Osserviamo, impotenti, come tutti hanno perso la testa, a Roma come a Ragusa

Lo spettacolo del dopo elezioni lascia inebetiti, nonostante le opzioni possano essere diverse, apparentemente nessuno vuole cedere.
I grillini potrebbero andare a nozze, con il PD, con la Lega, ma in entrambi i casi vorrebbero mantenersi vergini per non far scoprire che vergini non lo sono più.
Il centro destra e Renzi hanno pudore di non farsi rivedere assieme, nessuno vuole andare al voto perché capisce che un’altra volta non resteranno nemmeno le briciole per gli ultimi esponenti della vecchia politica, molti dei quali hanno acciuffato all’ultimo momento il biglietto per il parlamento.
Non meno tragicomico è lo spettacolo nella nostra Ragusa, dove lo smarrimento determinato dai numeri delle votazioni ha definitivamente logorato la mente degli aspiranti sindaco.
L’ultima boutade è del candidato sindaco Maurizio Tumino e del suo cerchietto magico che gli fa ala fra mi piace e condivisioni.
L’ultima trovata è quella dei mini sondaggi sulla pagina facebook, attendibili e autorevoli quanto i pareri del mago Otelma.
Nell’ultimo si chiede di dare un voto all’operato dell’attuale amministrazione, i risultati sono inequivocabili, forse anche perché qualcuno ha voluto attestare anche il buon lavoro fatto da Tumino e compagni: insoddisfatti 48,4%, sufficiente 24%, buono 13 %, più che buono, 8,3%, ottimo 6,3%.
Il totale dei giudizi al di sopra della sufficienza è del 51,6, contrapposto al 48,4 degli insoddisfatti, ma il post recita: UN DATO CHE NON LASCIA SPAZIO A FRAINTENDIMENTI, I RAGUSANI VOGLIONO UN CAMBIAMENTO NELL’AMMINISTRAZIONE DELLA NOSTRA CITTA’.
A cosa valgono i sondaggi, ancorché fatti in casa come la torta di nonna Amelia, se si asserisce il contrario di quanto merso dai dati?
Speriamo che il candidato sindaco colga l’occasione per spiegarlo in aula, per sopperire alla carenza di comicità che si comincia a far sentire da quando c’è profumo di ritorno a casa.
Altrove non è da meno l’evidente disordine cognitivo fra i protagonisti della contesa comunale, il ritorno di D’Asta alla realtà, dopo le orbite attorno al palazzo della Camera dei Deputati, non è stato indenne da contraccolpi, con il disconoscimento delle scelte di Renzi, per la Boschi e per il ‘catanese’, ma anche il silenzio nei confronti del leader Dipasquale e la messa in discussone della candidatura Calabrese hanno denotato le difficoltà del capogruppo a rientrare nella realtà locale dove, a proposito, le tanto auspicate verifiche per trovare una sintesi fra le varie anime del centro sinistra, frutto delle elucubrazioni di un pensatore d’area, pare non siano nemmeno iniziate.
Le potenziali espressioni civiche hanno subito un contraccolpo dai risultati elettorali, per alcuni distruttivi per le alleanze sognate, il centro destra, che dovrebbe essere pimpante come coalizione vincente delle elezioni politiche, invece di esaltarsi e sfornare un candidato per battere i grillini, sembra piombato in uno stato di ipnosi latente, in una riedizione locale dei veti incrociati romani.
Sono tutti preoccupati, perché, con il vento che tira, ogni passo falso potrebbe significare la definitiva uscita di scena.
I grillini assistono impassibili allo svolgersi degli eventi, è annunciato l’arrivo, imminente, di un notabile del Movimento che dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, sancire la candidatura per le comunali e forse, anche, mettere la firma sulla o sulle liste collegate al Movimento o del Movimento, nell’auspicio comune che, una volta tanto, le decisioni possano essere prese a Ragusa e solamente ratificate.
Per chiudere un segnale di come si vive il dopo elezioni politiche, che ha elevato, in maniera esponenziale, il nervosismo fra i contendenti, per evidenti motivi.
C’è un tentativo di acclarare una valutazione sul voto plebiscitario a favore del Movimento 5 Stelle.
Si vuole far credere, come al solito non esponendo tesi personali o semplici valutazioni, ma verità assolute e incontrovertibili, che il consenso dilagante per il Movimento 5 Stelle è solamente un voto antisistema, che mai e poi mai si può intendere come riconoscimento del lavoro delle amministrazioni locali a 5 Stelle.
In ogni caso, una cosa sono le regionali, dove Ragusa ha tributato il 40% al candidato pentastellato, un’altra cosa ancora le politiche, dove questo consenso è salito oltre il 47 %.
Secondo una nota di antagonisti dei 5 Stelle, gli elettori di Ragusa non si sono fatti abbindolare dalle argomentazioni grilline, né tantomeno dalla qualità dell’amministrazione locale, implicitamente, in queste parole, però, riconosciuta.
Sono i social che, al contrario, dimostrerebbero come i tanti che hanno votato per i 5 Stelle alle politiche non sarebbero per nulla pronti a rifarlo per le amministrative, senza dire che sarebbero moltissime le persone pentite di aver votato 5 Stelle nel 2013.
C’è, inoltre, una contraddizione di fondo, perché se è vero, come asserito, che la mancanza di espressioni locali alle politiche è stata segnale della mancanza di meriti dell’amministrazione Piccitto, il fatto che il candidato non sia espressione della amministrazione passata, depone per un altro possibile plebiscito che, del resto, è considerato certo nelle dichiarazioni (che conserviamo registrate) di autorevoli esponenti del centro destra che, molto tempo prima delle politiche, hanno asserito: “Se si ripresenta Piccitto sarà dura, se mettono uno che non ha amministrato hanno vinto, se si presenta… ( quello che alla fine è stato indicato come candidato), non ci sarà partita.
Per cui, considerando anche altri autorevoli giudizi sulla credibilità dei 5 Stelle, di alcuni esponenti in particolare, viene da dire che talune asserzioni, dal momento che non sono offerte come opinioni ma, piuttosto, come certezze, sembrano più oracoli del Mago Otelma.

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