Quella brutta storia del bidoncino al cimitero centrale di Ragusa

Nei giorni scorsi abbiamo avuto la segnalazione, da parte di un noto personaggio ragusano, già funzionario di un noto istituto di credito, già politico con incarichi ad alto livello, nonché giornalista pubblicista, di un fatto increscioso, verificatosi all’interno del cimitero centrale di Ragusa.
Molta gente frequenta il camposanto quotidianamente, qualcuno, per comodità, nasconde dietro la tomba, dietro la lapide, dietro il monumentino, un bidoncino contenente l’acqua che serve per innaffiare i fiori che vengono deposti.
È successo che qualcuno ha rubato il bidoncino del nostro amico, un gesto commesso, di certo, nell’assoluta ignoranza sulla sua gravità.
Non è stato solo l’interessato a restare colpito dalla gravità di quanto accaduto, fatto peraltro segnalato ai Carabinieri, con una circostanziata denuncia che dovrebbe avere, si spera, il suo seguito. I responsabili del cimitero sono stati informati dell’accaduto, anche per sollecitare una maggiore attenzione che non può essere, comunque, garantita in un’area così vasta e con il personale sempre ai minimi come in tanti altri servizi essenziali del Comune.
Del resto, non si meraviglia nessuno quando scompare un vaso, una lampada votiva o, addirittura i fiori, i ritmi della vita moderna portano molti a rassegnarsi subito per certi spiacevoli episodi.
Bene ha fatto, invece, il nostro amico a sollevare un caso, informando le forze dell’ordine e segnalandolo al sindaco e all’assessore competente, un gesto bieco, di basso livello, perché riportare il bidoncino al suo posto, dopo averlo utilizzato, non costa nulla ed eviterebbe, soprattutto, spiacevoli riflessioni sull’accaduto.

Episodi di questo genere vanno stigmatizzati al pari di fatti apparentemente più gravi. Ragusa è dipinta da molti come isola felice, dove la solidarietà, la partecipazione, il volontariato, le qualità dei cittadini, sono portate ad esempio di una comunità che, di certo, si distingue.
Ma non tutto ciò che brilla è oro, e il fenomeno, in linea con i tempi, comincia ad espandersi.
Non tutta la gente che si batte il petto è coerente, c’è chi va in processione al seguito del simulacro del Santo Patrono e si ritrova gente, con il cero in mano, di tutti i tipi: dall’usuraio a quello che non paga i contributi ai dipendenti, da chi paga la commessa con cifre irrisorie al faccendiere politico, da chi segue la processione perché quattro passi avanti c’è l’amante a chi è violento nei confronti della moglie.
C’è una fenomenologia di comportamenti ‘strani’ abbastanza dilagante.
I femminicidi possono essere la punta dell’iceberg di sofferenze nascoste per le quali i fatti apparentemente insignificanti debbono essere segnale importante per monitorare certe situazioni.
Spesso, all’uscita delle lezioni, attorno agli edifici scolastici c’è il caos, provocato da chi, senza ritegno, ritiene opportuno fermarsi quanto più vicino all’uscita per raccogliere il figlio o i figli, incurante spesso dell’intralcio al traffico provocato e del possibile disagio arrecato agli altri automobilisti.
Sempre più spesso gli stalli di sosta riservati ai diversamente abili sono occupati da automobilisti senza pass o, peggio, utilizzati da gente che sfrutta il pass dei genitori o del parente.
Poi c’è la gente che abbandona rifiuti in città e sulle strade extraurbane, finiamola con la storiella degli invisibili, degli irregolari, perché il fenomeno è eccesivo e denota che qualcuno, se si deve disfare dei rottami di amianto o della vecchia porta, non si fa scrupolo di abbandonarli dove viene più comodo.
C’è chi passeggia impunemente con il cane, lasciando per strada deiezioni e liquidi organici, quasi sempre senza museruola al seguito e talvolta anche senza guinzaglio.
C’è chi lava l’auto nel cortile e chi non ha il cortile, talvolta, non si fa scrupolo di farlo in strada.
Si potrebbe continuare all’infinito, i comportamenti anomali diventano sempre più diffusi e, quasi sempre, per mano di gente apparentemente rispettabilissima.
L’episodio del bidoncino è sintomatico e utile per dimostrare che tutto quello che luccica non è oro, anche perché il soggetto medio che frequenta il cimitero appartiene alle classi più quotate, più considerate della città, quella delle cosiddette persone per bene.
Si deve notare che non si tratta del comune furto di oggetti in rame o del vaso di cristallo, più o meno pregiato, non è il furto della statuina dell’angioletto o della lampada votiva, non è roba di mestieranti del malaffare, ma di gente comune.
Ecco perché il furto del bidoncino deve costituire un segnale di allarme per una fenomenologia dei comportamenti che va seguita nel suo evolversi, per il bene della comunità.

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