Proposta di legge dell’on. Nino Minardo per migliorare lo Statuto Speciale Siciliano

Il vivace dibattito di queste settimane sull’Autonomia differenziata chiesta dalla Lombardia, Emilia Romagna e Veneto pone la questione sulle conseguenze negative che potrebbero ricadere su tutto il Mezzogiorno con la creazione di fatto di un’Italia a due velocità e due aree geografiche completamente differenti.
Anche la Sicilia subirebbe danneggiamenti dalle nuove misure soprattutto per quel che riguarda la finanza pubblica. Per questo sono necessari interventi legislativi che possano dare un equilibrio economico all’intero territorio nazionale e al nostro territorio.
In generale l’Autonomia è una risorsa che la Sicilia (Regione a Statuto Speciale con competenze legislative ed amministrative differenziate rispetto alle Regioni a Statuto ordinario) non ha saputo o potuto sfruttare, diventando a volte, addirittura, un limite per lo sviluppo.
Ho presentato una proposta di legge Costituzionale di modifica di alcuni articoli dello Statuto Siciliano che consentirebbero di “trattenere” sul nostro territorio alcune importanti risorse economiche finalizzate ad interventi che possano, come detto, sviluppare finalmente un territorio che è stato trascurato, ma che ha soprattutto negli abitanti e nelle loro risorse un punto fondamentale per la crescita socioeconomica.
La modifica riguarda gli art. 14 – 36 – 37 e 38.
All’art. 36, in particolare, si prevede di riservare alla Regione una quota pari al 25 per cento delle imposte di produzione e delle entrate dei monopoli dei tabacchi e del lotto. Quota finalizzata ad interventi di sviluppo economico e crescita occupazionale, ad interventi per la manutenzione o la costruzione di opere infrastrutturali o di edilizia popolare o scolastica.
Ma anche il gettito dell’imposta di produzione sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi e sui gas petroliferi raffinati ed immessi in consumo nel territorio regionale spetta alla Regione come anche il 20 per cento del gettito dell’imposta di produzione sugli stessi prodotti raffinati nel territorio regionale ma immessi in consumo in quello di altre regioni.
Alla Sicilia andrebbero anche i proventi derivanti dalle imposte ipotecarie relative ai beni situati in loco, nonché i sette decimi del gettito delle imposte erariali sui terreni e fabbricati e sui redditi agrari.
All’art. 37 si prevede di destinare una parte della quota dell’Ires devoluta alla regione dalle imprese industriali e commerciali che hanno sede in Sicilia ad interventi di sviluppo economico ed occupazionale.
La modifica all’art. 14 conferisce l’esclusiva potestà regolamentare alla Regione su importanti settori che caratterizzano i territori: tra questi il turismo, il commercio, l’artigianato e l’agricoltura e la difesa dei prodotti tipici con marchi di eccellenza: dalle STG, alle IGP come il cioccolato di Modica e il pomodorino Pachino, Arancia Rossa di Sicilia, Limone Interdonato Messina, Pesca di Leonforte, Uva da Tavola di Canicattì e Mazzarrone. DOP come il Formaggio ragusano e l’olio extravergine d’oliva prodotto in varie zone della Sicilia. I Vini DOC e IGT.

Si tratta di modiche che offrono agli amministratori regionali quelle risorse economiche necessarie per attivare un virtuoso processo di sviluppo ed eliminare quel disagio sociale che è ancora troppo presente nella Regione.

Per questi motivi ho anche chiesto al Presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, di condividere l’iniziativa e lanciare un referendum regionale, come hanno fatto Lombardia e Veneto, da consegnare al governo nazionale affinché queste modifiche vengano apportate già all’interno del provvedimento sulle autonomie in discussione a Roma.

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