Per ‘Italia in Comune’, non abbiamo scelta, non c’è un’altra opzione

La sfida climatica per rilanciare l’economia e renderla sempre più de carbonizzata e circolare, per puntare su innovazione, diritti e coesione sociale nei territori.

Le elezioni europee ci hanno consegnato dei messaggi che vanno letti in modo diverso in base alla direzione verso cui si guarda.
A livello nazionale gli italiani hanno maggiormente premiato chi spingendo sulle paure ha promesso più sicurezza verso un’invasione, quella dei migranti, che è solo nella narrazione e non nei fatti, a livello continentale invece gli europei hanno espresso preoccupazione verso i cambiamenti climatici che mettono a rischio salute, economia e benessere delle future generazioni.
Preoccupazione espressa pochi giorni fa, ancora una volta, da Papa Francesco.
Ma fra i grandi paesi europei solo l’Italia delle urne sembra non accorgersi dei rischi per il pianeta, anche se poi sono i giovani italiani quelli più preoccupati sul futuro che riserverà loro un clima che cambia più velocemente di quanto ci si aspettasse e che tutti ormai tocchiamo con mano.
Per uscire dalla crisi climatica, economica e sociale e arrestare la marea dell’euroscetticismo, della paura e del populismo, l’Europa e l’Italia hanno una sola scelta: puntare su un nuovo green deal che metta davvero al centro l’ambiente e il tema dei mutamenti climatici.
L’economia decarbonizzata e circolare è la base da cui partire non solo per trasformare i cambiamenti climatici in occasioni di sviluppo e innovazione, ma anche per affrontare le sfide delle disuguaglianze crescenti, del lavoro e dell’immigrazione.
Solo l’ambiente riesce a tenere insieme lavoro, innovazione, economia, migrazioni.
La chiave del clima è l’unica che permette di leggere queste sfide e di costruire un’idea di società e di economia capace di trovare le risposte nei nostri territori e nelle nostre città, come in quelle di tutti i Paesi del Mediterraneo”.
Giustizia ambientale e giustizia sociale hanno un comune destino. E la stessa transizione ecologica, con lo stravolgimento dei modelli produttivi e del lavoro, deve tenerne conto per essere “giusta”.
Oggi sono i poveri che soffrono il peggior impatto della crisi climatica. E sono sempre i poveri coloro che sono più vulnerabili agli uragani, alla siccità, alle inondazioni e agli altri eventi climatici estremi.
La transizione urgente verso la giustizia ambientale deve tenere sempre conto dei suoi effetti sociali, per evitare che siano i lavoratori più vulnerabili a pagarne i costi. La sofferenza per l’oggi e l’ansia per il domani colpiscono in particolare quelli di noi che non hanno sufficienti mezzi finanziari e il contesto sociale e relazionale per costruirsi una difesa, o magari per cogliere i benefici del cambiamento tecnologico, della globalizzazione e delle misure per contrastare il cambiamento climatico.
L’emergenza climatica si può vincere solo se si avvia da subito una profonda trasformazione di tutti i settori dell’economia, da realizzare nei prossimi venti anni e con un forte impatto sociale, che richiede un nuovo sistema di welfare per non lasciare indietro nessuno. Giustizia ambientale e giustizia sociale hanno un comune destino perché gli interessi delle future generazioni, quelle che non hanno voce in capitolo, e gli interessi della parte con meno mezzi e potere delle generazioni in vita sono inestricabilmente legati. Occorre quindi accettare l’idea che oggi sono ingiustizia sociale e minaccia ambientale a dominare i pensieri e il quotidiano agire di tutti noi, e comportarsi di conseguenza.
Ecco l’idea cardine e concreta per tenere insieme tutti i progressisti, oggi minoranza nel paese, e da proporre agli italiani. Non più parole che dicono tutto e non dicono nulla, e che negli ultimi anni non sono state comprese né dagli ultimi né dai penultimi, la classe media , che di conseguenza hanno abbandonato il centrosinistra. Ciò vale sia a livello nazionale che locale.
Questo è il contributo di idee e progetto che vogliamo dare per creare una nuova identità a un mondo e, a una città, impaurita e impoverita.

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