Occorre sistemare le strade e i tombini in città prima di pensare ad aeroporti e autostrade

Gli eventi metereologici delle ultime ore hanno confermato che la violenza delle precipitazioni è stata fuori dall’ordinario, per cui nulla è imputabile per una questione di pura emergenza, di una piccola calamità naturale.
Occorre, quindi, rimboccarsi le maniche, verificare i danni e rimettere le cose a posto. Senza bisogno di comunicati e di allarmi inutili.
Cosa ben diversa è se qualcuno pensa che per quello che accade in seguito ad un forte acquazzone ci possano essere delle responsabilità, che vanno, allora denunciate.
Perché si legge di infiltrazioni nelle scuole, di allagamenti di ospedali e di sale di terapia intensiva, di fango sulle arterie stradali in quantità tale da pensare che i terreni non siano adeguatamente recintati e isolati idraulicamente dai terreni circostanti e, soprattutto dalla strada, dove il fango può incidere sulla sicurezza della circolazione.
A lume di naso si pensa che debba essere privilegiata la sicurezza sulle strade, con adeguate misure a carico dei proprietari dei terreni, se è prioritaria l’agricoltura lo si dica e si avverta la gente che circolare sulle strade di campagna è pericoloso quando piove.
Di conseguenza sembrano fuori luogo i comunicati che addebitano alla mancata scerbatura l’esondazione dell’acqua dai terreni.
Ben diversa è la situazione in città dove sono ormai comuni i tombini che saltano con artistiche fontane che si vengono a creare: non è la prima volta che accadono cose di questo genere, a questo punto occorrerebbe capire se sono cose normali oppure non si vuole provvedere nelle maniere opportune.
È il caso della via Archimede, nel tratto che va dalla piazza villa Pax alla Sacra Famiglia: l’allagamento è ormai istituzionalizzato, si vorrebbe capire cosa si aspetta ad intervenire e quali precauzioni sono adottate per evitare che, puntualmente, si verifichi la piena.
Anche in questo caso sarebbe piacevole capire perché non si interviene e, nel caso ci sono ostacoli interminabili, perché non si provvede a installare ai margini dell’area interessata dei grandi cartelli, del tipo e della grandezza di quelli che si mettono nelle autostrade, per avvisare che, in caso di pioggia, la zona è da considerare off-limits.
Considerando, poi, le criticità e l’impossibilità di risolvere questo tipo di problemi, sarebbe auspicabile che la classe politica, invece di parlare di autostrada, di raddoppio della Ragusa Catania, di aeroporto, di turismo, pensasse a permettere la viabilità ordinaria in città, assicurando i livelli minimi di sicurezza.

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