A Ragusa, case a luci rosse e candidati a sindaco

Ormai non si parla d’altro, a Ragusa le notizie del giorno sono quelle sulle tante case a luci rosse, nel centro storico, e quelle sui candidati a sindaco che fioriscono ogni giorno.
Naturalmente, nulla che possa collegare le due cose, solo il clamore, nel primo caso, per l’inaspettata vivacità dei ragusani, peraltro, spesso, non giovani quelli ‘pescati’ nelle case del piacere.
Nel secondo caso, c’è un fiorire di candidature per la poltrona di sindaco che è al centro dell’attenzione e suscita commenti di vario tipo perché, finora, con l’eccezione di uno o due casi, non sono candidature, come sarebbe naturale, richieste a gran voce dalla piazza, dall’opinione pubblica, dai partiti politici, ma, più spesso si rivelano passi in avanti di chi freme per affermare le proprie posizioni, anche in tempi che, in qualche caso sembrano prematuri e senza un apparato di sostegno già consolidato.
In pratica, prima si avanza la candidatura e poi si cercano gli alleati, le condivisioni per proseguire nella strada verso Palazzo dell’Aquila.
Le telefonate e i messaggi fra leader e pseudo tali di partiti, movimenti e aggregazioni politiche varie si sprecano, tutti, a parole, sono intenti alla ricerca di un progetto comune da condividere, ma nessuno pensa di schiodarsi dalla candidatura per aprire il confronto su programmi che non ci sono.
Restano comunque ambizioni comprensibili e del tutto legittime, ma in un contesto che non tiene conto della realtà locale, ben delineata dalle ultime elezioni regionali.
I più sereni sono i 5 Stelle che gli avversari politici hanno voluto descrivere come destinati alla sconfitta, mentre ora i più realistici e competenti di politica piazzano come l’avversario da sconfiggere.
L’assurdo è che i politici, che si vantano di essere tali, non prefigurano un’eventuale disputa al ballottaggio fra centro destra e centro sinistra, come potrebbe essere naturale, ma quotano le possibilità di vittoria dell’uno o degli altri in un eventuale ballottaggio con i 5 Stelle.
Solo per scaramanzia non considerano l’eventualità di una vittoria dei grillini al primo turno.
La totale ignoranza sui meccanismi nuovi della legge elettorale fa disegnare geografie dell’aula consiliare del tutto fantasiose, ci sarà da lavorare e il posto in consiglio sarà difficile da conquistare per una truppa già decimata dalle ultime consultazioni amministrative.
Sarebbe più logico affidarsi a personaggi lucidi e competenti per studiare le strategie, invece i diretti interessati si devono occupare di tutto, della comunicazione, delle strategie, delle alleanze, della ricerca del consenso e dei programmi.
La fine dei benedetti, santi partiti ha provocato uno sconquasso del quale sono ora si avvertono le conseguenze: senza un apparato di partito, collaudato ed esperiente, si va a tentoni, forti solo della personale competenza politica in un mare di ambizioni personali che sfiora il ridicolo.
Si andrà a finire, come al solito, con una schiera di candidati che, all’ultimo, come alle amministrative del 2013, concorrerà solo per elemosinare una poltrona in cambio dell’appoggio al ballottaggio.
Lo schieramento attuale degli aspiranti sindaco vede solo la candidatura ufficiale di Peppe Calabrese per il Partito Democratico e quella di Giorgio Massari che si presenta con la sua lista civica Ragusa Prossima.
Il primo si muove, in ogni caso, da capofila di possibili alleanze di contorno, deve fare i conti con la consistenza dei voti che andranno al Partito Democratico, ma con al fianco Nello Dipasquale che costituisce un collettore di voti aggiuntivo al consenso democratico, per la sua storia personale e per la caratura politica che lo distingue dal resto dello schieramento.
Giorgio Massari si muove alla testa del suo gruppo di amici e sostenitori, ma deve trovare, chiaramente, appoggi in altri schieramenti per poter competere per la vittoria finale.
Per i 5 Stelle, la candidatura del sindaco uscente è data per scontata, se ci saranno strategie diverse del primo cittadino è chiaro che saranno ricercate soluzioni che possono solo essere valore aggiunto.
Da tutti sono considerati poco esperti della politica, ma i 5 Stelle sono, forse, quelli più consapevoli di una situazione che, in ogni caso, deve risentire delle elezioni nazionali che precederanno le amministrative di primavera.
Chi sarebbe disposto a scommettere ora sul risultato delle elezioni per il Sindaco e per il Consiglio Comunale senza uno scenario ben definito alle nazionali ?
Questo aspetto attiene maggiormente al centro destra che affronta la disputa con rinnovato vigore dopo i risultati delle regionali e dopo i sondaggi che danno la coalizione in vantaggio su democratici e pentastellati.
Il profumo della vittoria che si sente nell’aria ha trasformato il carro del centro destra nel 29 di Catania all’ora di punta, attirando anche soggetti impensabili che senza granché di voti al seguito ambiscono, addirittura, al ruolo di leader di una coalizione tutta ancora da definire progettualmente e con caratteristiche costruttive difficili da realizzare.
Anche se la vittoria di Musumeci alle regionali e l’ingresso delle liste a Palazzo dei Normanni, sia pure per il rotto della cuffia, ha ringalluzzito le formazioni di destra, per storia, consistenza e immagine è sempre Forza Italia a rappresentare il centro destra.
Ma storicamente, a Ragusa, Forza Italia non ha mai saputo imporre la propria forza e si è sempre trastullata in trattative che, alla fine, l’hanno relegata al ruolo di alleata nobile delle altre formazioni della coalizione, complici gli appetiti di quanti hanno badato ad un assessorato in più invece che al prestigio di un governo, come è avvenuto nel capoluogo e in provincia.
Oggi la situazione è aggravata perché non ci sono Alleanza Nazionale e l’UDC come interlocutori, ma una pletora di schieramenti civici, di piccole formazioni che vorrebbero rivestire la leadership con ambizioni senza storia, basate solo sulla capacità di trattativa.
Situazione resa ancor più complessa dal persistente titubare del commissario di Forza Italia, peraltro perdente alle recenti regionali, che non riesce, o non vuole, dotare il partito di una organizzazione reale, con tanto di sede e di tesserati dai quali dovrebbero venir fuori gli elementi trattanti con i possibili alleati.
Perché il paradosso è che i vari rappresentanti di liste civiche si riuniscono e avanzano ambizioni da soli, attorno a un tavolo, spesso, come accaduto nei giorni scorsi, scegliendosi gli interlocutori e lasciando fuori, nella disperazione, qualcuno scomodo per i disegni che si vogliono tracciare.
Appare chiaro che, di fronte alle autorevoli, certe, candidature di 5 Stelle e democratici, occorre una posizione definita di Forza Italia, che deve agire con un personaggio possibilmente avulso dalla contesa, per evitare che candidati ed elementi trattanti si identifichino nella stessa persona.
Ci sono tre autorevoli parlamentari azzurri, volendo c’è anche il parlamentare della destra, si potrebbe dare vita ad un tavolo di trattative serio e non affidato alle ambizioni dei singoli, perché c’è il rischio che i candidati diventino più numerosi delle case a luci rosse.
Anche perché, mentre si discuterà di candidature per il Comune, verrà fuori che si deve votare per la provincia e le cose, apparentemente più facili, si complicheranno.

Qualcuno pensa anche alle primarie, ma sanno questi signori che ci sono i sondaggi che ci potrebbero indicare il gradimento reale di ciascuno dei contendenti e delle relative formazioni ?

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