata a confermare il ruolo di un amministratore nuovo di zecca, che ha saputo ritagliarsi un suo spazio, subentrando ad una serie di personaggi, alcuni sindaci e altri legati ad organizzazioni datoriali che, secondo noi, hanno fatto il loro tempo, non solo per la questione della Ragusa-Catania, nonostante cerchino di occupare ancora spazi sulla stampa dopo anni di inutili parole e azioni di protesta mai arrivate, solo minacciate senza neanche tanta forza.
Impossibile condividere, per noi, le posizioni di un sindaco che vuole improntare ogni suo gesto la dialogo, al confronto, alla condivisione, al bon ton istituzionale, anche di fronte ad atteggiamenti e comportamenti che sanno di netta presa in giro.
Cassì non fa distinzione di parti politiche, non essendo e non volendo essere un politico, gli viene naturale, quindi, non guardare ai democratici che hanno portato la Ragusa- Catania al CIPE, alla porta prima dell’apertura dei cantieri, ma non hanno saputo, o voluto, finalizzare un’azione costante negli anni.
Gli viene naturale ascoltare i ministri grillini che, praticamente hanno bloccato l’opera, sotto il velo dell’annullamento del project financig per il bene della comunità, senza dare ragguagli su come e quando realizzare l’opera.
Gli viene naturale salutare, con garbo, in ascensore, a Palazzo Chigi, un notabile leghista come Giorgetti, senza chiedere perché non hanno speso una parola, né un intervento, per la ‘ragusana’.
I rapporti personali di amicizia con Musumeci e Falcone gli impediscono di fare la voce forte anche con i vertici del governo regionale che potrebbe interessarsi al completamento della Siracusa-Gela che costituirebbe, comunque, una grossa valvola di sfogo per il traffico veicolare ragusano.
Tutto questo porta Cassì a non esultare per il prossimo governo giallo rosso: sarebbe il minimo inneggiare all’alleanza fra 5 Stele e democratici, perché si assisterà ad una lotta epica per chi arriverà prima a mettere la firma sull’apertura dei cantieri e sullo stanziamento dei fondi necessari.
A tutti i livelli, democratici e grillini hanno assicurato il massimo impegno per la realizzazione della Ragusa-Catania, non c’è occasione migliore per dimostrare nei fatti serietà, affidabilità, autorevolezza e correttezza di comportamenti.
Dopo tutto quello che hanno detto, la Ragusa-Catania verrà prima della finanziaria, degli immigrati, delle questioni ambientali e del lavoro, oseremmo dire anche prima della spasmodica ricerca delle poltrone.

Cassì, nelle sue riflessioni, ci dice tutto e nulla, la lettera aperta risulta quasi ininfluente per le sorti della ‘ragusana’, troppa eleganza, troppo charme di fronte a ‘briganti’ della politica che meriterebbero ben altri atteggiamenti verbali.
Il sindaco analizza la scelta della rinuncia al project financing, voluto da precedenti governi che negavano la sostenibilità di un integrale pubblico.
Valuta anche il modello scelto dall’ultimo governo che intendeva finanziare l’opera con risorse interamente pubbliche, rilevando il progetto dal concessionario privato.

Secondo fonti governative l’accordo sarebbe stato raggiunto, ma i termini e le condizioni non sono ancora noti: né dal Governo né dal Concessionario (che non ha smentito l’intesa) sono state finora fornite notizie ufficiali. E queste cose il sindaco dovrebbe chiedere con forza, soprattutto se il cambio di governo e di Ministro può determinare un blocco delle scelte operate, perché si rimarrebbe senza, project financing, senza progetto e senza finanziamento pubblico.
Questo i ragusani vorrebbero sapere, non si preoccupano del costo eventuale del pedaggio perché tariffe esagerate significherebbero uno scarso traffico sull’arteria, imitato all’essenziale, non remunerativo per il gestore che sarebbe un pazzo a mantenere la strada vuota.
Cassì, da sindaco esperto e professionalmente preparato, al netto delle opinioni dei disperati da sconfitta che lo vedono come un inesperto amministratore, sa chi ha osteggiato, e, forse, osteggia ancora la ‘ragusana,’ sono i burocrati di stato, funzionari e dirigenti dei Ministeri, in particolare del Ministero dell’economia e finanza.
Come se al Comune un assessore decidesse per una scelta e trovasse le resistenze dei dirigenti, capaci di trovare ogni cavillo per impedire la determina.
E il suo istinto anti complottista lo porta ad apprezzare e a non demonizzare le posizioni di chi opera in quei posti da anni, scevro da condizionamenti politici, quasi una difesa della casta dei non politici, a voler credere che fra i burocrati non serpeggia la politica, se non per ideologia, di certo per conservazione della poltrona.
Cassì apprezza Conte che ha ribadito l’importanza strategica dell’opera e si è impegnato per l’approvazione del progetto.
Vorremmo essere smentiti, ma per noi si tratta solo del becero teatrino di una politica cialtrona.
Bene fa, Cassì, a far notare come la maggior parte delle strade italiane siano interamente pubbliche, come questa ricerca ostinata della convenienza economica lasci trapelare una evidente disparità di trattamento, di fronte a territori che hanno strade e superstrade che sono solo nastri di asfalto quasi sempre vuoti.
Lasciano il tempo che trovano le valutazioni su eventuali tariffe di pedaggio, soluzioni mai viste per una così importante arteria che si vorrebbe addossare all’utenza per non spendere soldi publici.
Il problema sta nel reperimento dei fondi, Cassì ripone fiducia in Conte e Musumeci, ma se i soldi non sono tutti sul tavolo, Conte e Musumeci non eterni politicamente: evidente come risulti difficile arrivare all’apertura dei cantieri, motivo per cui gli atteggiamenti dovrebbero essere altri.
Perché ci vorrebbe la società di scopo a partecipazione mista? Perché servirebbe un commissario? Perchè non si segue la trafila comune alla costruzione di strade e superstrade?

Apprezzabile ma, secondo noi, inefficace e inutile l’appello al territorio e alle sue componenti, l’appello ai governanti, quali che essi saranno, a ribadire gli impegni, a fare chiarezza sul rapporto con il concessionario, a fornire un dettagliato cronoprogramma.
Sembra il restauro, ancorché professionale, di un vecchio film di successo, scene già viste, facce conosciute, assicurazioni e promesse più volte ascoltate.

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